La mossa di Berlusconi terrorizza la sinistra che scopre di poter governare e cerca una via di fuga
Non ci sono i numeri, è questo l’incubo di Bersani. Con il Porcellum è vero che alla Camera la maggioranza è quasi assicurata, ma al Senato,che viene eletto su base territoriale, i numeri potrebbero essere insufficienti. La paura è quella che si riproponga lo stallo del governo Prodi, quando ilProfessore dovette fare affidamento sui senatori a vita per fare approvare ogni proposta. E’ in questo quadro che si inseriscono le aperture a Casini che, a detta di Bersani, può essere un buon interlocutore. Maquando si parla di Udc si parla di Monti e della sua agenda. E su questo gli alleati di Sel sono intransigenti: se il centrosinistra sposa l’agenda Monti non ci siamo noi.
IL NODO MONTI – Per una forza come Sel, che ha incentrato la sua campagna per le primarie sulle critiche alle riforme del Professore, è da escludere che il nuovo programma sia in linea con quello di Monti. “Noi abbiamo un’altra agenda politica e certo non guardiamo all’agenda di altri”, spiega ad Affaritaliani.it Gennaro Migliore, braccio destro di Nichi Vendola. “Se cadiamo nel meccanismo ‘contro – a favore’ ci facciamo del male. Certo ci potranno essere delle cose in cui ci sovrapponiamo, ma non è il nostro problema principale misurare la distanza o la vicinanza dall’agenda Monti”. Niente da fare quindi, nessuna apertura a Monti. Anche se Riccardo Nencini,
leader dei socialisti (la terza gamba della coalizione di centrosinistra) ad Affari aveva parlato di un “entente cordiale con Casini”.
BASE PROGRAMMATICA – L’unica ipotesi possibile è quella di fare un accordo su base programmatica. Che cosa significa? Vuol dire che la coalizione di centrosinistra rimarrà ben distinta dall’Udc, ma che su alcuni punti definiti in precedenza, i voti confluiranno. Questo però azzopperebbe l’esecutivo, visto che su molti punti, dall’Imu alla riforma del lavoro, dai matrimoni gay all’eutanasia, l’esecutivo avrà le mani legate. “Mi sembra di mettere il carro davanti ai buoi”, spiega Migliore. “Secondo me avremo i voti sufficienti per governare anche al Senato”.
L’ANTIMONTISMO – Bersani non ha mai apprezzato alcuni dei provvedimenti di Monti. In questo anno ham sempre votato per senso di responsabilità le leggi del governo, pronto a distaccarsi dal Professore in campagna elettorale. Ma la discesa in campo di Berlusconi con toni incendiari contro il governo dei tecnici ha lasciato Bersani col cerino in mano. La tattica del Cavaliere è palese: far passare il Pd come il partito delle tasse, dell’Imu, delle tredicesime mangiate da nuovi balzelli. Mentre Berlusconi rispolvera il suo cavallo di battaglia: meno tasse per tutti. Ma in quest’ottica il centrosinistra ha un asso nella manica: Vendola. Se è vero che Bersani non può sbilanciarsi troppo sul tema, il leader di Sel ha licenza di uccidere. Ed è quello che serve a
Bersani per agganciare il malcontento diffuso dell’elettorato. E a quel punto Casini non sarà più necessario.
