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Addio al Leone delle Fiandre

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Fiorenzo Magni lo scomodo terzo incomodo tra Coppi e Bartali

 

Se n’è andato Fiorenzo Magni: il terzo uomo del ciclismo mitico, insieme a Fausto Coppi e Gino Bartali, è morto all’età di 91 (ne avrebbe compiuti 92 a dicembre). L’ultima apparizione pubblica appena un settimana fa in occasione di un incontro nel salone d’onore del Coni per la presentazione di un libro che lo vedeva protagonista. Ci lascia dunque un campione che ha dedicato la propria vita al ciclismo prima nel gruppo, vincendo tre volte il Giro d’Italia e tre volte consecutivamente il Giro delle Fiandre (da lì, il soprannome di Leone delle Fiandre) poi come dirigente sportivo. Ripercorriamo le gesta con biografia e successi della sua mirabile carriera.
Non era propriamente uno scalatore né un cronometrista, ma un passista formidabile in discesa e con una grande forza di volontà che gli permetteva di resistere bene agli attacchi dei rivali ben più competitivi quando la strada saliva. È passata alla storia l’immagine che lo vede tirare il manubrio con un tubolare stretto tra i denti a causa di una frattura alla spalla: era il Giro d’Italia del 1956 che nonostante l’infortunio e nonostante avesse già 36 anni concluse al secondo posto dietro al lussemburghese Charly Gaul. Un riassunto perfetto del temperamento e della forza del campione nato a Vaiano il 7 dicembre 1920.
E proprio a Vaiano se n’è andato, tra l’altro. Il primo incontro con la bici è da ragazzino per consegne per conto dell’azienda del padre poi il debutto a 16 anni nel 1936 con l’Associazione Ciclistica Pratese e la vittoria del Campionato regionale toscano Allievi nel ’37 poco prima della morte improvvisa del padre. Il giovane Fiorenzo si barcamenò così tra lavoro e bicicletta riuscendo comunque a passare dilettante con l’Associazione Ciclistica Montecatini Terme nel 1938 in compagnia di Alfredo Martini. Fu convocato per i Mondiali di Varese del 1939, poi annullati per la Seconda Guerra Mondiale.
Durante il conflitto vinse la crono-coppie Giro della Provincia di Milano del ’40 poi passò professionista con la Bianchi vincendo non moltissimo. Trovò la propria dimensione al Giro delle Fiandre che vinse per tre volte consecutive dal 1949 al 1951 meritandosi il soprannome di Leone delle Fiandre. Ma poteva un passista-discesista vincere anche un Giro d’Italia, per altro nel periodo in cui i due eroi nazionali erano Fausto Coppi e Gino Bartali? Certo che sì: il primo Giro arrivò proprio nel 1948, il secondo nel 1951 e il terzo nel 1955 a ben 35 anni, attuale record di vincitore più anziano.
Durante la carriera vinse anche tre Giri del Piemonte, tre Trofei Baracchi e tre Campionati nazionali, arrivò secondo ai Mondiali del 1951 e si dovette ritirare in maglia gialla dal Tour de France 1950 per pressioni di Bartali, aggredito sull’Aspin. Infine, una doverosa chiusa: Magni fu squalificato per aver aderito alla Repubblica Sociale Italiana di Benito Mussolini. Fu coinvolto in uno scontro con i partigiani a Valibona, sull’Appennino, in cui morirono alcuni combattenti della Resistenza. Nel luglio del 1944 lasciò la Toscana per trasferirsi a Monza.
Alla fine della guerra fu processato per i fatti di Valibona e altri episodi simili ma venne assolto per amnistia. Forse per queste vicende non venne mai amato dai toscani che preferivano Gino Bartali.

 

 

 

 

 

 

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