
Rivoluzioniamo tutto, cioè noi
Nella società liquida e globalizzata nulla è come prima. La mente umana però è conservatrice (leggi pigra) e ha grosse difficoltà a dotarsi di immaginari pionieristici.
Così nelle crisi da globalizzazione esprime risposte irreali e irrealizzabili, legate a epoche di economie chiuse e di Stati sovrani.
Alla crisi di globalizzazione si risponde solo agendo su più piani diversi tra loro, con azioni anche a volte contrastanti, per poi andare a sintesi.
Società ed economia
Dal punto di vista socioeconomico quest’era comporta: accentramento di poteri e ricchezze, impoverimento, proletarizzazione e allargamento dei mercati in cui le forze demografiche maggiori e socialmente più arretrate irrompono da padrone.
Quindi si tratta di aiutare – facendo leva soprattutto sulla sinergia delle iniziative economiche – la gente a non retrocedere, a farsi produttrice sociale (vuol dire creare la partecipazione a rete delle iniziative locali) e a sostituire in questo, lo Stato latitante e i sindacati inutili.
Su tale piano si può agire in chiave movimentista, trasversale, civica e localistica a prescindere dagli equilibri politici della fiction scenica su portata nazionale. Non importa in questo ambito schierarsi con questo o quel leader o cartello elettorale, tutt’altro. Sarà tutt’al più, una preoccupazione subordinata che può fare da corollario. Senza alibi però: se la si ha in testa come priorità strumentale è meglio lasciar proprio perdere.
Cultura e vita
Dal punto di vista culturale ed esistenziale si tratta di ribaltare tutto il portato sovversivo (progressista e conservatore) del trozkismo liberal già in azione da almeno mezzo secolo e d’imporre una rivoluzione incentrata sul Vir, sull’eroismo, sull’azione, sul concetto assiale.
Il nemico alla fin fine è l’ideologia del gender, che non è solo sessuale ma che si manifesta in tutti gli ambiti dell’espressione occidentale di oggi, ivi compresi quelli dell’antagonismo reazionario.
E’ una guerra ideologica, culturale ed esistenziale che si deve combattere, anche da soli contro tutti, a prescindere da qualsiasi ragionamento utilitaristico, che del resto risulta sempre sbagliato.
Potenza
Sul piano internazionale ma non solo, anche su quello dell’acquisizione di potenza – condicio sine qua non per la stessa sopravvivenza biologica – si deve fare sponda critica con la Germania, con la sua dottrina di reciprocità che è la sola in grado di sganciarci dal monopolio americano e di collegarci da autonomi e rispettati ad est. La sola che può consentirci di fare sistema senza abbandonare la vocazione sociale e di farlo in competizione con l’invasivo asiatico. Un rapporto che deve essere critico, soprattutto perché dal punto di vista della cultura esistenziale la società è prigioniera del credo sovvertitore, ma dev’essere una critica che va non nella direzione di meno Europa e di meno Germania, in quella invece di più Europa e di più Germania, di più partecipazione e meno democrazia.
Imperium
Nella società liquida, post-statale, dis-sociata e implosa, su ogni piano si deve svolgere il proprio compito, ma non c’è un menu valido per tutto. Si deve creare potere e sistema (nel localismo e con la ricostruzione delle categorie), si deve rivoluzionare la relazione concettuale con il mondo, la vita e ogni suo aspetto, si deve infine pungolare il centro monco dell’Impero (Berlino lo sarà sempre ma serve che si rivitalizzi con Roma) e sostenerlo contro tutti i suoi detrattori e rivali wasp. In altre parole si deve riuscire, a scala europea, a imporre un modello culturale ed esistenziale ungherese alla locomotiva tedesca.
Tutto questo apparentemente è contraddittorio, anche schizoide. Lo è secondo una logica d’inscatolamento cartesiano. Se, come riuscimmo in passato, facciamo però del nazionalismo rivoluzionario e sociale un motore rigenerante e dell’Imperium il modello formante, ecco che tutti gli anelli si collegano tra loro come per magia. La mente umana però è conservatrice (leggi pigra) e ha grosse difficoltà a dotarsi di immaginari ambiziosi e vincenti. Li rimuove sempre considerandoli astratti, impossibili, ma è così che si scava immancabilmente la fossa. Rivoluzioniamo i nostri neuroni. Se siamo uomini sani ce la possiamo fare. L’unico freno siamo noi: rendiamocene conto una volta per tutte!

