
Un avvenire sino-americano?
Se qualcuno non l’avesse già fatto, è bene che si metta l’anima in pace: l’economia mondiale sarà trainata da Usa e Cina. Per l’Europa ci vorranno almeno vent’anni per rimettersi in carreggiata, ma almeno può contare sulla certezze dell’Euro: “Che la Grecia non può scalfire”, come scrive Federico Fubini su Repubblica nell’intervista a James Gorman, presidente e Ceo di Morgan Stanley, il colosso bancario statunitense che nel 2006 rischiava il tracollo. Dal 2010 ne ha preso la guida, ne ha ridotto il bilancio di un terzo e ora la sua banca vale la metà del prodotto lordo italiano. Ed è proprio all’Italia che il banchiere 55enne indica il vero problema che la sta trattenendo sul fondo del barile. Mai più – Gorman assicura che una crisi come quella del 2008, partita da Wall Street, non si ripeterà finché campa: “Qualcuno mi disse che non avrei avuto vita molto lunga” ha scherzato. Dice che le banche globali si sono trasformate, sia grazie a nuovi regolamenti che a capitali maggiori e disponibilità di denaro liquido migliore. Non è tanto la quantità di denaro secondo Gorman a rendere una banca solida: gli attivi nei bilanci devono basarsi su titoli sani ed è convinto che i lupi di Wall Street hanno imparato la lezione del 2008.
1% vs 99% – A chi critica gli aiuti della Fed con il quantitative easing che avrebbe aiutato solo l’1% più ricco degli americani, Gorman rigetta e rilancia: “La Fed ha agito nell’interesse del 100%” aiutando quindi: “Tutto coloro di cui gestiamo il denaro o a cui prestiamo” dai 56mila dipendenti della banca al venditore di hot dog intorno al palazzo. Le banche insomma nella convinzione di Gorman – e sorprenderebbe se non la pensasse così – sono indispensabili: “Prendono denaro da chi ha un surplus di rispramio e lo danno a a chi cerca di costruire e crescere a credito, pagando un interesse”.
Motori – Nel mondo ci sono tre motori economici, sostiene il ceo di Morgan Stanley: “Uno americano e due cinesi”. Anche se la Cina ha rallentato, ora è grande quanto l’America e continua a crescere il doppio degli Stati Uniti. L’Europa invece ha tre scenari possibili: “Uno è l’implosione dell’euro e dell’Ue” dice Gorman che non crede all’ipotesi; il secondo scenario è un declino dell’Europa meridionale per: “Problemi strutturali e per assenza di crescita”, e tra le cause scatenanti ci sono la scarsa crescita della popolazione e l’immigrazione; terzo scenario è quello in Gorman crede di più, cioè una crescita lenta in 10-20 anni grazie alle riforme strutturali.
La ricetta per l’Italia – L’euro comunque terrà, secondo Gorman: “Per ragioni che superano l’economia” e la Grecia non ne uscirà, anzi: “Ristrutturerà il suo debito. Ma se un Paese dovesse lasciare l’Ue non sarebbe la fine dell’eurozona”. Il vero problema del Sud Europa è nella sua sostenibilità demografica. Secondo Gorman nei paesi dell’Europa mediterranea si fanno troppo pochi figli e: “troppo poche persone che lavorano per sostenerne troppe in pensione. Matematicamente, non funziona”. L’Italia, come il Giappone, produce innovazione e beni di qualità, secondo Gorman, esportabili su vasta scala. Se l’Italia però vuole ripartire, può solo: “Creare incentivi finanziari per affrontare il problema del numero delle nascite”, basse, bassissime.

