Abbiamo disfatto gli italiani – e questo lo abbiamo intrapreso fin dal 1943 – adesso bisogna disfare l’Italia.
E in meno di due mesi il governo “tecnico” dello sceriffo Mario Monti si è avvantaggiato non poco in quest’impresa controrisorgimentale. Avvio dello smantellamento dei nostri asset strategici, abolizione di tutte le prerogative di categoria che consentivano di contenere i danni, economici, sociali ed esistenziali, prodotti dalle sinistre “deregulations”, nuove imposte esose contemporaneamente sulla proprietà, sul reddito e sul consumo, abolizione delle garanzie sul lavoro e sulla salute.
Nemmeno un governo di occupazione impegnato a requisire quanto necessario all’occupante per proseguire lo sforzo bellico sarebbe stato così predone.
La tela del ragno
Mentre disfaceva l’Italia il governo si è lasciato accompagnare dall’operato dei provocatori e da quello dei repressori.
In due mesi sia in termini di provocazioni (sparatorie, omicidi, attentati) sia in termini di repressioni tanto effettive (limitazione delle libertà) che mediatiche (campagne stampa diabolizzanti) non solo si è superato di gran lunga tutto quello che era avvenuto in diciassette anni di “seconda repubblica” ma il tutto ha assunto metodi, linguaggi, toni e meccaniche da anni settanta.
Difficile dire in quanti siano così lucidi e così liberi da ipnosi e riflessi condizionati dall’accettare di aprire gli occhi e di non assumere il tipico atteggiamento di superiorità saccente nei confronti di chi suona il campanello d’allarme. Probabilmente saranno in pochi a convenire che in questi mesi sono state gettate le reti da pesca nei nostri stagni e che diversi provocatori – assoldati, ricattati o semplicemente agiti – sono stati arruolati perché accadesse o accada quanto non dovrebbe accadere.
Eppure così stanno le cose. Mi rendo conto che nel denunciarle parlo di fatto a pochi intelligenti e che dovrò invece sopportare le obiezioni idiote di molti che con il cervello, con la freddezza dei nervi, con l’autodisciplina, non hanno mai avuto né avranno alcuna confidenza. Nulla mi attendo io – ma purtroppo moltissimo si attendono i pupari – dagli estremisti pavloviani, eternamente vissuti e mai viventi e pertanto sempre pronti a rovinare qualsiasi architettura sana e a perfezionare invece, insensatamente e con il loro inconsapevole agitarsi di mosche, le tele del ragno.
Tele così evidenti che bisogna essere volutamente ciechi per non vederle. Prendiamo un mese in sequenza (dall’Immacolata Concezione all’Epifania) e snoccioliamo uno strano rosario. Campagna stampa per offrire una visione sinistra, come di una congiura, del previsto corteo di Acca Larantia, pacchi-bomba a Equitalia, assassinio dei senegalesi a Firenze: e tutto questo in una settimana; quindi nuova campagna stampa intorno ad Acca Larentia e Casa Pound, arresti di Militia, tensione sul corteo, campagna di disinformazione internet, costruzione immaginaria di uno scontro inesistente tra due schieramenti fascisti, ferimento di Francesco Bianco, manipolazione propagandistica del ferimento, ripresa dei pacchi-bomba contro Equitalia, caso-Vattani, avvio di campagne stampa contro Casa Pound in particolare e, in generale, contro una fantomatica “internazionale nera”. Elementi che bisogna davvero essere capoccioni, superficiali e immaturi assai per non leggere come connessi tra loro, alcuni fin dall’ideazione, tutti in fase di gestione.
E, ciliegina sulla torta, mi chiedo perché mai nessuno si sia ancora chiesto come mai per la strage di Firenze non si sia visto uno straccio di video allorché quell’azione probabilmente teleguidata fu consumata davanti a innumerevoli telecamere?
Partendo di lì, congiungendo tutti i punti con dei tratti di matita, ne verrebbe agevolmente fuori un bel disegnino da dilettanti della settimana enigmistica. Ma pare che sia una ginnastica mentale troppo ardua per tutti. Anni luce lontani dal più semplice dilettantismo!
Déjà vu
Tutto è pronto.
Quando i costi sociali delle devastazioni imposte dal governo di Montigham saranno insopportabili serviranno omicidi, attentati, stragi. Rosse o nere, islamiche o xenofobe, tra opposti estremisti o tra fazioni opposte pur nello stesso schieramento, poco importa.
Quello che preme ai pupari è di costruire lo spettro e di preparare l’humus affinché gruppi atomizzati e spontaneisti possano essere utilizzati per la costruzione di un teorema che, a tutta verosimiglianza, sembra destinato a insanguinare nuovamente l’Italia.
Per arrivare a tanto si passa per lo smantellamento dei vertici disciplinati che con la propria influenza rappresentano un serio ostacolo alle sbandate e per l’esasperazione continuativa delle basi.
Che è quanto sta precisamente accadendo. A “destra” molto più che a “sinistra” ma anche lì azioni poliziesche improvvise danno l’idea di quello che s’intende perseguire. In particolare gli arresti dei no-tav e tra questi del brigatista Ferrari (trent’anni in carcere senza delitti di sangue…) fanno pensare che l’obiettivo al momento sia l’esasperazione. A questo si possono aggiungere un paio di rinvii a giudizio molto disinvolti emessi sulla base della Mancino nella zona adriatica, verso FN e la comunità politica Avanguardia e il trattamento brutale subito dai pescatori a Roma da parte delle forze dell’ordine.
Si tratta di un déjà vu e non dobbiamo stupircene perché i provocatori rispondono sempre alle stesse centrali che, dal 1945 in poi, secondo tecnica appresa dagli americani, procedono per format.
Già conosco le obiezioni dei soliti intelligentoni. Obbligati infine a prendere in considerazione quanto sta accadendo, se non altro perché troppi sono gli indizi a carico della manovra inquinante e creatrice di tensione, questi si diranno convinti che la situazione non può ripetersi come un tempo perché gli anni sono cambiati e con essi il clima.
O hanno iniziato a fare politica dopo il 1972 o non hanno buona memoria. Se l’avessero si ricorderebbero che se allora qualcuno avesse denunciato le manovre in atto e ne avesse previsto gli effetti sarebbe stato internato. Il clima non si prestava. In pochi mesi cambiarono il clima. Ed è quello che stanno provando a fare oggi, con un impiego di forze che lascia perplessi. Stanno precisamente cambiando il clima.
