lunedì 16 Marzo 2026

Il lavoro c’è lasciamolo in Italia

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altLa campagna dell’Ugl telecomunicazioni contro le delocalizzazioni

 “Il lavoro c’è, lasciamolo in Italia!”. Con questo slogan prosegue la raccolta firme promossa dall’Ugl per la petizione popolare contro la delocalizzazioni delle imprese italiane all’estero: domani dalle 10,30 alle 18,30 saremo in via del Corso a Roma (altezza Largo Goldoni) con un gazebo, per sensibilizzare i lavoratori ed i cittadini su un fenomeno che, negli ultimi anni, ha causato la perdita di decine di migliaia di posti di lavoro”. Lo dichiara il segretario nazionale dell’Ugl Telecomunicazioni, Stefano Conti, spiegando che “nella petizione popolare da presentare ai parlamentari di Camera e Senato chiediamo di adottare misure urgenti: in particolare di vietare qualsiasi trasferimento, in qualunque forma compreso l’appalto, di attività e  servizi a cui sono direttamente o indirettamente collegati i dati personali e sensibili dei cittadini; di vietare ogni forma di subappalto, per evitare fenomeni di dumping commerciale e violazioni delle norme contrattuali nei confronti dei lavoratori; infine, di far sì che tutte le aziende private, nonché le cooperative, che negli ultimi cinque anni hanno delocalizzato all’estero, in tutto o in parte, le proprie attività e servizi, non possano accedere ai benefici previsti dalla vigente normativa nazionale sugli incentivi alle aziende ed all’occupazione, nonché sugli ammortizzatori sociali”.
“Inoltre – aggiunge -, per impedire che i dati sensibili dei clienti, quali c/c, carte di credito, partite iva, finiscano all’estero, in Paesi dove non esistono controlli o leggi sulla tutela della privacy, da oltre un anno stiamo portando avanti come Ugl Telecomunicazioni un’interrogazione al Garante della Privacy”.
“Così come – conclude – sarebbe opportuno conoscere i dati di questo fenomeno, a quanti miliardi di euro ammontano i fatturati annuali delle imprese che delocalizzano  all’estero con il conseguente mancato introito economico nelle casse del fisco italiano, soprattutto in un momento di crisi come questo. Delocalizzare  significa impoverire il Paese – conclude – sia in termini di posti di lavoro, sia in termini di investimenti e di ricerca”.
 

 

 

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