
Nell’affare Diciotti non è la Magistratura la più pericolosa
La grande controffensiva trumpiana nel tentativo di mantenere gli Usa al livello di Superpotenza assoluta si snoda su piani strategici che poco o nulla hanno a che vedere con le tematiche tattiche (come l’immigrazione) che vengono impugnate dagli Usa per strumentalizzare l’irritazione popolare in Europa ed utilizzarla contro gli interessi degli stessi popoli di appartenenza.
All’aggressività americana rispondono mosse di autodifesa che rischiano di produrre effetti di potenza e di autonomia indesiderati da Washington, quali l’intento di varare una politica estera e militare europea, o l’accettazione della sifda per il dominio degli spazi web. A questo si aggiunge la sfida SWIFT che è uno dei principali motivi di scontro tra americani ed iraniani. SWIFT non è solo un sistema di pagamenti ma la più grande rete mondiale di comunicazione delle esportazioni finanziarie: trasmette in sostanza ordini e domina. Gli Stati del BRICS sentono il laccio del SWIFT e propongono la creazione di un sistema alternativo al quale non è peregrino immaginare che si agganci almeno in parte anche la Ue.
Quello che avviene intorno alla Diciotti va dunque letto altirmenti dal come lo si fa abitualmente con superficialità e miopia.
Da un lato abbiamo Salvini che si dice deciso a creare e rafforzare i confini europei per rafforzare e migliorare l’Europa.
Dall’altra i suoi amici gialli che, anziché intervenire decisamente in sua difesa per le ventilate persecuzioni giudiziarie, rispolverano un antieuropeismo ululante e vigliacco. Di Maio che chiama in ballo la Ue che nello specifico non c’entra davvero nulla, in una storia del tutto italiana come quella della Diciotti e minaccia di non versare i contributi europei e, quindi, di scatenare un processo di disgregazione dell’Eurozona, non è soltanto un avventurista incapace ma è qualcuno che risponde a una logica imperialistica antinazionale, sia anti-italiana che anti-europea.
Il giochino sembra chiaro; Conte, il Giuseppi di Trump, che minaccia di “trarre le conseguenze in Europa”, quello stesso Conte che nelle prime due uscite internazionali ha neutralizzato i successi politici di Salvini in Europa accordandosi alle sue spalle per poi prosternarsi davanti a Trump, sembra proprio volersi muovere come elemento di sovversione a comando Stelle e Strisce. Come potete leggere nei links qui riportati, il premier da quanto si è visto finora è un agente americano. O angloamericano.
Come altro definire qualcuno che sembra essersi impegnato a rifornirsi di energia dagli Usa pagandola più cara rispetto a quella che importiamo dalla Russia e, al tempo stesso, intende farsi finanziare la politica dal nostro indebitamento verso gli Usa che ci trasformerebbe in cinquantunesimo staterello definitivamente privato di qualsiasi prospettiva di sovranità, anche limitata?
Certo, possiamo ancora tranquillizzarci suggerendoci che Conte è impreparato e sprovveduto e cambierà. Ma a frittata fatta o prima?
Attenzione quindi: la strategia della tensione che si è sviluppata intorno alla Diciotti non risponde a logiche diverse da tutte le strategie della tensione. Saviano, Fico e la Boldrini (Fico poi è un Cinque Stelle…) sono uno dei due pilastri di quella strategia che dall’altra parte viene incarnata da Di Maio ma scaricata su Salvini. E a risolvere tutto con per conto dei mangiafuoco, il premier.
Se continua così con un semplice pugno di immigrati gli yankees, che sono all’origine di tutto il sistema di questo secolo, finiranno col distruggerci definitivamente e con l’usare e gettare la Lega. A chi abbia un minimo di freddezza e di consapevolezza non sfuggirà che i kingmakers di questa stagione carioca stanno utilizzando non solo le logiche della strategia della tensione ma anche quelle demagogiche di tangentopoli nell’intento di riprendere possesso pieno di quanto stava sfuggendo loro di mano.
Conte e la svendita
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Conte e le svendite
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E tutto questo proprio mentre avviene quanto segue. Vogliamo davvero tradire ancora?
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