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Al compagno non far sapere

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quanto contro nazione e capitale è efficace il finanziere

Provo a rispondere alla domanda di Sergio Rizzo che parlando del destino della Du-cati passata all’Audi si è chiesto «dove sono gli imprenditori italiani?». Sono in azienda, caro Rizzo, impegnati ogni giorno a difendere quello che hanno costruito in anni di lavoro e che un sistema bancario totalmente fuori controllo sta minac-ciando di disintegrare. La domanda corretta non è «dove sono gli imprenditori» ma «fino a quando ci saranno?». Ogni settore industriale, nessuno escluso, sente la morsa della concorrenza straniera e sente sul collo il rischio di dover cedere il passo a soggetti che hanno risorse illimitate.
IL MERCATO EDITORIALE – In editoria, ad esempio, abbiamo Amazon, Apple e Google che erodono ogni giorno lo spazio delle librerie e che faranno sul nostro mercato quel-lo che hanno già fatto in America, diventare editori. È solo questione di tempo. Le conseguenze le conosciamo. Sbaglia bersaglio Rizzo quando accusa gli imprenditori italiani di non salvaguardare le eccellenze di questo Paese. Non alle aziende deve guardare ma alle banche, al sistema del credito. Oggi è questa la priorità. Prima della riforma del mercato del lavoro, prima delle liberalizzazioni il governo deve, ripeto deve, imporre alle banche di riaprire le linee di credito, rispettare i con-tratti sottoscritti, ridurre i costi dei servizi. Fin qui gli imprenditori hanno fronteggiato la crisi mettendo mano ai propri patrimoni, cercando di rompere la ca-tena di ritardi di pagamenti di cui tutti sono vittime e colpevoli, hanno imparato a sopravvivere in un mercato in cui i consumi sono tornati a livello del 1981. (Lo dice una banca e noi confermiamo): Fino a quando potranno resistere? Come possono le aziende italiane, piccole, medie e grandi, difendere le eccellenze nazionali se devono combattere quotidianamente con un sistema del credito che rema contro? Le banche non solo non sostengono la normale attività ma impongono rientri improvvisi e capestro, decidono dei destini delle aziende trattenendo per sé denari che do-vrebbero andare a fornitori, dipendenti, allo sviluppo, agli istituti di previden-za, persino alle casse dell’erario. Stiamo lavorando tutti per salvare le banche, i loro manager e una oligarchia finanziaria. E siamo tutti ricattati. L’ultima osce-nità sono state le dimissioni del vertici dell’Abi per protesta contro il decreto sulle “commissioni bancarie” del governo Monti. Un ricatto, niente di più e niente di meno. Accettiamole queste dimissioni e diamo un segnale chiaro al sistema banca-rio. Oppure dimettiamoci anche noi imprenditori per protesta contro le banche. Ma a chi dovremmo consegnare le nostre dimissioni? A chi possiamo affidare le nostre aziende? A chi?

Fiorenza Mursia*
* Presidente Ugo Mursia Editore
 

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