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Sotto l’oceano Atlantico esiste un luogo che sembra uscito da un’altra epoca del pianeta. Torri subacquee (qui una foto), gas che filtrano dalla roccia e forme di vita che prosperano senza luce né ossigeno raccontano una storia che mette in discussione molte certezze tra cui quella su come potrebbe essere nata la vita sulla Terra.
Alcune strutture sono piccole come funghi, altre superao i 60 metri. Qui il mantello terrestre risale e reagisce con l’acqua marina, liberando idrogeno, metano e altri gas. Un processo lento e stabile che alimenta comunità microbiche capaci di vivere sfruttando reazioni chimiche invece della fotosintesi.
Ed è proprio questo dettaglio a incuriosire gli studiosi. Se la vita può emergere e mantenersi in condizioni così diverse da quelle “classiche”, le implicazioni si estendono ben oltre la Terra. Secondo il microbiologo William Brazelton, ecosistemi simili potrebbero essere attivi oggi sulle lune Encelado ed Europa, e forse lo sono stati su Marte miliardi di anni fa.
Nel 2024 i ricercatori hanno estratto un carotaggio record: 1.268 metri di roccia del mantello prelevati proprio da quest’area. Il campione potrebbe contenere indizi su come la vita sia emersa sul nostro pianeta, conservati nelle strutture minerali formatesi in condizioni simili a quelle primordiali.
A differenza delle sorgenti idrotermali sottomarine profonde, la Lost City (questo il suo nome) non dipende dal magma. Le sue sorgenti rilasciano fino a 100 volte più idrogeno e metano, e i camini di calcite testimoniano un’attività prolungata nel tempo.
Alcuni emettono fluidi a 40 °C, creando microambienti abitati da lumache, crostacei, granchi e ricci di mare.
Tuttavia, questo equilibrio millenario è minacciato. Nel 2018 la Polonia ha ottenuto diritti di estrazione mineraria nelle aree circostanti e le attività potrebbero sollevare sedimenti e rilasciare plume capaci di investire l’habitat.
Per questo diversi esperti chiedono il riconoscimento come patrimonio mondiale.
