
La nostra totale assenza di politica industriale
“Tanto tuonò che alla fine piovve! Ed un altro un asset, tra i più strategici per il Paese, come quello delle telecomunicazioni finisce sotto il controllo straniero”, è quanto dichiara Stefano Conti, il Segretario Nazionale della UGL Telecomunicazioni a proposito dell’accordo raggiunto stanotte che vede il passaggio degli spagnoli di Telefonica dal 46% al 65% di Telco, la scatola che detiene il 22,4% di Telecom Italia.
“Ormai da anni l’Italia è terra di conquista a livello economico e produttivo” , prosegue Conti ” e la politica resta immobile a guardare, al riparo dalla sua torre d’avorio. Il Governo poteva esercitare con la golden share un potere di autorizzazione condizionata in presenza di determinate operazioni che riguardano strutture strategiche per la Nazione, ma si è ancora in attesa di un provvedimento attuativo della Legge n. 56 dell’ 11maggio 2012 che viene sistematicamente rinviato da mesi. Si sperava in una partecipazione economica in Telecom della Cassa Depositi e prestiti, ma alla fine neppure questa opzione ha interessato il Governo”
“Ma quello che preoccupa di più”, si legge nella nota ” è rilevare la totale assenza di un politica industriale nella quale si parli di investimenti e valorizzazione delle risorse. Con un’ Agenda Digitale finalmente pronta a partire e con una serie di opportunità da sfruttare come quelle della nuova rete di accesso in fibra ottica NGN, dubitiamo che un’azienda come Telefonica, il cui super indebitamento finanziario si aggira sui 51 mld di euro ed una politica di dismissioni portata avanti da tempo, abbia trai i suoi obiettivi strategici il rilancio di Telecom Italia.”
“Per cui”, conclude il sindacalista ” la probabile decisione del prossimo cda di Telecom Italia del 3 ottobre prossimo di avviare la societarizzazione, leggasi spezzatino dell’azienda, inevitabilmente metterà a rischio migliaia di posti di lavoro in azienda ed altrettanti nell’indotto, al di là di qualsiasi smentita possa arrivare dal management di Telecom Italia. E questo nessuno può permetterlo, tanto meno consentirlo! ”

