
Draghi ora sceglie i ministr di Tsipras
Mario Draghi “scarica” Yanis Varoufakis. Al maxi-summit sulla Grecia previsto per il pomeriggio di oggi, il Governatore ha invitato il vice-premier Yannis Dragasakis, uomo vicinissimo ad Alexis Tsipras, ed Euclid Tsakalotos, il vice ministro degli esteri che ha sostituito il ministro delle finanze alla guida operativa del team di negoziatori ellenici. “La situazione la coordino sempre io, non è cambiato niente”, ha ribadito ieri Varoufakis, che sarà domani a Parigi per incontrare il suo omologo transalpino Michel Sapin. Lo schiaffo di Eurotower sembra però confermare come l’Europa, dopo le frizioni venute clamorosamente alla ribalta all’Eurogruppo di Riga, abbia deciso che per arrivare a un accordo con la Grecia bisogna puntare su facce nuove, ridimensionando il peso dell’ecclettico economista. L’appuntamento con Francoforte è di vitale importanza per Atene. La Bce deciderà mercoledì se ridurre i “collaterali” a disposizione delle banche del paese per finanziarsi dall’istituto centrale. Se verrà approvata questa misura, per la Grecia – già a corto di liquidità – la strada per evitare il default sarebbe sempre più stretta.
Ieri intanto sono riprese le trattative tecniche con il Brussels Group. “Abbiamo fatto passi avanti, ma una soluzione è ancora lontana” ha ammesso un portavoce della Ue. “Il nostro nuovo obiettivo è arrivare a un’intesa complessiva entro fine maggio” ha detto il portavoce di Syriza. Bisogna vedere se ci sarà tempo. Mercoledì la Grecia deve pagare 200 milioni al Fondo Monetario e la Bce darà il suo responso sui finanziamenti. Il 12 (dopo l’ennesimo Eurogruppo destinato salvo sorprese ad andare a vuoto) dovrà rimborsare altri 760 milioni all’Fmi. Forse ci potrebbe riuscire grazie alla liquidità confiscata agli enti locali. “Ma non vorremmo mai trovarci nella necessità di decidere se pagare i creditori oppure stipendi e pensioni”, ha aggiunto l’addetto stampa del Governo. In quel caso, Tsipras l’ha sempre detto, l’esecutivo riserverebbe la poca cassa rimasta per dare lo stipendio agli statali.