lunedì 16 Marzo 2026

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I tagli alle Forze Armate sono stati confermati dal ministro Di Paola davanti alle commissioni riunite Difesa di Camera e Senato. Via 33mila militari e 10mila civili in dieci anni, rinuncia a 40 dei 131 caccia F-35, taglio fino al 30% delle strutture (caserme, siti ed altro) in cinque anni. E ancora: meno generali e ammiragli.
Il taglio dei gradi di vertice, che comprende anche i colonnelli, è stimato dal ministro in 405 unità. Come sarà fatto? Lo spiega Marco Ludovico su “Il Sole 214 Ore”
Sul piano teorico, osserva Ludovico, è un meccanismo molto più semplice degli esuberi dai grandi numeri, che riguardano soprattutto i marescialli: un sistema rapido ed efficace di ricollocamento è molto difficile da immaginare.
Per i generali – il numero di quelli di corpo d’armata, per esempio, è fissato per legge – si tratterà invece di decidere in quanto tempo portare a regime la riduzione. Poi si giocherà sui flussi dei congedi: su questi si baseranno le promozioni al grado superiore, a questo punto ridotte. In altre parole, se in un dato anno è prevista l’andata in pensione di una certa cifra di generali di corpo d’armata, rimpiazzarne con gli avanzamenti di grado in misura minore del previsto produrrà la riduzione desiderata.
C’è però un altro meccanismo da tenere in considerazione, che sta agitando molto i generali più giovani. Le promozioni, infatti, rischiano di essere ancora di meno a causa dell’applicazione – la Difesa dovrà farlo come altri ministeri – dell’innalzamento dei requisiti di età per la pensione, oggi fissati a 63 anni. Se i limiti passeranno a 65 o a 67 anni, è chiaro che l’attuale establishment militare rimarrà per un pezzo ai posti di comando e molte ambizioni di ricambi e promozioni dovranno essere riposti senza speranza. Le forze armate italiane, ha ricordato Di Paola, sono sovradimensionate rispetto alle risorse disponibili.
La legge 331 del 2000 prevede 190mila militari e 30mila civili; oggi sono rispettivamente 183mila e 30mila ma «dovremo progressivamente scendere a 150mila militari e 20mila civili, con una riduzione, cioè, di 43mila unità, pari a circa il 20%». La stima è di arrivarci in dieci anni tagliando gli ingressi (-30%) ma anche attraverso i deflussi.
 

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