
Un’ottima opportunità per mettere a nudo la nostra pochezza
La crisi ucraìna sembra volersi dirigere verso la soluzione più prevedibile (forse già pre-vista dai grandi players tutti insieme).
Viene risolta un’ingovernabilità, si allontano tra di loro, separandoli, i focolai dello scontro frontale; tutti i potentati economici e finanziari,russi come occidentali, ci guadagnano.
E infine la Germania non viene cortocircuitata, anzi la sua relazione preferenziale con la Russia,sposandosi con la riconosciuta tutela dei popoli precedentemente assoggettati, ne viene rafforzata.
Se prosegue così tutti pescano una carta.
La grande eccezione
Resta la grande eccezione: un popolo insorto e rappresentato, lo affermano i russi, da nazionalisti radicali, da neofascisti figli dei collaboratori nazisti.
Imbarazzante per l’ovest e soprattutto per molti di noi che si erano già fatti il disegnino perfetto: qua i cattivi, là i buoni; qua gli sfruttati, là coloro che ci avrebbero liberati.
E se ci sono camerati che insorgono contro questi liberatori e questi buoni qualcosa non va.
Poiché questo qualcosa, per definizione, non può non andare nel teorema,allora esso non va nei camerati che devono avere usato impropriamente quel nome. Oppure, ed è più lineare, glielo si lascia e se ne prende un altro, si diventa antineofascisti accettando la storiella che i neofascisti sono servi della Nato. E magari anche stragisti visto che ci siamo…
Esiste anche un’altra presa di posizione però, anzi due.
Incondizionatamente con gli ucraìni strafottendosene della presenza dei liberal e di bankers; oppure con gli ucraìni nel nome di una Rivoluzione Nazionale che deve e che comunque può proseguire e progredire. E che non può che seguire gli interessi nazionali ed europei e, quindi, che essere complementare all’intesa russo-tedesca.
La mia posizione, che tanto per cambiare è la terza, l’ho presa da subito chiaramente e non serve qui tornare a sviscerarla; chi vuole va a ritroso su noreporter e ci trova tutto il necessario.
Quello che intendo sottolineare invece è come questa “crisi” abbia messo in luce la persistenza di una tara antica e l’emergere di una nuova.
L’ideologia dell’irreale
Iniziamo dalla nuova.
Si è sempre detto, perlomeno dal 1922 al 1989, che il fascismo non è un’ideologia; è un insieme (direi una sintesi) di volontarismo e di dottrina. Ovvero di praticità e di princìpi; assolutamente non ingessabile. Su questa base abbiamo sempre irriso quelli che ideologizzavano (si trattava soprattutto dell’estrema sinistra).
La sconfitta politica, che parve definitiva nel 1974 e che si prolungò almeno fino al 1990, produsse emarginazione. A nulla è valso il successivo rovesciamento degli schemi da Guerra Fredda perché non si è saputo affrontare il reale. O lo si è fatto con cieco, venale, volgare e stupido opportunismo o con un puro e semplice rifiuto.
A dire il vero è mancata la lucida consapevolezza delle trasformazioni sociopolitiche, dunque culturali e perfino istituzionali, che si erano prodotte nel frattempo e,quindi, qualsiasi ipotesi di aderire al reale senza farsi risucchiare completamente o senza opporgli una retorica irrealistica.
Così, tra coloro che hanno scelto la seconda opzione (che comunque è quasi sempre meglio della prima) è nata un’ideologia dell’irreale.
Si è immaginato il mondo come un impero del male contro cui esisteva o poteva esistere un“antagonismo”. Gli antagonisti che anziché farsi satrapi avrebbero distrutto la Torre di Babele erano di qualsiasi genere e colore possibile. Comunisti, anarchici, wahaabiti, sciiti eccetera eccetera.
Poi, anche per opera del sottoscritto ma molto per l’acquisizione di una presunzione scientifica denominata “geopolitica” si è iniziato a ragionare in termini di realpolitik e di rivalità internazionali.
Putin che era, e permane, il principale soggetto interessante, è stato così investito di una missione e di una vocazione che non ha mai avuto e su di lui è stato proiettato il fantasma del Quarto Reich.
Al punto che quando si è messo a reprimere i ceceni, che sono musulmani e antioccidentali, i nostri antagonisti esotici, quelli che “l’Islam distruggerà l’usura e rimetterà ordine e morale”, sono riusciti a tifare per i russi. Anch’io, sia chiaro, ma partendo da ben altra considerazione e non in chiave ideologizzata.
Un’ideologia inquisitoria
Quest’ideologia è un cristallo che non accettando il confronto con il reale deve per forza di cose cancellare tutto quello che la mette in discussione; ergo si è accanita contro i camerati ucraìni definiti “traditori” o“venduti”. Chi si è lasciato andare a questo delirio lo ha fatto, non soltanto chiudendosi gli occhi a doppia mandata sulle cause e sui principali responsabili della rabbia popolare, ma dimenticandosi anche di analizzare le mosse, previe e in prospettiva, del Cremlino. Che, fino ad oggi almeno, sono mosse intelligenti e paganti ma seguono il proprio interesse e non la crociata dei buoni contro i cattivi.
Le crociate, d’altronde, negli ultimi sette secoli non sono mai esistite. Abbiamo avuto solo due guerre totali di stampo sacrale e religioso, quelle menate dall’Alta Finanza contro Napoleone e contro l’Asse. Ma sono eccezioni, purtroppo, il reale è un risiko vivo.
E il reale è fatto d’intrecci più che di separazioni.
Se si è schiavi dell’ideologia, ovvero di lenti deformanti che c’illudono di vedere, ma solo da lontano, non si capisce nulla pur pensando di avere capito tutto.
E alla prima difficoltà si passa al vaglio quello che si deve esorcizzare con la lente d’ingrandimento e con la stessa identica mentalità dei pm: selezionare ed estrapolare, là quel che non serve all’accusa, di cui non si parlerà più, qui tutto quel che serve per incriminare, che se è un sospetto diventa un indizio e se è un indizio vale come una prova schiacciante.
Perché quelli lì vanno incriminati, altrimenti l’ideologia viene messa in discussione!
E di che accusa si tratta? Di opportunismo, d’intelligenza con il nemico (dimenticandosi magari che in quello scenario il primo nemico è un altro), di doppi giochi e via dicendo.
Premetto che (anche se sono propenso ala fiducia e le riconosco l’esemplarità) non sono in grado di stabilire alcunché sul divenire di Pravy Sektor e che non posso escludere che prenda una brutta piega, il che però non ci consente di processarla a priori.
Qualunque cosa possa diventare Pravy Sektor o qualsiasi cosa abbia fatto in passato, visto che non sono ucarìno e che non debbo aderirvi, il punto che mi preme sottolineare è tutt’altro: che con questa ideologia inquisitoria non si va da nessuna parte. Soprattutto si perde appieno il senso delle cose e, in particolare, ci si allontana dall’intreccio di possibilità e d’imponderabilità proprio ai periodi pre-rivoluzionari e a quelli rivoluzionari.
In ultima analisi Pravy Sektor non ha bisogno della nostra adesione, della nostra dissociazione, della nostra assoluzione o della nostra condanna. Il problema siamo noi.
Tutti al soldo dei servizi
Chi ragiona come si sta ragionando oggi sui camerati ucraìni è completamente avulso dal reale.
Mi domando (ma è una domanda retorica) cosa avrebbero detto, i nostri pm dall’ideologia antagonistica, di Mussolini. Non parlo tanto del trito e ritrito luogo comune del repubblicano che s’accorda col re, e o dell’ateo dei Patti Lateranensi, quanto del capo dei fascisti che, in pieno biennio rosso, mentre contiamo i morti e i mutilati, propone ai socialisti un patto insurrezionale. O dello statista che difende l’Austria da Berlino e poi la fa cadere, o di colui che rovescia le alleanze in concomitanza con le improvvise mire imperiali, o del Capo di Stato della RSI che mentre si combatte getta con il fronte avverso i ponti per il futuro post-fascista. Lo avrebbero definito, i nostri ideologizzati, un venduto e un infame.
Per non parlare di cosa avrebbero potuto dire di Lenin, che arriva protetto dai tedeschi e poi firma con loro un trattato sfavorevolissimo. O di Stalin che conduce l’impero sovietico alla massima espansione ma non nazionalizza la banca. Non un rivoluzionario come Hitler che tutto sommato è l’unico nella storia europea ad aver preso il potere senza avere stretto accordi con altri ma comunque ha sfruttato le rivalità inglesi e americane con la Francia. Un occidentalista anche lui? E una volta giunto al governo le relazioni con la Reichswehr che contribuiranno alla Notte dei lunghi Coltelli come le definirebbero i nostri inquisitori-nr? Infine, data come postulato la profonda differenza di relazioni tra Stalin e Hitler nei confronti della finanza, come commenterebbero l’affermazione del Cancelliere sul suo nemico, da lui definito rivoluzionario e di cui invidiava la piazza pulita fatta dello Stato Maggiore militare?
E Castro che si fece sostenere dalla Cia contro Batista diventerebbe cosa: un agente?
Per non parlare delle Brigate Rosse.
In quanto ai nostri che te lo dico a fare: tutti venduti ai servizi, come ci hanno assicurato il partito comunista e un pugno di psicolabili. Che poi la realtà dimostri ben altro conta poco. La realtà che conta? L’importante è trovare sempre una ragione per non fare niente.
Nel nome della purezza. Dimenticandosi, o probabilmente ignorando, che la purezza è una questione di animo, d’immacolatezza, di non corruttibilità, di generosità, di coraggio e d’impersonalità, non di relazioni e che si può documentare solo nel pieno dei tentativi più spregiudicati.
Delle verginità perdute
In parallelo, colpa della stessa mentalità deviata, interviene l’indagine degli indulgenti.
Quelli che Pravy Sektor va bene ma vediamo fin dove. E che si domandano: ma è vero che accettano al governo questo e quell’altro? Ma è vero che non hanno previsto l’espulsione o magari l’eccidio di quella minoranza? L’ultima della serie è quella del sostegno ai ceceni che si dice sia stato compiuto. E lì a vedere se è successo, perché intollerabile.
Mi sembra di avere a che fare con qualcuno che semi-sedotto da una donna in uno scenario divenuto improvvisamente erotico, prima di frequentarla si domandi quanto è puttana e che lo stabilisca a seconda del numero di amanti, delle diverse posizioni prese o dei centimetri di penetrazione. Come se quella avesse chiesto di sposarlo. Ammesso poi che ciò conti nel matrimonio.
Ribadisco, perché avendo a che fare con un numero infinito di individui in mala fede è necessario ribadirlo, che io sto con i russi non con i ceceni. Ma non perché i ceceni siano musulmani, cosa che a me non tange affatto, solo perché, per mio interesse d’italiano e di europeo, voglio che la Russia non sia allontanata dall’Heartland. Questo io. Chi ha come primo nemico immediato la Russia probabilmente no. I ceceni poi non sono sinonimo degli jihadisti che hanno massacrato i bambini di Beslan, anche lì è molto più articolato.
Tant’è che quando lanciai le raccolte dei pacchi dono per i bambini di Beslan ci furono non pochi camerati che arricciarono il naso, alcuni per l’autodeterminazione dei popoli, altri invece perché si ricordano che i ceceni diedero un forte sostegno all’Asse.
Ciononostante sto con i russi. Ma non come un pazzo puritano.
E rammento a quelli che non lo sanno che quando a cavallo tra gli anni Sessanta e i Settanta ci fu, realmente e non come oggi nelle nostre teste, un fronte alternativo ,quello dei “non allineati” i camerati che si battevano contro gli imperialismi si trovavano accanto persino i titini.
Non mi sembra che siano stati scomunicati da nessuno.
Avete scordato un’opzione: quella rivoluzionaria
Il problema di quest’area risiede oggi nella deviazione psicotica del reale con tanto di processi da istruire in suo sostegno ma, come preannunciavo, si sposa anche con una tara antica.
Nel dopoguerra, quasi mai si è riusciti a venire fuori da due tentazioni speculari: difendere l’ordine da chi lo perturba perché, poi, sarà sicuramente peggio, oppure sostenere chi lo sovverte perché tanto peggio, tanto meglio. Così nel Sessantotto o difendevi l’ordine borghese o il disordine borghese. In ambo i casi sbagliavi tutto, a meno di rettificare sia il disordine che l’ordine…
C’era infatti una terza posizione, c’è sempre.
Era ed è quella di partecipare al momento di caos armati di una coscienza rivoluzionaria; ovverosia con un pragmatismo indirizzato ad un progetto preciso e animato da fanatismo impersonale.
Io non ho alcuna idea se in Ucraìna qualcuno si comporti veramente così; me lo auguro ma ovviamente non ho una precisa ragione di ottimismo. Ma in fondo l’Ucraìna è lontana e dobbiamo preoccuparci di casa nostra. E qualunque cosa siano o facciano o diventino gli ucraìni e qualsiasi cosa saremo indotti a pensare di loro dai fatti futuri, il nostro problema resterà immutato e identico
Quel che noto è che, una volta ancora, qui si ragiona comunque con i soliti schemi: puntello o corrosione, senza fare alcuno sforzo per concepire, non dico mettere in atto ma almeno immaginare, una soluzione che non sia né conservatrice né sovvertitrice ma rivoluzionaria: ovvero fondata sudi un volontarismo pragmatico e distruttore-creatore informato dai princìpi e non delle gabbie preconfezionate. Con spirito solido elibera mente. L’opposto esatto di quello che affiora una volta apertoil vaso di pandora di questi giorni.
Nella crisi ucraìna guadagneranno tutti: il bilancio nostro però è impietoso.