Le apparenze ingannano

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Syriza non è Alba Dorata e trascinerà la Grecia nel baratro o nel baratro

Diffidare dalle apparenze. La svolta qualunquista e becera del populismo nostrano rischia di far confondere le posizioni di Syriza con quelle di Alba Dorata perché – dicon gli stolti – si oppongono allo stesso nemico. Un nemico che, senza sfumature è identificato nell’Euro, nella Bce, nella Ue e nella Germania. Non è affatto così, non solo perché non c’è equivalenza tra i quattro soggetti e neanche perché le cause dei disastri non risiedono tutti là dove ci si sbriga a indicarli. Non solo per questo – e anche in questo, in un senso o nell’altro, le valutazioni dei due soggetti divergono – ma soprattutto per questioni di fondo.

Questioni di fondo

La prima questione di fondo è che la crisi dell’Occidente – che in gran parte dipende da se stesso e in altra dall’insorgenza cinese e dall’esplosione demografica del sud – è determinata dall’avvento di un’era oligarchica e cosmopolita con relativa dittatura di classe, di casta e di loggia. Nel che Syriza non pare affatto avere le idee chiare. O forse le ha chiarissime ma sta dalla parte di chi domina.

La seconda questione di fondo è che per battersi bisogna rischiare, pagare, morire, andare in prigione e tenere fermo il passo come alle Termopili. Alba Dorata lo sta facendo, Syriza no, né ha la stoffa per farlo.

Infine serve un programma di socialismo nazionale applicato, con tanto di soluzioni concrete, non demagogiche, un programma rivoluzionario e concreto verso il quale Alba Dorata ha quantomeno dimostrato di nutrire molta buona volontà; Syriza invece, dietro lo scudo dialettico di una difesa dei poveri, si erge di fatto a sindacato dei parassiti privilegiati e conta di barattare il baratro dei più con alcune concessioni clientelari.

Non c’è nulla di così sicuro

Non esiste alcuna soluzione miracolosa, né nell’Euro né fuori dall’Euro, se non c’è un sistema alternativo in piedi, un sistema pratico, attivo, spregiudicato e a valenza rivoluzionaria. Per questo con Alba Dorata la Grecia potrà farcela sia nell’Eurozona che al di fuori o, ancor meglio, in una soluzione mista. Con Syriza no.

Con Syriza, la Grecia fuori dall’Euro, così come uscirebbe, potrà non affondare del tutto, ma non per lungo tempo, solo se diventerà di fatto una contea americana, oppure si trasformerà subito in una provincia turca in mano a spregiudicate incursioni cinesi.
Con Syriza nell’Euro, così come ce la terrebbe, la Grecia si piegherà alla Trojka e gli elleni s’inginocchieranno ulteriormente, tranne i clientes per i quali il cialtrone strapperà privilegi parassitari. In compenso, per parare il contraccolpo elettorale, il clown medita di concedere un milione di nuove nazionalità che, tenuto conto della popolazione greca, è come se domani venisse assegnata la nazionalità italiana a sei milioni di extracomunitari.
E, comunque vadano le cose, il buffone, complice di chi dice di contrastare, si è premurato di far sì che siano i greci a scegliere apparentemente il baratro nel quale li condurrà.

Ma i conti a volte si fanno senza l’oste e il vino di Alba Dorata è buono.

 

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