Una cotta finisce in tribunale. Non è il 1950 nella balena bianca ma oggi nella libertina Urbino
Se ne parlava anche ieri sera in processione, dietro alla statua di San Crescentino, il patrono di Urbino. Il tema nel Montefeltro è di grande attualità. Ma il professore protagonista della storia, 59 anni, ora è «molto amareggiato», «quando questa vicenda finirà non basteranno le scuse», promette al suo avvocato Tiziano Paoloni. Fin qui l’ha offeso soprattutto «la gogna», «lo scempio subìto», «il fango», «gli insulti». L’hanno fatto passare per «uno sporcaccione», «un pedofilo» e invece il suo era «un sentimento purissimo», espresso con candide parole in un biglietto che all’inizio di maggio lui ha avuto forse solo l’ardire (o l’ingenuità?) di consegnare finalmente, dopo averci pensato a lungo, a una sua studentessa del corso di Filosofia teoretica, all’Università «Carlo Bo» di Urbino.
Qui potete leggerlo integralmente: «Oggi volevo dirti alcune cose, ma non mi sembra possibile, come vedi non siamo soli. Per il momento desidero dirti solo che ti amo moltissimo». Quest’ultima frase sottolineata due volte, poi la firma in calce. Una vera e propria rivelazione d’amore, così sembra. La ragazza, 23 anni, «biondina, minuta, acqua e sapone, per niente appariscente», così la descrivono gli altri studenti, quando a fine lezione è uscita dall’aula e ha letto quel biglietto è rimasta confusa, disorientata, così l’ha fatto leggere anche al fidanzato, studente a Urbino pure lui, che in preda alla gelosia però, comprensibilmente, ha reagito malissimo, ha scritto insulti via mail al professore (che l’ha querelato) salvo pentirsi un minuto dopo.
Il biglietto poi per vendetta è stato fotocopiato e ha fatto in fretta il giro dell’università, la storia così è finita presto sui giornali. È esploso il caso e il professore è stato sanzionato martedì scorso con un pubblico richiamo dal senato accademico, che ha votato all’unanimità, rettore compreso, anche se adesso il Magnifico, Stefano Pivato, definisce tutto questo clamore «esagerato». Forse, allora, come dice Debora Caporale, 22 anni, rappresentante degli studenti nel senato accademico, questa davvero è solo «la storia di un professore che a 60 anni, sentendo avvicinarsi l’autunno della propria esistenza, riscopre improvviso il piacere della primavera». E si dichiara.
«Ma non c’erano mai state avances, mai approcci sessuali, niente di erotico, nessuna violenza e nessun ricatto, solo una volta lei era a casa malata e lui si offrì via mail di prenderle dei medicinali…», racconta ancora Debora, che ha parlato con la ragazza destinataria del biglietto amoroso. Insomma, sembra piuttosto la storia di una semplice «cotta» di un professore per una sua studentessa, eppure il «docente ha un ruolo preciso – aggiunge agguerrita la rappresentante degli studenti – e c’è un certo confine che non può essere mai oltrepassato, ecco perché abbiamo invocato la violazione dell’articolo 5 del codice etico dell’ateneo». Ed ecco perché il professore è stato sanzionato. Ma il suo legale, Tiziano Paoloni, cassazionista, interessato a tutelare l’onorabilità della persona («Ma voi lo conoscete? Ci avete mai parlato col professore?»), condanna «la pulsione morbosa tipicamente italiana e il gusto indecente per il pruriginoso a tutti i costi». Forse allora la questione è solo una: se un prof si innamora, viola il codice etico?
Tutto questo per un bigliettino? Come dicevano in vogliamo i colonnelli? Brutta zoccola!
