venerdì 29 Agosto 2025

Adieu oie sauvage !

Pierre-Alexandre, caduto per difendere l'Europa contro i russi

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Sono venuto a conoscenza solo ieri che in primavera è caduto sul fronte del Donbass, Pierre-Alexandre, un francese di 54 anni che conobbi quando ne aveva venti, mentre io ero in costa a passare il natale clandestino con la mia famiglia. Abitava a Cannes. Era un ventenne impressionante per la tenuta fisica e morale, per lo sguardo e per quella che oggi è parola inflazionata, usata da tutti senza che ne conoscano il significato, che per lui era perfetto: solarità.

Non è il primo conflitto al quale ha partecipato in nome dell’Europa. È stato un vero privilegio conoscerlo, sia pure per breve tempo.

Ormai sono tanti gli europei caduti sul fronte dell’onore:

italiani, francesi, bielorussi e anche molti russi. Da sempre esistono russi che combattono la Bestia, qualsiasi forma apparente rivesta nel suo ottuso imperialismo e nel suo disprezzo per i popoli e per le personalità.

Leggo che diversi scarafaggi da tastiera accusano questi cuori ardenti di essere dei “mercenari”, sottintendendo che si sarebbero fatti comprare per andare a combattere per non si sa bene chi (anche se gli scarafaggi sanno sempre chi, perché loro hanno le antenne puzzolenti sempre dritte…)

Orbene, non a loro, che tanto sono coprofagi, ma a chi distrattamente dovesse incappare in qualcuna di queste accuse,

ricordo:

1. Mercenario non significa altro che soldato (colui che riceve il soldo). La differenziazione nel passato fu data dal fatto che esistevano compagnie di ventura. Come oggi, esempio calzante, la Wagner russa.

2. Mercenario non significa automaticamente in vendita al miglior offerente, né disposto a servire qualunque causa. Spesso muore dimenticato mentre difende quello che tu avresti perso senza di lui. Ricordo le parole de “Il mercenario di Lucera”: “Salvai monache e preti dal rogo del ribelle, ma il papa se ne frega se brucia la mia pelle”.

3. Il soldo percepito in Ucraìna è irrisorio. Mentre in Russia per molti, addirittura quello dell’esercito, rappresenta il triplo del salario percepibile nelle lande desolate e arretrate di quella pattumiera classista e asociale che fa capo a Mosca, e, parlando di reparti internazionali, mentre Wagner ha arruolato gente d’Africa per compensi che a loro sembravano favolosi, chi si sia interessato un minimo alle paghe dei volontari internazionali ucraìni saprà bene che coprono a stento i pasti. In molti, specie all’inizio, dovettero portarsi l’equipaggiamento, armi comprese. I droni li acquistano con collette online.

Nessuno si fa “comprare” e rischia la morte, le mutilazioni, l’infermità, per pochi centesimi, men che meno chi, a differenza di buriati o centroafricani spiantati, ha di che vivere a casa propria.

E, comunque, chiunque vada a rischiare tutto questo anche per semplici motivazioni economiche, merita il rispetto da chi al massimo brucia un semaforo rosso o guida con qualche grado alcolico. Chiunque, ivi compresi buriati e subsahariani al soldo di Mosca.

Non ragioniam degli scarafaggi, ma guarda e passa….

Questi ragazzi che muoiono ai confini d’Europa

e lo fanno con puro spirito guerriero e con un’empatia profonda e mai esibita, rappresentano quello che io vedo di positivo in questa guerra russoamericana all’Europa: il risveglio dello spirito che si esprime e rivela sempre nel sangue. Qualunque sia la causa sostenuta. Anche se, dicendo ciò, questo non significa che si debbano e nemmeno che si possano mettere sullo stesso piano le cause contrapposte. Perché, qualunque remora intellettuale si posa avere per l’una, l’altra è pura prepotenza incolta, infame, sovvertitrice e buia.

Ma al di sopra di ogni causa, anche della migliore, starà sempre l’Esempio guerriero (da non confondersi con la prepotenza di soldataccia) e del Sacrificio eroico.

Grazie Pierre-Alexandre!

È stato un onore averti conosciuto.
Fai la guarda sobre los luceros!

Murmure-nous si nous tombons,
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