La Suprema Corte Puritana non riesce a sciogliere il nodo: regolamentare internet, con la scusa della pedofilia o lasciar libera la pedofilia con la scusa della libertà di espressione ? Vince di misura quest’ultima 5 a 4
Washington, 29 giu. – LaCorte suprema degli Stati Uniti ha vietato l’entrata in vigore di una legge, il Child Online Protection Act, che tutela i minori dalla pornografia su Internet perche’ potrebbe violare il diritto costituzionale alla liberta’ di parola. Con una risicata maggioranza di 5 voti a favore e 4 contrari, i giudici supremi hanno rinviato la questione a un tribunale di livello inferiore, la corte federale di Filadelfia, per una completa revisione del caso. La legge in questione fu approvata dal Congresso nel 1998, quando alla Casa Bianca c’era Bill Clinton, ma che ha l’appoggio dal presidente in carica George W. Bush. La normativa impone agli operatori di siti web di utilizzare carte di credito o codici di accesso speciali e numeri di identificazione personali per evitare che i minori possano visionare materiale pornografico. Per i trasgressori sono previste multe e la reclusione fino a sei mesi. Il ricorso era stato presentato dall’American Civil Liberties Union (Aclu) e da alcuni editori e rivenditori di libri on line. Secondo l’Aclu, la legge potrebbe impedire scambi di opinioni in rete e chat rooms tra adulti. Il tribunale di Filadelfia dovra’ esaminare anche l’ipotesi di adottare un software in grado di filtrare e bloccare alcuni contenuti a seconda dell’utente, come alternativa meno repressiva alla legge bocciata dalla Corte suprema.

