giovedì 19 Febbraio 2026

Il Natale nigeriano

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 E’ di oltre 110 morti il bilancio, provvisorio e ufficioso, dei morti di Natale in Nigeria, il secondo consecutivo scandito da attentati e lutti. L’episodio simbolo è avvenuto nella chiesa cattolica di Santa Teresa a Madalla, nello stato confederato di Niger, a circa 45 chilometri dalla capitale federale, Abuja. Qui, la mattina del 25, un’auto bomba e’ esplosa al termine della messa quando i fedeli stavano uscendo dalla chiesa uccidendo almeno 35 persone e provocando oltre 50 feriti, di cui numerosi in gravi condizioni. Un altro morto si e’ registrato a Jos, capoluogo dello stato di Plateau, nel centro della Nigeria martoriato da oltre dieci anni da sanguinosi scontri tra etnie diverse e tra la comunita’ musulmana e cristiana.
Nel nord-est del Paese, sempre il giorno di Natale, i morti sono stati quattro, da sommare alle 70 vittime dei giorni immediatamente precedenti, di cui una sessantina provocati dall’azione repressiva dell’esercito locale in risposta ad alcuni attentati rivendicati, come quello di Madalla, da Boko Haram, gruppo terroristico di matrice islamica che ufficialmente rivendica l’estensione a tutta la nazione della sharia, attualmente in vigore, seppure in modo blando, in 12 dei 36 stati confederati che compongono la Repubblica federale. Boko Haram fu fondata dall’imam Mohammed Yusuf nel 2002 nel nord-est della Nigeria, a Maiduguri, capoluogo di Borno, dove la setta ha ancora le principali roccaforti e fa i maggiori proseliti. Nel luglio del 2009 l’esercito nigeriano effettuo’ la prima, vasta operazione che porto’ all’uccisione di 800 terroristi e alla cattura di Yusuf stesso, morto pochi giorni dopo quando si trovava in una stazione di polizia. Da allora Boko Haram da dichiarato la ‘guerra santa’ al governo centrale e il conflitto si e’ esteso a tutto il nord della Nigeria, fino alla capitale, una volta l’unico posto della nazione dove lo Stato riusciva a far sentire la propria esistenza. Dal 2009 risalgono i contatti ‘esteri’ con gruppi analoghi del Maghreb, con gli Al shabaab della Somalia e al Qaeda, contatti che lo hanno aiutato a un aumento della capacita’ strategica e operativa, culminata nell’attentato alla sede Onu di Abuja di agosto scorso (26 morti). Il primo attentato attentato nella capitale nigeriaia risale comunque al capodanno 2010 e gli analisti e i servizi segreti, sia nigeriani sia internazionali, mettono in guardia da possibili nuove azioni in occasione della fine dell’anno, giorno che segnera’ l’anniversario ideale dell’inizio del periodo durante il quale Boko Haram si e’ imposto come uno dei gruppi terroristici piu’ sanguinari e pericolosi a livello mondiale.
Nel 2011, sempre secondo statistiche prudenti e ufficiose, i morti di Boko Haram e dell’azione repressiva delle forze dell’ordine nigeriane hanno superato abbondantemente il numero mille. Gli Usa intanto hanno condannato la violenza e la Casa Bianco ha preso immediatamente contatto con le autorita’ nigeriane. In Europa hanno condannato gli attacchi il ministro italiano degli Esteri Giulio Terzi che ha parlato di “episodi orrendi”, e il ministro tedesco Guido Westerwelle. Dal Vaticano il portavoce della Santa Sede padre Federico Lombardi ha affermato l’attentato e’ “un’azione assurda” che dimostra “un odio cieco che non ha alcun rispetto per la vita” e alimenta l’odio e la confusione. Condanna anche da parte del presidente nigeriano Goodluck Jonathan: “Questi atti di violenza contro cittadini innocenti sono un affronti ingiustificabili alla nostra sicurezza e alle nostre liberta’ collettive”. Condanne sono arrivate anche dal segretario generale dell’Onu, Ban Ki-Moon e dalla Casa Bianca.
Si consideri che in Nigeria la maggioranza relativa (poco meno del cinquanta per cento) degli abitanti è cristiana, seguita da musulmani ed animisti.
Si consideri che la Nigeria è luogo di scontro energetico e che ha un ruolo importante nell’economia della droga.

 

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