Il derby del caciucco
Sembra un ballottaggio impossibile, Antonio Gramsci contro Amedeo Modigliani. Eppure sul rettilineo finale per battezzare con un nuovo nome il palazzetto dello sport di Livorno, sono rimasti sulla scheda quei due. Così diversi e lontani nelle loro vite. Il fondatore del Pci, l’antifascista per definizione, una delle menti politiche più illuminate e colte del secolo scorso, contro il grande artista, che fa fortuna lontano dalla sua città, forse il più parigino tra i pittori italiani, nonché il protagonista, postumo, di una delle più clamorose beffe che abbiano mai travolto il mondo dell’arte. Uno livornese (Modigliani), uno no (Gramsci). Entrambi simboli nel primo Novecento di una libertà di espressione sia pure in universi distanti. Gramsci è idealmente legato alla città rossa dal lontano 1921 che ha visto la fondazione del Partito Comunista proprio in quella parte della Toscana. Oggi si raccoglieranno ancora i voti fino alle 20, ma è l’ultimo giorno e, dopo la chiusura delle urne telematiche e non, verrà proclamato il verdetto. A guidare la consultazione e a fare da collettore delle preferenze (fino a ieri oltre 3.500, ma erano state più di 5.000 nel primo turno con una rosa di undici candidati fra cui Mascagni, Fattori e Ciampi) è il sito del quotidiano Il Tirreno con la votazione online, qualche centinaio di voti sono arrivati anche tramite i coupon del giornale e via mail.
“Ci è piaciuta subito l’idea di far scegliere alla gente attraverso un sondaggio il nome della struttura” spiega il direttore del Tirreno Roberto Bernabò. A volere la consultazione diretta sono stati i quattro soci della Palalivorno scrl, la cordata di imprenditori che, da qualche settimana, ha preso in mano le redini del palazzetto, adibito a manifestazioni sportive e concerti e in passato conosciuto come PalaAlgida. “Vogliamo trasformare quello spazio in un grande tetto per la città, un posto vivo e di tutti: per questo abbiamo chiesto alla gente di sceglierne il nome. Del resto una comunità è ben più dei prodotti che consuma”, spiega Massimo Gramigni, uno dei soci. Dunque basta con i luoghi targati col nome dello sponsor. Lo stesso Gramigni, qualche anno fa assieme a Claudio Bertini, socio della Prg che gestisce il palazzetto dello sport di Firenze, avevano intitolato quello spazio al Nobel per la pace Nelson Mandela, caso unico in Italia e nel mondo.
A Livorno la sfida è fra Gramsci e Modigliani, ma col secondo nettamente in testa. Sono stati giorni di accese discussioni: la città, dai bar alla terrazza Mascagni, si è divisa e ad un certo punto sono scoppiati anche i sospetti di brogli, il giorno in cui Gramsci ha recuperato tutto lo svantaggio (da 160 a 721): “Abbiamo fatto dei controlli online – spiega il direttore del Tirreno – e abbiamo capito che era un bombing lecito”. Che si è svelato tramite il comunicato di alcuni centri sociali come la Ex caserma occupata, schierata per il pensatore comunista: “Modigliani si sarebbe rivoltato nella tomba – hanno scritto – Sebbene la città che gli diede i natali da sempre rivendichi fieramente una sorta di paternità sull’artista, tutti sappiamo cosa Livorno abbia rappresentato per Modigliani. Un inferno”.
