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Un bazar multietnico in conflitto continuo

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Eccola qui in carne ed ossa l’Italia sognata da Fini, Napolitano e da tutti gli arroganti che pretendono di darci lezioni

“Vietato entrare ai zingari”. L’italiano è stentato ma il concetto è ben chiaro ed è stato spiegato in un cartello esposto all’entrata di un bazar vicentino dalla commessa marocchina. Un divieto accom-pagnato da una lunga spiegazione preliminare – “Siamo spiacenti: ma per maleducazione e non ris-petto delle regole, e numerosi furti…” – e al preambolo si aggiunge una postilla: “Non per razzismo”.
Il piccolo cartello è stato sistemato in una delle vetrine di un piccolo bazar appena sopra un enorme manifesto con la classica scritta “svendita totale. «L’ho messo io quel cartello, qualche giorno fa», dice la commessa al Giornale di Vicenza, indicando che il titolare che passa raramente «mi ha con-sigliato di toglierlo, perché dice che così rischio solo guai».
Poi la spiegazione: «Gli zingari passano sempre di qua, entrano in otto o dieci o anche di più: sono sempre gli stessi e hanno sempre dei bambini con loro, che vanno in giro per il bazar». Io non riesco a controllarli e poi, ogni volta, è sempre la stessa storia: rubano». «So che questo è un luogo aperto al pubblico e so cosa può pensare la gente. Ma no – rileva -, non sono razzista; l’ho anche scritto. Sono marocchina, vivo qui da 12 anni e so che esistono le regole e io le rispetto. Non sono razzista ma le regole devono valere per tutti. Sennò non dite a me che tratto qualcuno in maniera diversa». A fine marzo, intanto, vista la crisi, il piccolo bazar dovrebbe chiudere.
Eccola qui in carne ed ossa l’Italia sognata da Fini, Napolitano e da tutti gli arroganti che pretendono di darci lezioni. Welcome to Buonista Paradise!
 

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