giovedì 9 Aprile 2026

A quale erre corrisponde il tuo sentire?

Perché nel caos odierno si perde facilmente la bussola

Più letti

Global clowns

Note dalla Provenza

Colored

Nemmeno in 1984 andava così. Sono in atto diversi conflitti di cui si sa poco e nulla, tra censure, propagande incrociate, falsificazioni con l’IA, connivenze, interdipendenze, doppi e tripli giochi.

Tra silenzi alle fonti (russa, iraniana, israeliana, americana ecc) e totale impreparazione degli “esperti”, oltre agli inquinamenti da parte degli agenti d’influenza, le visioni che ci confezioniamo sono del tutto assurde, irreali. Fino al rappresentarci blocchi contrapposti o scontri di civiltà.

Invece assistiamo all’evoluzione di un sistema globale erede del 1945

che deve fare i conti con alcune importanti varianti, prima tra tutti quella demografica e poi la crescita d’influenza europea, il tramonto russo, ma, soprattutto, l’assurgere della Cina a secondo polo di potenza. Scrivevo un quarto di secolo fa in Nuovo Ordine Mondiale tra imperialismo e Impero che la sostituzione di Mosca con Pechino avrebbe creato problemi per la leadership americana in quanto l’intelligenza cinese è molto più acuta di quella rozza delle steppe.

Assistiamo anche a un grosso problema di credibilità delle classi dirigenti, incapaci di gestire un passaggio così drastico senza perderne il controllo ideologico. Dal che possiamo registrare la ferocia dell’autodifesa delle autocrazie tiranniche e del marciume democratico.

Una situazione ottimale

Ma….

…ma sfugge quasi a tutti perché le rappresentazioni dei conflitti (esteri come interni), rigorosamente in veste di imbecillità binaria, eccita e mobilita stupidità contrapposte.

Perché?

Innanzitutto per carenza di formazione. Sia di formazione analitica, scientifica, che di formazione mentale di tipo radicale o rivoluzionario, che si collega con una conoscenza storica ben precisa ed è in grado di ravvisarne la continuità.

Poi per ragioni di indole.

Cosa ha spinto o spinge a fare politica in senso ideale?

Innanzitutto la difesa etica ed esistenziale, ma questo appartiene soprattutto ai giovani e ai giovanissimi i quali, in effetti, sono quelli che oggi sbagliano di meno nell’autorappresentazione o nella delega dei sogni a un settimo cammelleria esotico. Ciò è più proprio ai boomers.

Poi c’è un’insofferenza caratteriale. Essa si esprime in tre categorie diverse, anche se gli eventi le fanno convivere quando c’è tensione fisica, reale, ma non quando, in normalità, c’è una ricerca di soluzione.

Ci sono tre diverse R

La prima è quella dei “Rivoltati”; ovvero di chi, per ragioni giuste o sbagliate, è insofferente verso quanto lo circonda e ne enfatizza tutti i lati negativi, esaltando al contempo ogni cosa che gli è lontano. È un’immaturità adolescenziale che può durare per tutta la vita.

Se si ritrovano senza una guida seria, i rivoltati hanno solo l’anelito di sedizione e scadono nella democrazia di folla.

Le barricate per le barricate. Questo non può che trascinare in basso in un vortice e che dare specularmente dignità a quanto viene osteggiato da una cagnara di canaglia.

Non è una teoria, né un’ipotesi: è la registrazione di ogni precedente storico analogo, da quando abbiamo memoria di società.

Peraltro, così come ammoniva Gaber “la gente s’incontra per un autobus che aveva perduto”, e allora i rivoltati insoddisfatti di ogni colore s’incontrano spesso in ammucchiate scomposte che non durano neppure il tempo di vedersi. Ma continuano a delirare che l’unione di più frustrazioni possa un giorno diventare una forza.

La seconda R è quella dei “Ribelli”. Il ribelle in qualche modo è un anarca. Egli può provare un’empatia meno forte per poli d’attrazione esistenziale e guerriera che pure dovrebbero parlare al suo cuore e può perfino sentirsi equidistante – non eticamente o moralmente ma emotivamente – tra la Russia che invade e gli ucraìni che combattono con onore, o anche fregarsene se la tirannia giudiziaria viene confermata o se le condizioni economiche e sociali della sua nazione peggiorano.
In fondo in fondo per il ribelle conta in misura schiacciante la sua scelta di vita aristocratica (non nel senso del ceto sociale) e molto di meno il resto.

La terza R è quella dei “Rivoluzionari”. Che non significa pretendere di fare la rivoluzione in senso insurrezionale o di cambiamento dei rapporti di produzione. Queste sono delle interpretazioni del termine.

Qualora ci si attenga all’essenziale, rivoluzionario è qualcuno che persegue un cambiamento rivoluzionario in primis delle mentalità. Non lo può fare senza un preciso faro ideale, senza una conoscenza storico-politica e senza un’analisi del reale che si coniughi con entrambi.
Il rivoluzionario non può essere estremista o rivoltato perché dev’essere realista.

E dev’essere inserito nel suo mondo: sia in quello della sua famiglia politica – direi anzi antropologica – che in quella del suo popolo e della sua terra. Deve essere fedele al suo Genius Loci, al suo ethnos e ai suoi riferimenti celesti.

Inoltre dev’essere votato all’impersonalità.

Non può quindi – proprio non può – schierarsi in favore di un qualsiasi soggetto esotico che gli sembri poter fare da castigamatti nei confronti di suo padre. Questa pulsione adolescenziale sessantottina può appartenere al rivoltato e a nessun altro.

Un ribelle può essere anche un rivoluzionario?

Certo e viceversa.

Un rivoltato può, forse, essere stato un rivoluzionario, ma poi ha perso la bussola. Che non significa che doveva scegliere questo piuttosto che quello, in quanto ciò rientra almeno in parte nella soggettività di ognuno, ma che non sa più quali siano i riferimenti del suo cammino, tanto che sceglie per negazione: s’identifica nel presunto nemico del suo presunto maggior nemico.

E dimentica sempre di definire in nome di quale stirpe parla: non può, perché la sta negando.

Un rivoltato è irrecuperabile? Non necessariamente, purché si riesca a recuperare il filo di Arianna in questo labirinto e che lui se ne avveda.

Non pretendo di essere Teseo, ma il mio ce lo metto:

Ultime

Nazionale e rivoluzionario

come dentro al tuo petto eterne risse ardon che tu né sai né puoi lenir

Potrebbe interessarti anche