
La posta in gioco tra farsa, tragedia e ristrutturazione
Obama ha affermato che i leader del G-7 «stanno valutando passi addizionali» contro la Russia, che nel marzo del 2014 decise di annettere la penisola ucraina della Crimea, mossa criticata dall’Occidente. Al G-7 «c’è consenso nel credere che la Russia debba rispettare gli accordi di Minsk». Ha poi aggiunto che «Putin sta scegliendo di mandare a pezzi l’economia russa», sottolineando come le sanzioni della comunità internazionale contro Mosca stanno avendo l’effetto di indebolirla. Ha infine minacciato inasprimenti delle sanzioni, per i quali la Merkel ha fatto buon viso a cattivo gioco.
Questo il quadro. Poi c’è la vera partita.
Ucraìna: a nessuno gliene importa niente. Una situazione impossibile è stata portata a ebollizione con gravi responsabilità da tutte le parti. Se Soros e gli inglesi ne hanno più di tutti, anche la gestione russa, prima e dopo Maidan, non è priva di colpe.
Mentre ci si perde nel tifo di parte (che quando s’incentra sulle minoranze separatiste russofone diventa, come dicono loro, partigiano) si perde la visione d’insieme.
L’Ucraìna è sacrificata in ambo le sue componenti e lo è per impedire che dall’intesa germanorussa possa nascere un futuro europeo diverso da quello voluto a Wall Street e alla City.
L’Ucraìna serve a mettere in scacco l’intesa germano-russa ma nessuno in Occidente finora si è eccitato per Kiev. In realtà a Putin non si perdona la fermezza con le Pussy Riot molto più che l’annessione della Crimea.
Altalena: In gioco sono quindi due cose: il riequilibrio europeo, di cui Berlino si fa promotore, e una visione di cultura quotidiana, sulla quale Berlino è invece fanaticamente opposta a Mosca.
In quest’altalena si svolge tutto il resto. Che se in una dimensione, quella locale, è eroico, epico e tragico, da parte di tutti gli osservatori e players invece non è che strumentale.
Strategicamente il tentativo di far saltare l’intesa è stato operato dagli inglesi che intendevano recuperare l’influenza perduta sul Baltico e in Polonia. Con veri e propri capolavori diplomatici Berlino ha sminato due volte ed ha raggiunto gli accordi di Minsk che per certi versi sono dei capolavori. La contromossa è stata la vittoria della destra in Polonia che rischia d’incendiare ancora un focolaio che poteva spegnersi.
C’è ora anche il serrate militare di Kiev e di Mosca e questo comporta, alla ricerca di un equilibrio, l’obbligo tedesco di promuovere sanzioni suicide. Un pegno da pagare per mantenere le relazioni aperte.
Spazi economici: Questo avviene proprio mentre si cerca, anche e forse soprattutto da parte tedesca, di resistere, almeno in parte, all’attuazione del Trattato Transatlantico e di provare ad aprire allo Spazio Aurasiatico.
Le sanzioni, come pegno autolesionista per mantenere intatto lo sforzo diplomatico, assumono quindi un aspetto importantissimo e non danneggiano tanto l’economia russa quanto quella europea. Perché la Russia non soltanto ha intensificato i rapporti con il resto dell’area Brics (che tanto viene esaltata oggi ma che rappresenta quanto meno un vespaio con forte tendenza al letamaio) ma anche con gli americani che da quando c’è l’embargo in Europa, anche ma non soltanto organizzando triangolazioni, hanno quasi raddoppiato le loro esportazioni verso Mosca.
Insomma è una presa in giro.
L’anello più debole: Tutto questo si potrebbe evitare, sia con più coraggio in Europa che con più sale in zucca in Russia. Perché la situazione così com’è danneggia nell’ordine: l’Europa, la Germania e solo poi la Russia mentre avvantaggia Usa e Inghilterra.
Ma la Russia, a differenza di come la presenta la stampa liberal e di come se la rappresentano gli irriducibili di casa nostra, è un Paese alter-oligarchico, pieno di componenti, zeppo d’interessi inverecondi e anche lì c’è di sicuro chi specula sulle sanzioni e sugli investimenti cinesi e americani. Preso tra due fuochi, loro e i fanatici nazionalisti, nonché obbligato a cercare una coesione emotiva sul piano della minaccia internazionale per sfuggire alle problematiche interne, Putin fa il suo, ondeggiando anch’egli.
La sua tattica di contenimento gli consente di essere meno danneggiato della Germania e di tutta Europa ma non promette soluzioni di rettifica che non possono restare tutte sulle spalle della diplomazia tedesca.
In conclusione: La situazione è scoraggiante perché, gira che ti rigira, il sistema internazionale è una fogna e l’indole di ogni popolo, in queste situazioni di stallo, è ciò che prevale. Tutto va quindi a marcire e a portare utili ai grandi speculatori. Perché i popoli continuano a esprimere le loro capacità. Gli inglesi sono maestri di devastazione altrui e di rapacità. I tedeschi sono solidi e tenaci. I russi sono quelli di sempre, fin dai tempi degli Zar. Il resto non c’è o quando c’è fa la carne da cannone.
Così l’insieme si trasforma in un’offensiva oligarchica transnazionale, con non poche tentazioni bi-partisan. Tranne che per chi combatte e muore che, visto da un’ottica utilitaristica diventa uno scemo. Osservato con occhi meno ignobili e più saggi è l’unico invece a non essere burattino né buffone. La dimensione tragica lo eleva sulle nostre pietose farse infarcite di razionalismo materialista idiota.

