Novantaquattro anni fa nasceva l’eroina dei descamisados
Il 7 maggio 1919 nel pueblo argentino di Los Toldos nasceva Eva Duarte.
Figlia illegittima, ballerina fin da minorenne, di estrazione popolana, sarebbe comunque diventata la prima donna d’Argentina in quanto consorte di Juan Domingo Peron, forse il principale rivoluzionario del dopoguerra.
Le sue origini, la sua riuscita contro ogni trafila altoborghese, non sarebbero piaciute ai salotti bene d’Occidente. In particolare Gianni Agnelli detestava quella donna combattiva e carismatica, la santa dei descamisados che aveva chiamato a scendere con lei in piazza per marciare su Buenos Aires a liberare il suo uomo, gettato in carcere dalla giunta militare per la politica sociale attuata dalla sua carica di segretario del ministero del lavoro.
Santa Evita e los descamisados con la loro Marcha sulla Plaza de Mayo il 18 ottobre del 1945 avrebbero rovesciato la giunta e permesso l’avvento al potere del Justicialismo Tercerista.
Madrina degli argentini negli anni felici e prosperi del peronismo Evita sarebbe morta giovanissima, a trentatré anni, di un maledetto tumore.
Ancora oggi il suo sepolcro è meta di pellegrinaggi commossi.
Un destino non tanto comune: con lei lo dividono il Che e Mussolini.
Il popolo dimentica in fretta chi non ha davvero vibrato con lui.
