Il 22 e il 23 marzo è anche una questione personale.
Ed è una questione comunitaria, oltre che popolare.
Il tuo Sì è un dovere morale
Lo devi a Mario Merlino, imprigionato per ben quattro anni con l’accusa falsa di coinvolgimento nella strage di Piazza Fontana (12 dicembre 1969) prima di venire infine assolto al termine di un’odissea carceraria.
Lo devi a Nando Ferrari, ingiustamente carcerato in un cella bagnata per tempo immemore a causa del primo depistaggio per la strage di Piazza della Loggia a Brescia, 8 maggio 1974. Contro di lui le false accuse suggerite dal depistatore in divisa Delfino, attivato dal capo della Gladio, Taviani, allo scopo di coprire la pista rossa seguita sia dalla Questura che dal giudice Arcai, rimosso per non aver voluto cedere alle manipolazioni. Onore, in questo caso, al Magistrato!
Lo devi a Cesare Ferri, imprigionato a lungo per l’accusa campata in aria di aver commesso quella strage e contro cui la Magistratura sostenne che all’esame universitario che quel giorno stava svolgendo a Milano, avrebbe… inviato un sosia…. in grado di ingannare i colleghi di facoltà e i professori!
Lo devi all’onestà e all’obiettività. Perché in calce a quella strage non solo non s’indagò su alcuni lì presenti delle BR, ma si decise che era irrilevante mettere agli atti una telefonata tra la moglie dell’ambasciatore cubano e la presidentessa dell’associazione Italia-Cuba in cui costei l’informava di essere al corrente dell’attentato fin dalla vigilia.
Lo devi a Mario Tuti e ai suoi coimputati che, prima di essere assolti in terzo grado per la strage sul treno Italicus (4 agosto 1974), vennero condannati in appello, con la Corte che mise per iscritto che le contraddizioni e le scene mute del loro accusatore dimostravano la sua… autenticità!
Le accuse circostanziate da parte di una testimone nei confronti di una collaboratrice dei servizi segreti che aveva udita mentre, nel suo negozio, parlava dal telefono pubblico – in anticipo – di quella strage, non potevano essere invece credibili… Anche questo sta nero su bianco.
Lo devi a Lello Graziani, condannato per ricostituzione di partito fascista, con Ordine Nuovo e perfino, in primo grado, per l’omicidio del giudice Occorsio, al quale era assolutamente estraneo.
Lo devi a Paolo Signorelli, a lungo detenuto per accuse ideologiche e più volte condannato, anche se non in forma definitiva, per omicidi ai quali era completamente estraneo.
Lo devi a Massimiliano Fachini contro il quale riuscirono a fare giochi di prestigio fino a comminargli dieci anni di carcerazione preventiva!
Lo devi a Carlo Terracciano che ebbe la fortuna di passare solo un anno e mezzo in carcere in attesa di processo ideologico.
Lo devi ai dirigenti di Avanguardia Nazionale, inquisiti e imprigionati senza ragioni sia per l’Italicus che per la strage di Bologna (2 agosto 1980)
Lo devi ai giovanissimi di Terza Posizione, imprigionati per ben quattro anni e mezzo, prima di essere assolti, per il reato incredibile di pericolo potenziale.
Lo devi a chi è stato costretto a latitare per anni e anni, a iniziare da Stefano Delle Chiaie o a chi è stato assassinato all’estero come Pierluigi Pagliai
Lo devi a Massimo Morsello, condannato a ben dieci anni per “devastazione” per il semplice fatto di essersi rifiutato di ritirare la propria testimonianza per l’omicidio di Alberto Giaquinto.
Lo devi a Walter Spedicato, costretto a morire all’estero dopo 12 anni di esilio senza che fosse mai condannato, anche perché a suo carico non vi era assolutamente nulla.
Lo devi a tutti gli imprigionati per la strage di Bologna, incriminati da “pentiti” pilotati e poi rei confessi delle loro calunnie.
Lo devi a Luigi Ciavardini, accusato dalle elucubrazioni – dicasi elucubrazioni, perché si trattò precisamente di o p i n i o n i – di un femminicida ergastolano. Benché sia stato dimostrato ampiamente che le accuse erano infondate, egli rimase imputato. E quando la Cassazione dimostrò che non poteva aver commesso quella strage, all’Appello bis lo si condannò come… mandante, da minorenne, dei suoi capi!
Lo devi a Gilberto Cavallini, condannato con elementi assurdi per la strage, dopo che era stato già assolto in tutti i gradi. Sono riusciti a calpestare perfino il principio basilare del Non bis in idem!
Lo devi all’onestà e all’obiettività. Perché in quel processo sono stati ignorati tutti gli indizi e gli elementi di segno contrario, fino alla restituzione del suo passaporto a un militante della sinistra rivoluzionaria che lo aveva smarrito durante l’esplosione. Con tanto di giochi di prestigio su cadaveri che appaiono e scompaiono e con diversi terroristi internazionali identificati sul posto, ritenuti irrilevanti con la formula “c’è un grumo di sospetto”!
Lo devi a tutti coloro che sono stati perseguitati per le loro idee, per le loro opinioni, per le loro scelte, per i loro omaggi ai Caduti e per l’aver voluto a tutti i costi essere fedeli all’onore.
Lo devi, ovviamente, anche a decine e decine di migliaia di italiani accusati e carcerati ingiustamente per i reati più vari, perché la sfrontata onnipotenza di certi PM non è stata rivolta solo in una direzione, anche se in questa non ci si è fatto proprio mancare nulla.
Fin quando non esisterà un’Autorità superiore
a composizione mista che potrà controllare e rettificare gli obbrobri liberticidi e le iniquità sfrontate, saremo tutti ostaggio di una casta oligarchica dai poteri assoluti, una cosa che non esisteva neppure nel tanto vituperato Ancien Régime.
Non è solo per noi che devi andare a sbattere loro in faccia quel Sì! Lo devi fare per tutti, perché disinnescare la tirannia è una necessità comune.
Non è solo per noi che va fatto, ma per noi è un dovere morale sfidarli con il Sì.
A prescindere da quale sia poi il risultato, perché quel Sì sarà per noi sempre e comunque un sinonimo di Me ne frego! Come quando cadeva la loro mannaia.
Caro inquisitore mio che non sei abituato a essere messo in discussione, te lo ribadisco proprio oggi ché sei tu che stai tremando, mentre non eri mai riuscito a far tremare noi!
Chissà se riuscirai mai a cogliere questa differenza enorme tra di noi.

