Non siamo abituati.
Non c’è mai stata l’ombra di equità da quando la norma transitoria antifascista della Costituzione si è sclerotizzata in un vero e proprio polipo tumorale abusivo che si vorrebbe inamovibile.
Dal 1972
abbiamo vissuto sempre nel clima propagandistico e giuridico che era stato quello dell’epurazione postbellica e che venne riproposto per condurre il partito comunista in area di governo. Come ben sappiamo, venne fuori che “uccidere un fascista non è reato”: quasi nessuno degli assassini fu condannato e i pochissimi che non si poté evitare di sanzionare videro sempre i loro delitti derubricati e le pene inflitte trasformate in barzellette.
Non c’è da lamentarsi. Tutto questo ci ha temprati e, soprattutto, ha messo in evidenza l’ipocrisia dell’ingiustizia e quanto contino i rapporti di forza.
Oggi gli antifascisti cominciano a essere sanzionati
non tanto da noi, dove il governo Meloni – che non si è comunque mai piegato ai loro ricatti – vuol dimostrare che non si comporterà schifosamente come hanno sempre fatto loro, ma in paesi che non ti aspetti: Usa, Germania, Francia. Gli ultimi due sono assai noti per le persecuzioni ideologiche nei confronti della destra radicale, quindi sorprendono.
I tedeschi hanno perseguito la Hammerbande, con la quale Ilaria Salis andava in giro per l’Europa, in quanto banda terrorista internazionale ed ha estradato una sua cittadina in Ungheria dove è stata condannata per il vile attentato del 2023 a Budapest contro manifestanti pacifici e disarmati. Altri compagni tedeschi si sono rifugiati in Thailandia.
In Francia, dopo il linciaggio di Quentin, non solo ci sono stati sette arresti, ma una comune indignazione che si è condensata nel divieto di accesso all’Assemblée Nationale di un assistente parlamentare de La France Insoumise, per non parlare della domanda che si pone l’opinione pubblica se sia il caso di disciogliere il partito di Mélenchon. Quest’ultimo dopo aver difeso in qualche modo gli assassini di Quentin, ha dovuto fare marcia indietro, travolto da una reazione pubblica inattesa.
In Italia improvvisamente si è manifestata la popolazione del quartiere genovese messo a ferro e fuoco dagli antifascisti e ha firmato massicciamente una petizione per richiedere il loro scioglimento.
In Usa gli antifa sono già da tempo inseriti nella lista dei potenziali terroristi.
A cosa dobbiamo tutto questo?
Il primo fattore è la scelta pro Hamas e “islamogauchiste” che ha dato sui nervi non soltanto a comunità con cui fino all’altro ieri i baldi antifa andavano di amore e d’accordo, ma anche alla popolazione di quasi tutti i quartieri popolari europei.
Giocando alle intifada da salotto si sono allontanati pericolosamente dalla realtà.
Anche per il secondo fattore si deve parlare di grave allontanamento dalla realtà.
Chiusi nei loro ghetti marginali e in una bolla psicotica, si sono allenati per anni a ripetere il biennio rosso (la guerra civile 1920-21), o più modestamente gli anni settanta. In questo sono stati incoraggiati dai loro più schifosi complici, che sono i seminatori d’odio stipendiati da giornali o associazioni democratiche.
Si sono organizzati capillarmente: una sorta di Erasmus del linciaggio. Sono andati in giro per l’Europa, non solo per l’Italia, a colpire, massacrare, uccidere (cinque persone in tre nazioni). Hanno ripetutamente usato esplosivi.
Il guaio è che – a differenza degli anni settanta – hanno fatto tutto da soli.
Non perché di fronte ci sia paura o poca determinazione, ma perché, nella società trasformata di oggi, non ci sono più spazi fisici da conquistare e presidiare, il tutto giocandosi su di una sfida liquida ed eterea.
Ergo, la scusa di allora per la quale ci ci sarebbero stati due terrorismi, non tiene più, perché dall’altra parte c’è meno psicopatia e meno anacronismo che tra i deficienti antifa catturati nel loro delirio delinquenziale.
Per poter mantenere viva la “minaccia” fascista, le minoranze sovietiche che coccolano e proteggono questi trinariciuti hanno costantemente criminalizzato il ricordo degli assassinati – questo è il grande pericolo che viene dalla destra radicale – mentre si continuavano a minimizzare gli omicidi.
A Milano riuscirono a vietare il corteo in memoria di Sergio Ramelli, autorizzando quello che inneggiava ai suoi assassini.
Il terzo fattore è quello che il marxismo definisce come “difetto di corrispondenza” con la realtà.
La classe dirigente comunista e progressista si è costruita il potere con metodologia industriale e militare e ha occupato posti di potere che gli occupanti si tramandano tra di loro.
L’eccezione tumorale della Magistratura italiana – denunciata ovunque in Europa – che, costituita da Togliatti quando fu minsitro di Giustizia nell’immediato dopoguerra, va avanti da otto decenni, ne è una prova evidente. Un’intera nazione e il grosso della Magistratura stessa sono ostaggio di pochi inquisitori che non devono rendere conto a nessuno delle proprie decisioni arbitrarie. Anzi: si prendono e si propongono come legislatori e commissari politici che devono rieducare gli italiani, anche gli elettori.
Se questa classe dirigente è riuscita a imporre
– come minoranza organizzata che stupra le masse – la propria ideologia, non ha saputo però cogliere l’insieme di crisi societarie che quell’ideologia non ha più modo di gestire. E ha commesso l’errore di estremizzare le follie woke e gender, accompagnandole con leggi tiranniche che dimostrano solo una cosa: quanto stiano perdendo il controllo.
Poiché le classi dirigenti sono chiamate a gestire le mediazioni tra interessi economici e psicologie di massa ma non sono esse che determinano gli uni o le altre, ecco che le propaggini più estreme e arcaiche del progressismo e dell’anima comunista, in particolare il circo antifascista, non hanno più ragione di essere sostenute.
Nella loro crisi di corrispondenza con la realtà, non è solo dalla società che si sono allontanate, ma dalle dinamiche dei nuovi poteri e dalle trasformazioni generali.
E qui interviene il fattore che ha sottolineato mio figlio
Gli antifascisti militanti fanno schifo quasi a tutti.
Non sono mai stati molto popolari, anzi sono stati sempre considerati per quello che sono, ovvero dei viziatissimi figli di papà che giocano a fare i rivoluzionari con arroganza, con copertura dall’alto e senza la minima etica, alla quale sostituiscono la giustificazione ideologica dell’essere vigilantes della tirannia imperante.
Sappiamo bene però che una cosa è il sentimento popolare e un’altra il coraggio di manifestarlo.
Questo la gente lo ha sempre pensato, ma non osava dirlo forte. E oggi che accade?
La gente ha fiuto animale: quando sa che chi non gli piace è forte si guarda bene dall’accusarlo apertamente, semmai lo sanziona in silenzio o nelle urne.
Oggi sono in tanti ad accusare questi delinquenti idioti; il che vuol dire che stanno davvero perdendo terreno.
