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Un Italiano

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Forse non ce ne sono più

 

Once upon a time… direbbero gli anglofili; a noi non serve ce l’abbiamo nel sangue, lo sentiamo a “pelle”.
Un italiano, non molto tempo fa, immaginò e realizzò uno Stato moderno; sulle ceneri di una “espressione geografica” (citazione di Klemens Wenzel Nepomuk Lothar von Metternich-Winneburg-Beilstein, Cancelliere di Stato dell’Impero Austriaco), intraprese l’avventura di ri-qualificare l’Italia, ri-dare dignità ad un popolo.
Questo personaggio seppe coniugare e sintetizzare il genio italico, il pragmatismo romanico-europeo con la tradizione di duemila anni di storia; riuscì, laddove tanti prima di lui avevano fallito, ad evolvere il Paese verso un’accettabile condizione di modernità tecnologica e amministrativa.
Il corso degli eventi andò come sappiamo: la codardia e gli interessi personali di poche persone, vanificarono gli sforzi compiuti da tutta una Nazione.
A testimonianza di un periodo senza eguali, sia in termini di risultati raggiunti sia per l’irripetibilità del periodo stesso, la nostra società moderna vive ed è circondata dall’imprinting dettato da quegli sforzi.

Tanto per citarne alcuni:

· la bonifica delle paludi pontine, la battaglia del grano (1925) e l’appoderamento del aree del latifondo paludoso-malarico, a favore delle famiglie degli strati più indigenti tra gli ex combattenti del primo conflitto mondiale;

· la fondazione delle “città nuove”, rurali o coloniali come Latina (allora Littoria), Sabaudia, Carbonia, Arborea (allora Mussolinia di Sardegna) che modificarono la visibilità internazionale del regime;

· ancora oggi il quartiere EUR (Esposizione Universale di Roma) è preso a modello di molti architetti di fama internazionale – vedi puntata della “Storia siamo noi” di Minoli;

· il Foro Italico (inaugurato nel 1932 col nome di Foro Mussolini), il vasto complesso sportivo che si trova alla base di Monte Mario a Roma. Fu ideato e realizzato da Enrico Del Debbio fra il 1927 ed il 1933…

I più elementari principi dello stato sociale, non solo sono ricordati da gente di parte, ma sono oggetto di contenzioso, a difesa dei quali si ergono, oggi, paladini gli stessi detrattori del periodo e delle persone che li hanno generati.

In campo economico il Governo mirò principalmente ad aumentare i margini d’azione, e quindi di profitto, all’iniziativa privata. Vennero inoltre alleggerite le tasse sulle imprese, privatizzati alcuni monopoli di stato – come quello sulle assicurazioni sulla vita e sul servizio telefonico. La politica liberista in economia portò buoni successi, con un buon aumento della produzione agricola e industriale.

Il bilancio statale tornò in pareggio già nel 1925; il successivo Governo della RSI chiuse in attivo il proprio bilancio.

Nel 1927 fu promulgata la Carta del Lavoro, che prevedeva l’esistenza di sindacati legalmente riconosciuti e e l’introduzione dei primi contratti collettivi. Negli anni successivi, accanto a misure strettamente produttivistiche e relative ancora al tema del lavoro (come la riduzione, nel 1937, dell’orario lavorativo settimanale a 40 ore) se ne affiancarono altre volte alla tutela della famiglia e dei figli.

Nel settore previdenziale, la Cassa nazionale per le assicurazioni sociali (CNAS), istituita nel 1919, venne trasformata nel 1933 nell’ente di diritto Istituto nazionale fascista per la previdenza sociale (INFPS, attuale INPS). Vennero inoltre disciplinati istituti di diritto del lavoro quali malattia, maternità e infortuni. Nel 1939 l’età pensionabile venne abbassata a 55 anni per le donne e 60 anni per gli uomini, venendo anche introdotta le reversibilità della pensione. Nel 1942, fu istituito l’Ente Nazionale Previdenza e Assistenza ai dipendenti Statali, oggi confluito nell’INPDAP / INPS.

A partire dalla metà degli anni venti, il regime cominciò un’opera di rinnovamento della legislazione italiana. Il primo codice a essere riformato fu quello penale, detto codice Zanardelli, promulgato nel 1889. Il nuovo codice, chiamato codice Rocco dal nome del ministro della Giustizia Alfredo Rocco che promosse la riforma.

In campo scientifico il CNR fu fondato il 18 novembre del 1923 (trasformato nel 1945 in organo dello Stato) ha svolto prevalentemente attività di formazione, di promozione e di coordinamento della ricerca in tutti i settori scientifici e tecnologici. L’INFN venne istituito l’8 agosto 1951 da gruppi delle Università di Roma, Padova, Torino e Milano al fine di proseguire e sviluppare la tradizione scientifica iniziata negli anni ’30 con le ricerche teoriche e sperimentali di fisica nucleare di Enrico Fermi e della sua scuola.

A tal proposito per i più curiosi o appassionati del genere:
http://www.lnf.infn.it/public/index.php?option=com_content&view=article&id=335%3Aalla-scoperta-delluniverso-con-lhc-&catid=21%3Anovita&Itemid=153&lang=it;

…forse non sarà paragonabile ai meccanismi ideati di Leonardo, ma sicuramente da la misura del genio e della determinazione italica, che tante volte dimentichiamo o “annacquiamo” per opportunismo e servilismo.

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