Mi complimento con chiunque si sia battuto per il SÌ, ben sapendo che si trattava quasi di una missione impossibile.
Come si può verificare, l’avevo detto fin dall’inizio.
E avevo messo in guardia su quello che fin da domani potrà accadere.
Che il No avrebbe vinto stava nell’ordine delle cose, in quanto la riforma aveva messo seriamente in pericolo privilegi consolidati e interessi consociativi e perciò contro di essa tutto il sistema parassitario, tutto il potere “sussidiario” si è coalizzato compatto.
Abbiamo avuto le alzate di scudi di monsignor Zuppi, con il silenzio ufficiale e oggettivamente complice della Chiesa; abbiamo registrato la mobilitazione dei musulmani italiani; abbiamo assistito alla chiamata alle armi di tutto l’apparato sindacale e partitico delle sinistre; abbiamo letteralmente udito il silenzio interessato di tutto il crimine organizzato al quale sapere con largo anticipo chi lo giudicherà è evidentemente molto più utile che scoprirlo. Abbiamo assistito, ovviamente, all’ingiustificata quanto farsesca entrata in scena dell’Anm.
Di fronte c’erano i pur tanti tartassati dalla tirannide togata, a iniziare dalla figlia di Enzo Tortora, gli intellettuali onesti che non hanno abbandonato la loro battaglia libertaria (Sansonetti, Parisi, Cassese ecc). Abbiamo avuto anche politici onesti, come Calenda.
La mala fede in nome di un’appartenenza d’area è stata però così importante che ha perfino caratterizzato le scelte di alcuni che pure hanno subito il Teorema Calogero o porcherie simili.
Di fronte a tutte queste consorterie
c’erano cittadini soli, chiamati a farsi un’idea su qualcosa che quasi nessuno ha spiegato perché, figli di una genìa non solo menzognera ma contraffattrice, i sacerdoti del NO hanno fatto campagna rovesciando completamente il quadro fino a far passare due enormità ignominiose. Che la riforma volesse sottomettere la giustizia alla politica quando, nero su bianco, ed evidentissimo, era esattamente il contrario. Che si stesse modificando la Costituzione, cosa già accaduta diciotto volte senza problemi. Peraltro oggi sarebbe avvenuto nella direzione che era stata proposta dai giuristi costituenti ma venne bloccata da Togliatti a cui faceva comodo mantenere il sistema emergenziale varato, per la guerra, nel 1941.
In pratica chi ha votato NO lo ha fatto per interesse e privilegio o perché invischiato in una ragnatela di prese per il sedere e ha avallato esattamente quello che pensava di voler sventare.
Ora i falsari cantano la loro vittoria, esattamente come fa qualsiasi venditore di merce avariata una volta piazzata
Ma non è questo il punto.
Quello che conta sono altre cose.
PUNTO PRIMO: L’Italia che da tre anni sta marciando alla grande sul campo internazionale e che ha acquisito un rispetto che non aveva più dai tempi di Craxi, nonché un ruolo strategico divenuto importante, ne esce indebolita in Europa perché oggi ha mantenuto una tirannia giuridica incompatibile con i paesi europei. Senza contare che la riforma della giustizia era anche una condizione che i nostri partner ci richiedevano nel pnrr che potrebbe perfino essere rimesso in discussione.
PUNTO SECONDO: Nelle partite internazionali oggi in atto può convenire a Cina, USA (sì USA), Israele e Russia (che sulle infiltrazioni sovversive ha la sua sola forza) di cercare di cambiare, ora o tra un anno, maggioranza italiana e soprattutto premier. Lo scopo è triplice: riportarci alla sottomissione totale di tre anni fa; indebolire – eliminando il nostro ruolo di mediazione e di filtro – l’Europa; boicottare e frenare l’Eurafrica con il Piano Mattei.
PUNTO TERZO: La tirannide è stata messa in discussione. Ne è uscita con sollievo, ma è vendicativa. Abbiamo già visto alla vigilia quali sono stati i messaggi sia sostanziali (la Cassazione su Cgil e Cavallini) sia a parole (“con voi faremo i conti dopo”).
Chi li conosce sa bene che non sanno perdere ma non sanno neppure vincere perché, non trattandosi di gente solare, serena, forte, ma di cultori della formula subdola, della calunnia impunita, non sanno cosa siano la temperanza e la magnanimità.
Lo conosciamo sulla nostra pelle, per alcuni di noi non è una novità, ci siamo abituati.
Prepariamo anche gli altri che s’illudono che non sia così!
Mi complimento con chiunque si sia battuto per il SÌ, ben sapendo che si trattava quasi di una missione impossibile
Ora non dobbiamo viverla coma una disfatta, bensì come il richiamo al proprio posto di combattimento per difendere la nostra terra – Italiana ed Europea – e il nostro diritto, conquistato, di stare a testa alta. Soprattutto quando la canaglia si ringalluzzisce.
Nessun avvilimento e nessun disfattismo.
I privilegi tenuti in piedi in qualsiasi modo non cambiano nulla nella LORO decadenza e nell’inesorabile tramonto di chi non ha più alcun rapporto con la realtà e con la natura.
Come si è già visto in altri scenari, la difesa con unghie e denti di uno status che fa acqua da tutte le parti rende solo più lacerante la fine.
La LORO fine, perché sono in declino irreversibile, incapaci ormai di gestire qualsiasi loro vittoria, in quanto sono in crisi di corrispondenza con la realtà e non hanno alcuna possibilità di venirne fuori.
Non siamo noi a dover disperare del domani.
E comunque, buon 23 marzo, anche allora sembrò partire sconfitto…

