mercoledì 22 Aprile 2026

La Cina è sin troppo vicina

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Il celeste impero continua a smentire le previsioni occidentali

La Cina ha smentito gli scettici ancora una volta. Nell’ultimo trimestre del 2012, infatti, la crescita economica del Paese si è attestata al 7,9%, registrando un’accelerazione di mezzo punto percentuale rispetto alla crescita del Pil, pari al 7,4%, nel trimestre precedente. Dopo dieci trimestri consecutivi di decelerazione, si tratta di un incremento degno di nota che segna il secondo atterraggio morbido dell’economia cinese in poco meno di quattro anni.
Malgrado i discorsi sull’imminente spostamento dell’asse verso la domanda interna, la Cina continua a dipendere fortemente dalle esportazioni e dalla domanda esterna, fattori determinanti per la sua crescita economica. Non è un caso che gli ultimi due rallentamenti del Paese siano avvenuti subito dopo che i suoi più grandi mercati esteri, l’Europa e gli Stati Uniti, avevano registrato uno stallo nella crescita. E proprio come l’atterraggio morbido dei primi mesi del 2009 aveva fatto seguito a una terribile crisi di matrice americana, così anche quest’ultimo è stato la diretta conseguenza della crisi del debito sovrano europeo.
La Cina è riuscita a resistere ai duri shock esterni degli ultimi quattro anni grazie al risparmio (53% del Pil) e alle riserve valutarie (3.300 miliardi dollari), che hanno funto da cuscinetto. Inoltre, a differenza dell’Occidente, che si è quasi completamente giocato la carta della politica anticiclica tradizionale, si è riservata un ampio margine di manovra per operare aggiustamenti fiscali e di politica monetaria in base alle circostanze. Allo stesso modo, un’efficace dinamica di urbanizzazione continua a fornire un solido sostegno all’economia dei grandi investimenti promossa dal Paese, consentendo al contempo ai lavoratori rurali, più poveri, di migliorare il proprio reddito trovando un impiego meglio retribuito nelle città.
Tuttavia, questa potrebbe essere l’ultima volta che la Cina riesce a resistere a uno shock esterno senza ripercussioni sulla propria crescita. Il premier Wen Jiabao aveva già preannunciato questo scenario quasi sei anni fa, più precisamente nel marzo 2007, sostenendo che l’economia cinese, apparentemente straordinaria, era diventata “instabile, squilibrata, scoordinata e, in ultima analisi, insostenibile”.
Da allora, molti degli aspetti di forza della Cina sono stati messi a dura prova dai fin troppo frequenti shock esterni. Il settore bancario fatica ancora a riprendersi dalla situazione dei crediti inesigibili estesi in seguito alla crisi globale del 2008. Trovare alloggi a prezzi accessibili diventa sempre più difficile per coloro che si trasferiscono in città per la prima volta, per non parlare del clima di preoccupazione venutosi a creare l’anno scorso, nei mesi precedenti il cambio di leadership nel Partito comunista, per via degli scandali di corruzione e dei relativi rischi di disordini politici.

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