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Mjölnir, un martello così potente da poter distruggere montagne ed eserciti interi, è senza dubbio uno dei simboli più conosciuti della mitologia norrena, oggi reso popolare da film e serie TV. Nonostante ciò, in pochi conoscono le sue vere origini, così come i molteplici poteri dell’arma che manteneva al potere gli dei di Asgard.
La sua storia inizia, come non potrebbe essere altrimenti, con uno scherzo pesante di Loki. Il dio dell’inganno invidiava profondamente l’amore che Thor provava per sua moglie Sif e decise di vendicarsi intrufolandosi in casa loro mentre dormivano per rasare la testa della dea. Infuriato, il dio del tuono inseguì Loki attraverso i nove regni finché questi, messo alle strette, gli promise di offrirgli un dono con cui compensare l’offesa.
Forgiato dai nani
Con la sua vita appesa a un filo, il furbo Loki si recò a Nidavellir, la dimora dei nani, dove sfidò i fratelli Sindri e Brok a forgiare tre tesori migliori di quelli che i loro colleghi fabbri avevano già consegnato agli dei. Se avessero fallito, il dio li avrebbe portati via senza pagare nulla, ma se li avessero superati Loki avrebbe dovuto pagare con la sua testa.
I due nani si misero dunque al lavoro nella loro fucina, disturbati da una mosca che in realtà non era altro che Loki trasformato. Sindri iniziò mettendo una pelle di maiale sul fuoco e lavorandola mentre suo fratello azionava il mantice, nonostante i morsi della mosca-Loki al braccio. Da questo primo lavoro nacque Gullinbursti, un cinghiale magico che avrebbero poi donato alla dea Freya.
Di nuovo i fratelli si rimisero al lavoro, gettando oro nella forgia e fondendolo fino a formare l’anello Draupnir, che possedeva il potere di moltiplicarsi all’infinito. Il terzo e ultimo tesoro sarebbe stato un martello, perciò, dopo aver portato all’incandescenza alcuni lingotti di ferro, Brok tornò ad azionare il mantice. Disperato, Loki punse il nano in un occhio, cosa che lo distrasse per un istante dall’incudine e lasciò il manico dell’artefatto incompleto.
Nonostante ciò, l’arma risultante superava di gran lunga tutte le esistenti, e gli dei proclamarono i nani vincitori del concorso, i quali donarono felicemente il martello a Thor.
Il furbo Loki, da parte sua, riuscì a salvarsi sostenendo che, sebbene avesse promesso la sua testa, non aveva detto nulla del collo, quindi non poteva essere decapitato. Infuriati, i fratelli presero un ago e gli cucirono la bocca con un cordoncino di cuoio, affinché smettesse di ingannare tutti.
Un’arma leggendaria
La nuova arma fu battezzata con il nome di Mjölnir – “demolitore” o “creatore di fulmini” a seconda delle fonti – e possedeva poteri tanto straordinari quanto quello di tornare sempre alla mano del suo proprietario dopo essere stata scagliata, oltre a essere completamente indistruttibile e poter diventare così piccola da entrare nella tasca di Thor. Il suo unico difetto era avere il manico troppo corto, ma per aiutare il dio a impugnarlo i nani gli donarono dei guanti magici che miglioravano la presa e una cintura che raddoppiava la sua forza.
Così equipaggiato, il dio del tuono divenne il guerriero più temibile di Asgard, sconfiggendo numerosi giganti e mostri che sfidavano gli dei. Ma Mjölnir non aveva solo il potere di distruggere: poteva anche garantire fertilità ai novelli sposi e persino resuscitare le capre che trainavano il suo carro, che Thor mangiava quando gli veniva fame durante i viaggi.
Un artefatto così potente suscitò naturalmente il desiderio e l’invidia di molti, come il gigante Thrym, che lo rubò a Thor mentre questi dormiva nel suo palazzo di Asgard. Sconvolto, il dio si rivolse a Loki, il quale, dopo aver scoperto il colpevole, gli chiese cosa potessero offrire gli dei in cambio. Senza esitazione, Thrym pretese di sposare la più bella tra loro: Freya.
Un simile matrimonio era impensabile per gli dei, così Loki convinse Thor a fingersi la dea e a recuperare il martello durante le nozze. Il dio del tuono fu quindi costretto a travestirsi in modo piuttosto comico, indossando abiti femminili, rasandosi e assumendo una voce acuta, del tutto diversa dalla sua.
Che fosse per la recitazione di Thor o per gli incantesimi di Loki, Thrym credette all’inganno, anche se si stupì della mancanza di buone maniere della sua sposa a tavola. Terminato il banchetto, i suoi uomini portarono il martello per deporlo sul grembo della nuova sposa e così benedire il matrimonio: in quel momento Thor colse l’occasione per afferrarlo e uccidere tutti i presenti.
Dato il suo grande significato nella mitologia norrena, non sorprende che i vichinghi fossero soliti portare amuleti a forma del martello di Thor come protezione contro malattie e tempeste, oltre a usarli per favorire la fertilità delle loro mogli e del bestiame.
Per questo motivo gli archeologi hanno ritrovato numerosi pendenti di Mjölnir in tutta la Scandinavia, in Islanda e in Inghilterra: un simbolo che veniva anche inciso sulle pietre runiche per proteggere i defunti nel loro passaggio verso l’aldilà.
Il martello di Thor era così popolare che sopravvisse persino dopo l’adozione del cristianesimo, quando i nuovi credenti portavano un “martello-croce” con cui potevano evitare le persecuzioni religiose. Ancora oggi viene utilizzato, sia come gioiello sia come simbolo della comunità neopagana che cerca di rivitalizzare i miti e le leggende del mondo vichingo.

