Diciotto anni fa ci lasciva il grande di Buglione, eroe di Tcherkassy
Il dinamico e inventivo fondatore e capo di Rex, l’eroe del Fronte dell’Est che in un solo giorno sostenne diciassette corpi a corpo vittoriosi riportando quattro ferite e fu prelevato per andare a trascorrere la convalescenza presso il Cancelliere della Germania che gli disse “se avessi un figlio vorrei che fosse come lei”.
L’uomo che rinunciando ad ogni privilegio di condizione e di grado era partito per quel fronte da soldato semplice e si era guadagnato i galloni, fino al massimo grado, esclusivamente con i combattimenti.
Il capo politico che aveva messo a rischio la tenuta del regime corrotto e aveva sconfitto le sinistre sul piano sociale.
Il capo politico che per questa ragione il regime tentò di assassinare gettandolo nelle celle con gli anarchici spagnoli che invece lo riconobbero come un combattente.
Il capo politico di cui i partigiani assassinarono i genitori e un fratello e di cui rasero al suolo la casa natale.
Il capo politico per tener lontano il quale furono emanate ben due leggi ad personam, “leges degrelianae”.
L’uomo che per trentanove anni in esilio, anni in cui dovette sventare tentativi di rapimento israelobelgi, tenne alta la bandiera e ci donò documenti e memorie impagabili degli anni Venti, Trenta, Quaranta.
Il Leone ci lasciò soli in questa terra mediocre diciotto anni fa, il 31 marzo, un Venerdì Santo, all’età di ottantotto anni e raggiunse i suoi guerrieri che lo avevano preceduto nei cieli.
