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	<title>Gabriele Adinolfi, Autore presso NoReporter</title>
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	<title>Gabriele Adinolfi, Autore presso NoReporter</title>
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		<title>Rigettare l&#8217;ideologia dell&#8217;impotenza!</title>
		<link>https://noreporter.org/rigettare-lideologia-dellimpotenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Adinolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Apr 2026 23:56:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alterview]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Idealizzare ogni distorsione e qualsiasi brutalità per mascherare la propria intima debolezza è patologico</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Presunzione salottiera ma con i modi sguaiati delle bettole: a questo si è generalmente ridotta la mentalità “politica” delle estreme autoemarginate.<br>Esse si fanno forti di una “saggezza” politica assunta dalla lettura, spesso effettuata senza riflessione ma per ricavarne piuttosto delle verità fossilizzate, di testi e dottrine fuori contesto, di cui si è smarrito lo spirito originario.</p>



<p><strong>Ma re travicello non è mai stato un re e l’asino delle reliquie al massimo raglia.</strong></p>



<p>Come l’ultimo uomo nicciano, in sostegno delle certezze acquisite, molti ammiccano e ogni cosa che mette in discussione gli schemini preconfezionati diventa per loro sospetta, risibile, inventata…</p>



<h2 class="wp-block-heading">È una patologia contagiosa: la chiamo religione dell’impotenza.</h2>



<p>Ovviamente alcune delle “verità” fossili provengono da verità effettive, solo che è ben raro che le si riconoscano così come sono effettivamente se le si fissa aprioristicamente in rappresentazioni astratte e rozze.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Eppure…</h2>



<p>Esiste una verità che ci potrebbe orientare sul serio e che ci tramandiamo da prima che noi stessi nascessimo, ovvero l’unità spirituale e sistemica di comunismo e capitalismo. Una verità talmente scontata e proprio per questo non approfondita, che i più l’hanno addirittura dimenticata, e magari, se qualcuno gliela ricorda, ghignano replicando – in una società capitalista che si è sviluppata sulla falsariga de <em>Il Manifesto</em> – che il comunismo non c’è più.</p>



<p>Sono solitamente gli stessi che sostengono con scherno che non esiste più Jalta e non hanno compreso come sia evoluta, ma pur sempre sugli stessi architravi e perfino con le stesse strutture.</p>



<p><strong>Questa verità sacrosanta può comunque produrre anch’essa un grave errore di valutazione e rivelarsi fuorviante.</strong></p>



<p>Nella simbiosi capital-comunista la parte più efficace, intelligente e pervasiva la fanno la finanza e i vertici storici di quest’ermafrodita che si trovano più a Londra e New York che non nelle roccaforti della rozzezza, a loro utili e da loro dipendenti, piazzate ad est e a sud del pianeta.</p>



<p>Ma questo non deve suggerire una lettura rovesciata, per la quale il dipendente rozzo e incapace diventa un oppositore vero o, addirittura, migliore del suo superiore.</p>



<p>Prima di scadere in quella scempiaggine che consiste nell’individuare nelle subculture dei capitalisti arretrati, gelosi e rancorosi &#8211; a Mosca, a Caracas o a Pyongyang &#8211; delle opposizioni reali e perfino virtuose dell’Occidente fino a tifare per queste congreghe di sgangherati, si era affermato che gli USA, il capitalismo e l’alta finanza sono più pericolosi dell’orrore trinariciuto che si pretenderebbe d’opporre loro.</p>



<p>Vero. Proprio perché rappresentano un comunismo riuscito e non un capitalismo fallito, a differenza di quei sottosviluppati che li contrastano strillando mentre dipendono da loro in tutto e per tutto e li servono regolarmente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ciò non andava interpretato nel modo riduttivo che poi prese piede, ma in tutt’altro</h2>



<p>Non si doveva tifare per gli scarti della civiltà e per i fallimenti endemici pretendendoli migliori di un sistema dominante, bensì apprendere da altri modelli che risultarono migliori – e quindi anche più seducenti e vincenti nel confronto – al fine di proporre alternative positive. Perché, invece tramutarsi in hooligans delle pattumiere? Che tali sono e tali si dimostrano ogni giorno.</p>



<p>Non è vero che qualunque cosa è meglio di quello che domina, e ce lo dicono i fatti, non le teorie o gli ammiccamenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Esiste una cartina di tornasole pressoché infallibile</h2>



<p>ed è il sentimento dei popoli, che saranno pure ignoranti (lo sono poi davvero?) ma le cose le sentono e le capiscono.</p>



<p>Se il malcontento nel mondo occidentale è diffuso ma non esasperato come lo è altrove, va colto per offrirvi soluzioni positive e serene, non per opporvi quelle deformi dei suoi presunti nemici.</p>



<p>Perché si ha un bel dire che le cose vengono raccontate da media main stream che – in teoria ma non sempre in pratica – dovrebbero demonizzare gli sfidanti reali o presunti, ma nessuno può inventare né coltivare, e meno ancora mantenere a lungo in vita, le reazioni di massa alle tirannie “antioccidentali” come alcuni si raccontano per esorcizzare la caduta delle maschere e continuare a vivere con il prosciutto sugli occhi e l’autoinganno come droga.</p>



<p><strong>Se si resta, o si ritorna, semplicemente normali,</strong> il buon senso ci suggerisce che le presunte alternative all’Occidente non solo sono oggettivamente peggiori di esso ma forniscono, per esclusione, una forza assoluta al sistema dominante che non può essere modificato nel nome o nel modello di quei fallimenti, per muscolari e prepotenti che siano, tanto poco seducente si dimostrano e tanta repulsione ispirano.<br><br></p>



<h2 class="wp-block-heading">Il sistema dominante va affrontato andando verso il meglio, non nella difesa in mala fede di quanto è palesemente peggio</h2>



<p>Quest’ultima era la logica dei comunisti dagli anni venti agli ottanta: la logica della falsità.<br>Con una differenza non irrilevante: essi allora avevano una fede e una volontà di potenza, sia pur delegata e intrisa di invidia e rancore. Oggi, a chi l’ha contratta, restano solo la delega, l’invidia e il rancore.</p>



<p>Le alternative al cosiddetto Occidente sono tutte fallite o stanno fallendo nel sentimento generale di chi ci vive dentro. Non è difficile rendersene conto, non è un mistero per nessuno.</p>



<p>Se si vuole proporre un’alternativa non è certo lì che la si può cercare.</p>



<p>Né si deve passare all’estremo opposto per il quale – dato l’orrore di queste alternative &#8211; non bisogna crearne altre ma si deve esaltare per difetto il modello dominante.</p>



<p><strong>Abbiamo spesso detto che il capitalismo è più insidioso del comunismo</strong>.<br>Sarà, anche se la loro unità spirituale e culturale mi rende difficile stabilire che siano alternativi tra loro. Ma, quand’anche fosse, questa conclusione è intellettualistica ed è negata dalle esperienze umane,</p>



<h2 class="wp-block-heading">è sufficiente vedere come reagiscono i popoli</h2>



<p> ai sistemi comunisti o gestiti da comunisti.</p>



<p>La gente scappava da est ad ovest e non al contrario. Il comunismo a Berlino dovette issare un muro per impedire che la sua popolazione si esaurisse. In pochi anni un quinto dei tedeschi orientali (quasi 3 milioni) erano fuggiti ad Ovest.</p>



<p>Il Venezuela di Maduro ha fatto di peggio: oltre otto milioni su di una popolazione di trentadue: uno su quattro!</p>



<p>Il sistema sovietico aveva retto leggermente meglio, grazie ai privilegi di Mosca acquisiti sui propri satelliti, ma si disintegrò comunque da solo e l’implosione rovinosa venne tenuta faticosamente assieme con i cerotti di Clinton.</p>



<p>Il crollo fece emergere che il fastidio per l’imperialismo russo era tale laddove lo si era sperimentato che gli stessi russofoni di Ucraìna decisero – contro le pressioni americane… &#8211; di distaccarsi da Mosca. A volervi restare legati furono una forte minoranza – ma pur sempre minoranza – in Crimea (45%) e un’esigua porzione nel Donbass (19%).</p>



<p>Non sono state manovre occidentali o americane (quelle anzi andarono in senso opposto), bensì i sentimenti popolari a far rigettare Mosca.</p>



<p>Più tardi, nel 2014, non ci fu nessun golpe della Cia a Kiev ma un’insurrezione popolare che si oppose allo smembramento in atto della propria nazione per svenderla al Cremlino che aveva gettato definitivamente la maschera da almeno sei anni.</p>



<p>E da quel giorno le elezioni furono sempre massicce e chiarissime. La volontà nazionale è sempre stata trasparente.</p>



<p>Se tutti i popoli limitrofi alla Russia richiedono l’ahimé fasullo scudo della Nato, non è perché sono stati comprati, ma perché temono e detestano il loro prepotente vicino che non sta facendo più nulla per mascherare le sue mire. Anzi, quanto più la sua offensiva fallimentare lo mette in crisi, tanto più diventa aggressivo e volgare con toni da bullo.</p>



<p>Se in Ungheria le piazze sono traboccate di gente che cantava le lodi del 1956 e hanno sloggiato quello che ormai era visto come il governatore di Putin, Orban, non è che siano state convinte da un Soros di turno: è che sanno e che sentono nella pelle, nei nervi, nel cuore.</p>



<p>Poi noi possiamo pure, comodamente seduti sulle nostre poltrone e chattando su social americani, sostenere che sono state manipolate. Non si vede né come né da chi, né, soprattutto, come si possa creare di sana pianta un sentimento simile, così saldo e perfino entusiasta.</p>



<p>C’è di più: i popoli orfani delle prigioni comuniste hanno anche subito dei contraccolpi, nelle loro fasce più sfavorite e sono oggi nostalgiche dell’assistenzialismo passivo. Ma neppure questo riesce a tramutarsi in un sentimento filo-russo diffuso, si estrinseca in una pretesa pentastellata di vivere da parassiti nel capitalismo e niente più.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Non tanto diversamente va in altre tirannie</h2>



<p>sia pur meglio organizzate economicamente e con maggior cultura. Prendiamo ad esempio quella iraniana.</p>



<p>Comprendo che alcuni simpatizzino per essa perché opposta al sistema israeliano, quantomeno in reazione alla macelleria di palestinesi e libanesi che è in atto in modo sfacciato e che ha procurato una generale indignazione, oggi forse mitigata da un diffuso sentimento antislamico.</p>



<p>Non pretendo che si conosca o si comprenda il ruolo che il sistema iraniano ha svolto contro le cause arabe, i nazionalismi, quanto sia stato ignobilmente imperialista, come sia stato cooperativo e associato a lungo con Tel Aviv e quanto abbia contribuito a spianare la strada alla Grande Israele.</p>



<p>Si può non sapere, non capire, o ci si può rifiutare di ammetterlo.</p>



<p>Si può non tenerne in conto. Non io, ma ammetto che si possa. Di qui, però, a simpatizzare per quella tirannia o pretendere che il suo volto infame sia una montatura occidentale, ce ne corre e parecchio.</p>



<p>Se, in un regime altamente repressivo, ogni volta che si manifesta si rischia così tanto la vita, o perché falciati dalle forze di polizia o perché impiccati a migliaia nelle carceri e, dopo quarantasette anni di terrore, c’è ancora chi continua disperatamente a rischiare la pelle e la tortura, non si può delirare venendoci a raccontare che tutti costoro sono stati comprati o che sono agenti nemici.</p>



<p>Vi ricordate qualcosa di simile altrove, chessò in Iraq o nell’Italia fascista?</p>



<p>Non c’è discussione che tenga: l’esasperazione è al massimo.</p>



<p>Si può infischiarsene o criticare, dal nostro comodo e ben nutrito nulla, i loro indirizzi politici, ma ignorare che si tratta di una tirannia contro cui migliaia e migliaia e migliaia di persone mettono in gioco la vita perché non ne possono più, non è ammissibile né decoroso. E neppure aiuta a tracciare linee politiche che non siano psicotiche e/o servili.</p>



<p>Fin quando le “alternative” al capitalismo occidentale saranno queste, esso apparirà ai più come un paradiso o, al massimo, un purgatorio fuori dall’inferno.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Creare alternative migliori, felici, radicate nella nostra cultura e nella nostra storia, si può e si deve fare</h2>



<p>Sbandierare le schifezze altrui come modelli antagonisti e mentire a noi stessi e agli altri per rifiutare la realtà che le inchioda, non è cosa accettabile per chi abbia rispetto di se stesso e sia intellettualmente onesto.</p>



<p>L’antagonismo binario e l’esaltazione di ogni brutalità sottosviluppata servono solo la tenuta del potere che conosciamo: è un modo perverso, diagonale e indecoroso di servirlo e di negarne le alternative possibili e reali.<br>Farlo come i trinariciuti di Guareschi è poi il colmo!</p>



<p>Oltre a fornire la prova di non avere più niente da dire o da contrapporre sul serio.</p>



<p>Insomma è la religione dell’impotenza.</p>



<p>Ed è una pessima illusione di viagra la rabbia della frustrazione che l’accompagna sovente.</p>



<p></p>
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		<title>Rechaza la ideología de la impotencia</title>
		<link>https://noreporter.org/rechaza-la-ideologia-de-la-impotencia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Adinolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Apr 2026 22:03:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AltreLingue]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Idealizar toda distorsión y brutalidad para ocultar la propia debilidad interior es patológico</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Presunción de salón con modales groseros de taberna: a esto se ha reducido generalmente la mentalidad “política” de los extremos auto-marginados.<br>Se apoyan en una supuesta “sabiduría” política adquirida mediante lecturas —a menudo realizadas sin reflexión, sino más bien para extraer de ellas verdades fosilizadas— de textos y doctrinas fuera de contexto, de los cuales se ha perdido el espíritu original.</p>



<p><strong>Pero el rey tronco nunca ha sido un rey y el asno de las reliquias, como mucho, rebuzna.</strong><br>Como el último hombre de Nietzsche, en apoyo de sus certezas adquiridas, muchos guiñan el ojo, y todo aquello que pone en duda los esquemas prefabricados se vuelve para ellos sospechoso, risible, inventado…</p>



<h2 class="wp-block-heading"><br>Es una patología contagiosa: la llamo la religión de la impotencia.</h2>



<p>Por supuesto, algunas de estas “verdades” fosilizadas provienen de verdades reales; solo que es muy raro que se reconozcan tal como son si se fijan a priori en representaciones abstractas y burdas.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Y sin embargo…</h2>



<p><br>Existe una verdad que podría orientarnos de verdad y que nos transmitimos desde antes incluso de haber nacido: la unidad espiritual y sistémica del comunismo y el capitalismo. Una verdad tan evidente —y precisamente por ello tan poco profundizada— que muchos incluso la han olvidado; y quizá, si alguien se la recuerda, sonríen con sorna replicando —en una sociedad capitalista desarrollada siguiendo el modelo del <em>Manifiesto</em>— que el comunismo ya no existe.<br>Suelen ser los mismos que sostienen con burla que Yalta ya no existe, sin comprender cómo ha evolucionado, aunque siga asentándose sobre los mismos pilares e incluso con las mismas estructuras.</p>



<p><strong>Esta verdad, por más sagrada que sea, puede producir también un grave error de valoración y resultar engañosa.</strong><br>En la simbiosis capital-comunista, la parte más eficaz, inteligente y penetrante la desempeñan las finanzas y las élites históricas de este ente hermafrodita, que se encuentran más en Londres y Nueva York que en las fortalezas de la rudeza —útiles para ellos y dependientes de ellos— situadas al este y al sur del planeta.<br>Pero esto no debe sugerir una lectura invertida según la cual el subordinado tosco e incapaz se convierte en un verdadero opositor o incluso en uno mejor que su superior.</p>



<p>Antes de caer en la necedad de identificar en las subculturas de capitalistas atrasados, envidiosos y resentidos —en Moscú, Caracas o Pyongyang— oposiciones reales e incluso virtuosas a Occidente, hasta el punto de animar a estas congregaciones destartaladas, se había afirmado que Estados Unidos, el capitalismo y la alta finanza son más peligrosos que el horror trinarizudo que se pretende oponerles.<br>Cierto. Precisamente porque representan un comunismo logrado y no un capitalismo fallido, a diferencia de esos sistemas subdesarrollados que los combaten a gritos mientras dependen de ellos en todo y los sirven regularmente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Esto no debía interpretarse de la manera reductiva que luego se impuso, sino todo lo contrario</h2>



<p><br>No se debía animar a los desechos de la civilización ni a los fracasos endémicos pretendiéndolos mejores que el sistema dominante, sino aprender de otros modelos que resultaron superiores —y por tanto más atractivos y eficaces en la comparación— para proponer alternativas positivas. ¿Por qué convertirse en hooligans de los basureros? Eso es lo que son, y así lo demuestran cada día.<br>No es cierto que cualquier cosa sea mejor que lo dominante, y los hechos —no las teorías ni los guiños— lo demuestran.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Existe una prueba casi infalible:</h2>



<p>el sentimiento de los pueblos, que podrán ser ignorantes (¿lo son realmente?), pero sienten y entienden las cosas.<br>Si el malestar en el mundo occidental es difuso pero no tan exasperado como en otros lugares, hay que captarlo para ofrecer soluciones positivas y serenas, no para oponerle las deformidades de sus supuestos enemigos.</p>



<p>Se podrá decir que las cosas las cuentan los medios dominantes que —en teoría, aunque no siempre en la práctica— deberían demonizar a los adversarios reales o supuestos, pero nadie puede inventar ni cultivar, y menos aún mantener durante mucho tiempo, las reacciones de masas frente a las tiranías “antioccidentales”, como algunos se cuentan para exorcizar la caída de las máscaras y seguir viviendo en el autoengaño.</p>



<p><strong>Si uno permanece, o vuelve a ser, simplemente normal,</strong> el sentido común sugiere que las supuestas alternativas a Occidente no solo son objetivamente peores, sino que, por contraste, refuerzan absolutamente al sistema dominante. Ese sistema no puede modificarse en nombre o a partir del modelo de esos fracasos, por muy agresivos y prepotentes que sean, tan poco atractivos resultan y tanta repulsión inspiran.</p>



<h2 class="wp-block-heading">El sistema dominante debe enfrentarse avanzando hacia algo mejor, no defendiendo de mala fe lo que es claramente peor</h2>



<p><br>Esta última fue la lógica de los comunistas desde los años veinte hasta los ochenta: la lógica de la falsedad.<br>Con una diferencia nada irrelevante: entonces tenían fe y una voluntad de poder, aunque delegada y cargada de envidia y resentimiento. Hoy, a quienes la han contraído, solo les quedan la delegación, la envidia y el resentimiento.</p>



<p>Las alternativas al llamado Occidente han fracasado todas o están fracasando en el sentir general de quienes viven en ellas. No es difícil darse cuenta, no es ningún misterio.<br>Si se quiere proponer una alternativa, no es ahí donde hay que buscarla.<br>Tampoco hay que irse al extremo opuesto según el cual —dado el horror de esas alternativas— no se deben crear otras, sino exaltar por defecto el modelo dominante.</p>



<p><strong>Hemos dicho a menudo que el capitalismo es más insidioso que el comunismo.</strong><br>Puede ser, aunque su unidad espiritual y cultural me dificulta considerarlos realmente alternativos. Y aun si lo fueran, esta conclusión es intelectualista y queda desmentida por la experiencia humana:</p>



<h2 class="wp-block-heading">basta ver cómo reaccionan los pueblos</h2>



<p>ante los sistemas comunistas o gestionados por comunistas.</p>



<p>La gente huía de este a oeste y no al contrario. El comunismo en Berlín tuvo que levantar un muro para impedir que su población se agotara. En pocos años, una quinta parte de los alemanes orientales —casi tres millones— había huido al Oeste.</p>



<p>Venezuela de Maduro ha hecho peor: más de ocho millones sobre una población de treinta y dos; ¡uno de cada cuatro!</p>



<p>El sistema soviético resistió algo mejor gracias a los privilegios de Moscú sobre sus satélites, pero aun así se desintegró por sí solo, y la implosión desastrosa fue sostenida con dificultad mediante los parches de Clinton.</p>



<p>Ese derrumbe puso de manifiesto hasta qué punto el rechazo al imperialismo ruso era fuerte allí donde se había experimentado, hasta el punto de que los propios rusófonos de Ucrania decidieron —contra las presiones estadounidenses— separarse de Moscú. Permanecer ligados a ella lo quisieron una minoría fuerte en Crimea (45%) y una pequeña porción en el Donbás (19%).<br>No fueron maniobras occidentales o estadounidenses —que, de hecho, iban en sentido contrario—, sino el sentimiento popular el que llevó a rechazar a Moscú.</p>



<p>Más tarde, en 2014, no hubo ningún golpe de la CIA en Kiev, sino una insurrección popular contra el desmembramiento en curso del país para venderlo al Kremlin, que había dejado caer la máscara desde hacía años. Desde entonces, las elecciones han sido masivas y claras. La voluntad nacional ha sido siempre transparente.</p>



<p>Si todos los pueblos vecinos de Rusia solicitan el, por desgracia ilusorio, escudo de la OTAN, no es porque hayan sido comprados, sino porque temen y detestan a su vecino prepotente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo mismo, no muy distinto, ocurre en otras tiranías</h2>



<p>aunque estén mejor organizadas económicamente y tengan mayor cultura. Tomemos como ejemplo la iraní.</p>



<p>Comprendo que algunos simpaticen con ella porque se opone al sistema israelí —al menos como reacción a la masacre descarada de palestinos y libaneses— que ha provocado una indignación general, hoy quizá atenuada por un creciente sentimiento antiislámico.<br>No pretendo que se conozca o comprenda el papel que el sistema iraní ha desempeñado contra las causas árabes y los nacionalismos, cuán ignominiosamente imperialista ha sido, cómo ha cooperado y estado asociado durante mucho tiempo con Tel Aviv y cuánto ha contribuido a allanar el camino hacia el Gran Israel.<br>Se puede no saber, no entender o negarse a admitirlo.</p>



<p>Se puede ignorarlo. Yo no, pero admito que se pueda. De ahí, sin embargo, a simpatizar con esa tiranía o pretender que su rostro infame sea una invención occidental, hay un gran trecho.<br>Si, en un régimen altamente represivo, cada protesta pone en riesgo la vida —ya sea abatidos por la policía o ahorcados por miles en las cárceles— y, tras cuarenta y siete años de terror, aún hay quienes siguen arriesgando desesperadamente la vida y soportando la tortura, no se puede delirar diciendo que todos han sido comprados o que son agentes enemigos.<br>¿Recuerdan algo parecido en otro lugar, por ejemplo en Irak o en la Italia fascista?<br>No hay discusión posible: la exasperación es máxima.</p>



<p>Se puede desentenderse o criticar, desde nuestra cómoda y bien alimentada nada, sus orientaciones políticas; pero ignorar que se trata de una tiranía contra la que miles y miles de personas ponen en juego su vida porque ya no pueden más no es aceptable ni decoroso. Y tampoco ayuda a trazar líneas políticas que no sean psicóticas y/o serviles.</p>



<p>Mientras las “alternativas” al capitalismo occidental sean estas, este aparecerá a la mayoría como un paraíso o, como mucho, un purgatorio fuera del infierno.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><br>Crear alternativas mejores, felices, arraigadas en nuestra cultura y en nuestra historia, es posible y necesario</h2>



<p><br>Enarbolar las miserias ajenas como modelos antagonistas y mentirnos a nosotros mismos y a los demás para negar la realidad que las condena no es aceptable para quien se respete y sea intelectualmente honesto.</p>



<p>El antagonismo binario y la exaltación de cualquier brutalidad subdesarrollada solo sirven para sostener el poder que conocemos: es una forma perversa, indirecta e indecorosa de servirlo y de negar sus alternativas reales.<br>¡Hacerlo como los “trinariciudos” de Guareschi es el colmo! (1)<br>Además, demuestra que ya no se tiene nada que decir ni que oponer seriamente.</p>



<p>En definitiva, es la religión de la impotencia.<br>Y la rabia de la frustración que a menudo la acompaña no es más que una pobre ilusión de virilidad, estilo Viagra,</p>



<p><em>(1) Giovanni Guareschi, autor de Don Camilo, dibujó a comunistas ingenuos con tres fosas nasales para indicar que eran bovinos.</em></p>



<p></p>
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		<title>Reject the ideology of impotence</title>
		<link>https://noreporter.org/reject-the-ideology-of-impotence/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Adinolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Apr 2026 22:02:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AltreLingue]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Idealizing every distortion and brutality to hide one's own inner weakness is pathological</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Drawing-room presumption combined with the coarse manners of taverns: this is what the “political” mentality of the self-marginalized extremes has generally been reduced to.<br>They pride themselves on a kind of political “wisdom” derived from reading—often done without reflection, but rather to extract fossilized truths—from texts and doctrines taken out of context, whose original spirit has been lost.</p>



<p><strong>But a log king has never been a king, and the donkey of relics does little more than bray</strong>.<br>Like Nietzsche’s last man, in support of their acquired certainties, many exchange knowing glances, and anything that challenges their prepackaged schemas becomes, to them, suspect, laughable, fabricated…<br><br></p>



<h2 class="wp-block-heading">It is a contagious pathology: I call it the religion of impotence.</h2>



<p>Of course, some of these fossilized “truths” do originate from actual truths; the problem is that it is rare for them to be recognized as they truly are when they are fixed a priori into crude and abstract representations.</p>



<h2 class="wp-block-heading">And yet…</h2>



<p><br>There exists a truth that could genuinely guide us, one that has been handed down since before we ourselves were born: the spiritual and systemic unity of communism and capitalism. A truth so obvious—and precisely for that reason so little examined—that most have even forgotten it. And if someone reminds them of it, they sneer and reply—in a capitalist society that developed along the lines of <em>The Manifest</em>—that communism no longer exists.<br>They are usually the same people who mockingly claim that Yalta no longer exists, failing to understand how it has evolved while still resting on the same pillars and even retaining the same structures.</p>



<p><strong>This sacred truth, however, can itself lead to serious misjudgment and prove misleading.</strong><br>In the capital-communist symbiosis, the most effective, intelligent, and pervasive role is played by finance and by the historical leadership of this hermaphroditic entity, located more in London and New York than in the strongholds of crudity—useful to them and dependent on them—situated in the East and South of the planet.<br>But this should not lead to an inverted reading, whereby the crude and incapable subordinate becomes a true—or even superior—opponent of its master.</p>



<p>Before descending into the absurdity of identifying in the subcultures of backward, envious, and resentful capitalists—whether in Moscow, Caracas, or Pyongyang—genuine or even virtuous opposition to the West, even to the point of cheering for these ramshackle groups, it had been established that the USA, capitalism, and high finance are more dangerous than the triple-nostriled horror supposedly opposed to them.<br>True. Precisely because they represent a successful communism rather than a failed capitalism—unlike those underdeveloped systems that oppose them by shouting while depending on them entirely and regularly serving them.</p>



<h2 class="wp-block-heading">This should not have been interpreted in the reductive way that later took hold, but quite the opposite</h2>



<p><br>One should not cheer for the refuse of civilization and endemic failures, pretending they are better than a dominant system; rather, one should learn from other models that proved superior—and therefore more appealing and successful in comparison—in order to propose positive alternatives. Why turn into hooligans of garbage dumps? That is what they are, and that is what they show themselves to be every day.<br>It is not true that anything is better than what dominates—and reality, not theories or winks, tells us so.</p>



<h2 class="wp-block-heading">There is an almost infallible litmus test:</h2>



<p>the sentiment of peoples. They may be ignorant (are they really?), but they feel and understand things.<br>If discontent in the Western world is widespread but not as extreme as elsewhere, it should be grasped in order to offer positive and serene solutions—not to oppose it with the deformed alternatives of its supposed enemies.</p>



<p>One may say that things are told by mainstream media that—at least in theory—should demonize real or presumed challengers, but no one can invent or cultivate, much less sustain over time, the mass reactions to “anti-Western” tyrannies that some imagine in order to exorcise the fall of masks and continue living in self-deception.</p>



<p><strong>If one simply remains—or returns—to being normal</strong>, common sense suggests that the supposed alternatives to the West are not only objectively worse, but, by contrast, they provide absolute strength to the dominant system. That system cannot be changed in the name or model of such failures—however aggressive and overbearing they may be—because they are so unappealing and inspire such repulsion.</p>



<h2 class="wp-block-heading">The dominant system must be confronted by moving toward something better, not by defending in bad faith what is clearly worse</h2>



<p><br>The latter was the logic of communists from the 1920s to the 1980s: the logic of falsehood.<br>With one notable difference: back then they had faith and a will to power, albeit delegated and infused with envy and resentment. Today, those who have contracted it are left only with delegation, envy, and resentment.</p>



<p>The alternatives to the so-called West have all failed or are failing in the general sentiment of those who live within them. This is not hard to see; it is no mystery.<br>If one wants to propose an alternative, that is certainly not where to look.<br>Nor should one swing to the opposite extreme, whereby—given the horror of these alternatives—no alternatives should be created and the dominant model should instead be exalted by default.</p>



<p><strong>We have often said that capitalism is more insidious than communism.</strong><br>Perhaps—but their spiritual and cultural unity makes it difficult for me to see them as truly alternative. And even if it were so, this conclusion is intellectualistic and contradicted by human experience;</p>



<h2 class="wp-block-heading">one need only observe how peoples react </h2>



<p>to communist systems or those run by communists.</p>



<p>People fled from East to West, not the other way around. In Berlin, communism had to erect a wall to prevent its population from draining away. Within a few years, one-fifth of East Germans—nearly three million—had fled West.</p>



<p>Maduro’s Venezuela has done worse: over eight million out of a population of thirty-two—one in four.</p>



<p>The Soviet system held up slightly better thanks to Moscow’s privileges over its satellites, but it still collapsed on its own, and the disastrous implosion was held together with difficulty by Clinton’s band-aids.</p>



<p>That collapse revealed such resentment toward Russian imperialism in the areas that had experienced it that even Russian-speaking Ukrainians chose—against American pressure—to break away from Moscow. Those who wished to remain tied to it were a strong minority in Crimea (45%) and a small portion in Donbass (19%).<br>It was not Western or American maneuvers—indeed, those often went in the opposite direction—but popular sentiment that rejected Moscow.</p>



<p>Later, in 2014, there was no CIA coup in Kyiv but a popular uprising against the ongoing dismantling of the nation to sell it off to the Kremlin, which had shed its mask years earlier. From that day on, elections were massive and clear. The national will has always been transparent.</p>



<p>If all the peoples neighboring Russia seek the unfortunately illusory shield of NATO, it is not because they have been bought, but because they fear and detest their overbearing neighbor.</p>



<h2 class="wp-block-heading">The same, not so differently, occurs in other tyrannies</h2>



<p>even if they are economically better organized and more cultured. Take, for example, the Iranian one.</p>



<p>I understand that some sympathize with it because it stands in opposition to the Israeli system—at least as a reaction to the blatant slaughter of Palestinians and Lebanese, which has provoked widespread indignation, perhaps now tempered by a growing anti-Islamic sentiment.<br>I do not expect everyone to know or understand the role the Iranian system has played against Arab causes and nationalisms, how ignobly imperialistic it has been, how long it cooperated and was associated with Tel Aviv, and how much it contributed to paving the way for Greater Israel.<br>One may not know, not understand, or may refuse to admit it.</p>



<p>One may choose to ignore it. I do not, but I admit that it is possible. From there, however, to sympathizing with that tyranny or claiming that its infamous face is a Western fabrication—that is quite another matter.<br>If, in a highly repressive regime, every act of protest risks one’s life—whether cut down by police forces or hanged by the thousands in prisons—and after forty-seven years of terror there are still people who continue desperately to risk their lives and endure torture, one cannot indulge in delusions by claiming that they have all been bought or are enemy agents.<br>Do you recall anything similar elsewhere—say, in Iraq or in Fascist Italy?<br>There is no argument to be had: the level of exasperation is at its peak.</p>



<p>One may shrug it off or criticize, from our comfortable and well-fed nothingness, their political directions; but to ignore that this is a tyranny against which thousands upon thousands of people risk their lives because they can no longer endure it is neither acceptable nor decent. Nor does it help in outlining political lines that are not psychotic and/or servile.</p>



<p>As long as the “alternatives” to Western capitalism are these, it will appear to most as a paradise—or at worst, a purgatory outside of hell.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><br>Creating better, happier alternatives, rooted in our culture and history, is both possible and necessary</h2>



<p><br>Parading the filth of others as antagonistic models and lying to ourselves and to others in order to deny the reality that condemns them is not acceptable for anyone who respects themselves and is intellectually honest.</p>



<p>Binary antagonism and the exaltation of every form of underdeveloped brutality serve only to uphold the power we know: it is a perverse, indirect, and indecorous way of serving it while denying its real and possible alternatives.<br>To do so like Guareschi’s “trinariciuti” is the height of absurdity! (1)<br>It also proves that there is nothing left to say or seriously oppose.</p>



<p>In short, it is the religion of impotence.<br>And the anger of frustration that often accompanies it is merely a poor illusion of Viagra.</p>



<p><em>(1) Giovanni Guareschi, the author of Don Camillo, drew gullible communists with three nostrils to indicate they were bovines.</em></p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/reject-the-ideology-of-impotence/">Reject the ideology of impotence</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
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		<title>Rejetons l&#8217;idéologie de l&#8217;impuissance !</title>
		<link>https://noreporter.org/rejetons-lideologie-de-limpuissance/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Adinolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Apr 2026 22:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AltreLingue]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://noreporter.org/?p=38310</guid>

					<description><![CDATA[<p>Idéaliser toute distorsion et brutalité pour masquer sa propre faiblesse intérieure est pathologique</p>
<p>L'articolo <a href="https://noreporter.org/rejetons-lideologie-de-limpuissance/">Rejetons l&#8217;idéologie de l&#8217;impuissance !</a> proviene da <a href="https://noreporter.org">NoReporter</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Une présomption de salon mêlée aux manières grossières des tavernes : voilà à quoi s’est généralement réduite la mentalité « politique » des extrêmes auto-marginalisés.<br>Elles se prévalent d’une prétendue « sagesse » politique tirée de lectures — souvent faites sans réflexion, mais plutôt pour en extraire des vérités fossilisé­­es — de textes et de doctrines sortis de leur contexte, dont l’esprit originel a été perdu.</p>



<p><strong>Mais le roi-bûche n’a jamais été un roi, et l’âne des reliques, tout au plus, brait.</strong><br>Comme le dernier homme de Nietzsche, pour soutenir leurs certitudes acquises, beaucoup échangent des clins d’œil, et tout ce qui remet en cause leurs schémas préfabriqués devient pour eux suspect, risible, inventé…</p>



<h2 class="wp-block-heading"><br>C’est une pathologie contagieuse : je l’appelle la religion de l’impuissance.</h2>



<p>Bien sûr, certaines de ces « vérités » fossilisées proviennent de vérités réelles ; mais il est bien rare qu’on les reconnaisse telles qu’elles sont effectivement si on les fige a priori dans des représentations abstraites et grossières.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Et pourtant…</h2>



<p><br>Il existe une vérité qui pourrait réellement nous orienter et que nous nous transmettons depuis avant même notre naissance : l’unité spirituelle et systémique du communisme et du capitalisme. Une vérité tellement évidente — et précisément pour cela si peu approfondie — que la plupart l’ont même oubliée ; et peut-être que, si quelqu’un la leur rappelle, ils ricanent en rétorquant — dans une société capitaliste qui s’est développée sur le modèle du <em>Manifeste</em> — que le communisme n’existe plus.<br>Ce sont généralement les mêmes qui affirment avec dérision que Yalta n’existe plus, sans comprendre comment il a évolué tout en reposant toujours sur les mêmes piliers, voire avec les mêmes structures.</p>



<p><strong>Cette vérité, pourtant sacrée, peut elle aussi produire une grave erreur d’appréciation et se révéler trompeuse.</strong><br>Dans la symbiose capitalo-communiste, la part la plus efficace, intelligente et pénétrante est assurée par la finance et par les élites historiques de cet organisme hermaphrodite, que l’on trouve davantage à Londres et à New York que dans les bastions de la grossièreté — utiles pour eux et dépendants d’eux — situés à l’Est et au Sud de la planète.<br>Mais cela ne doit pas conduire à une lecture inversée selon laquelle le subordonné grossier et incapable deviendrait un véritable opposant, voire meilleur que son supérieur.</p>



<p>Avant de sombrer dans la sottise consistant à identifier dans les sous-cultures de capitalistes arriérés, envieux et rancuniers — à Moscou, Caracas ou Pyongyang — des oppositions réelles, voire vertueuses, à l’Occident, jusqu’à en venir à soutenir ces groupes disloqués, on avait affirmé que les États-Unis, le capitalisme et la haute finance sont plus insidieux que l’horreur « trinarisée » qu’on prétend leur opposer.<br>C’est vrai. Précisément parce qu’ils représentent un communisme réussi et non un capitalisme raté, contrairement à ces systèmes sous-développés qui les combattent en criant tout en dépendant d’eux en tout point et en les servant régulièrement.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cela ne devait pas être interprété de la manière réductrice qui s’est ensuite imposée, mais tout au contraire</h2>



<p><br>Il ne fallait pas soutenir les déchets de la civilisation ni les échecs endémiques en prétendant qu’ils sont meilleurs que le système dominant, mais apprendre d’autres modèles qui se sont révélés supérieurs — et donc plus séduisants et plus performants dans la comparaison — afin de proposer des alternatives positives. Pourquoi devenir des hooligans des décharges ? C’est ce qu’ils sont, et c’est ce qu’ils démontrent chaque jour.<br>Il n’est pas vrai que n’importe quoi vaut mieux que ce qui domine, et les faits — non les théories ou les clins d’œil — nous le montrent.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il existe un test presque infaillible :</h2>



<p>le sentiment des peuples, qui sont peut-être ignorants (le sont-ils vraiment ?), mais qui sentent et comprennent les choses.<br>Si le mécontentement dans le monde occidental est diffus mais pas aussi exacerbé qu’ailleurs, il faut le saisir pour proposer des solutions positives et sereines, et non lui opposer les alternatives difformes de ses prétendus ennemis.</p>



<p>On pourra dire que les choses sont racontées par les médias dominants qui — en théorie, mais pas toujours en pratique — devraient diaboliser les adversaires réels ou supposés, mais personne ne peut inventer ni entretenir, et encore moins maintenir dans le temps, les réactions de masse face aux tyrannies « anti-occidentales » comme certains se le racontent pour exorciser la chute des masques et continuer à vivre dans l’auto-illusion.</p>



<p><strong>Si l’on reste, ou que l’on redevient, simplement normal,</strong> le bon sens nous suggère que les prétendues alternatives à l’Occident sont non seulement objectivement pires, mais qu’elles renforcent, par contraste, la force du système dominant. Celui-ci ne peut être modifié au nom ou sur le modèle de ces échecs — aussi agressifs et brutaux soient-ils — tant ils sont peu séduisants et inspirent de répulsion.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le système dominant doit être affronté en allant vers le mieux, non en défendant de mauvaise foi ce qui est manifestement pire</h2>



<p><br>Cette dernière fut la logique des communistes des années 1920 aux années 1980 : la logique du mensonge.<br>Avec une différence non négligeable : à l’époque, ils avaient une foi et une volonté de puissance, certes déléguée et empreinte d’envie et de ressentiment. Aujourd’hui, chez ceux qui en sont atteints, il ne reste que la délégation, l’envie et le ressentiment.</p>



<p>Les alternatives au prétendu Occident ont toutes échoué ou sont en train d’échouer dans le sentiment général de ceux qui y vivent. Ce n’est pas difficile à constater, ce n’est un mystère pour personne.<br>Si l’on veut proposer une alternative, ce n’est certainement pas là qu’il faut la chercher.<br>Et il ne faut pas non plus tomber dans l’extrême opposé consistant à considérer que — vu l’horreur de ces alternatives — il ne faut pas en créer d’autres, mais exalter par défaut le modèle dominant.</p>



<p><strong>Nous avons souvent dit que le capitalisme est plus insidieux que le communisme.</strong><br>Peut-être, même si leur unité spirituelle et culturelle me rend difficile de les considérer comme réellement alternatifs. Et quand bien même ce serait le cas, cette conclusion est intellectualiste et démentie par l’expérience humaine :</p>



<h2 class="wp-block-heading">il suffit de voir comment les peuples réagissent</h2>



<p>aux systèmes communistes ou dirigés par des communistes.</p>



<p>Les gens fuyaient de l’Est vers l’Ouest et non l’inverse. Le communisme à Berlin dut ériger un mur pour empêcher que sa population ne se vide. En quelques années, un cinquième des Allemands de l’Est — près de trois millions — avaient fui vers l’Ouest.</p>



<p>Le Venezuela de Maduro a fait pire : plus de huit millions sur une population de trente-deux, soit un sur quatre !</p>



<p>Le système soviétique avait un peu mieux résisté, grâce aux privilèges de Moscou sur ses satellites, mais il s’est malgré tout effondré de lui-même, et l’implosion désastreuse a été péniblement contenue par les rustines de Clinton.</p>



<p>Cet effondrement a révélé que le rejet de l’impérialisme russe était tel là où il avait été expérimenté que même les russophones d’Ukraine ont décidé — contre les pressions américaines — de se détacher de Moscou. Ceux qui souhaitaient y rester attachés furent une minorité importante – mais touojurs une minorité &#8211; en Crimée (45 %) et une faible proportion dans le Donbass (19 %).<br>Ce ne furent pas des manœuvres occidentales ou américaines — qui allaient même en sens contraire — mais les sentiments populaires qui ont conduit au rejet de Moscou.</p>



<p>Plus tard, en 2014, il n’y eut aucun coup d’État de la CIA à Kiev, mais une insurrection populaire contre le démantèlement en cours du pays pour le livrer au Kremlin, qui avait abandonné son masque depuis des années. Depuis lors, les élections ont été massives et très claires. La volonté nationale a toujours été transparente.</p>



<p>Si tous les peuples voisins de la Russie demandent le bouclier — hélas illusoire — de l’OTAN, ce n’est pas parce qu’ils ont été achetés, mais parce qu’ils craignent et détestent leur voisin autoritaire.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il n’en va pas très différemment dans d’autres tyrannies</h2>



<p>même si elles sont mieux organisées économiquement et plus cultivées. Prenons par exemple celle de l’Iran.</p>



<p>Je comprends que certains lui soient favorables parce qu’elle s’oppose au système israélien — au moins en réaction au massacre flagrant de Palestiniens et de Libanais — qui a suscité une indignation générale, peut-être aujourd’hui atténuée par un sentiment anti-islamique croissant.<br>Je n’exige pas que l’on connaisse ou comprenne le rôle que le système iranien a joué contre les causes arabes et les nationalismes, à quel point il a été ignoblement impérialiste, comment il a longtemps coopéré et été associé à Tel-Aviv, et combien il a contribué à ouvrir la voie au Grand Israël.<br>On peut ne pas savoir, ne pas comprendre, ou refuser de l’admettre.</p>



<p>On peut l’ignorer. Pas moi, mais j’admets que cela soit possible. De là, cependant, à sympathiser avec cette tyrannie ou à prétendre que son visage infâme est une invention occidentale, il y a un pas considérable.<br>Si, dans un régime hautement répressif, chaque manifestation met la vie en danger — que ce soit sous les balles des forces de police ou par des pendaisons massives en prison — et qu’après quarante-sept ans de terreur, certains continuent encore à risquer leur vie et la torture, on ne peut pas délirer en affirmant qu’ils ont tous été achetés ou qu’ils sont des agents ennemis.<br>Avez-vous vu quelque chose de semblable ailleurs, par exemple en Irak ou dans l’Italie fasciste ?<br>Il n’y a pas de discussion possible : l’exaspération est à son comble.</p>



<p>On peut s’en moquer ou critiquer, depuis notre confortable et bien nourri néant, leurs orientations politiques ; mais ignorer qu’il s’agit d’une tyrannie contre laquelle des milliers et des milliers de personnes risquent leur vie parce qu’elles n’en peuvent plus n’est ni admissible ni digne. Et cela n’aide pas non plus à tracer des lignes politiques qui ne soient pas psychotiques et/ou serviles.</p>



<p>Tant que les « alternatives » au capitalisme occidental seront celles-ci, celui-ci apparaîtra à la plupart comme un paradis ou, au mieux, un purgatoire hors de l’enfer.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><br>Créer de meilleures alternatives, plus heureuses, enracinées dans notre culture et notre histoire, est possible et nécessaire</h2>



<p><br>Brandir les horreurs des autres comme des modèles antagonistes et se mentir à soi-même et aux autres pour nier la réalité qui les condamne n’est pas acceptable pour quiconque se respecte et fait preuve d’honnêteté intellectuelle.</p>



<p>L’antagonisme binaire et l’exaltation de toute brutalité sous-développée ne servent qu’à maintenir le pouvoir que nous connaissons : c’est une manière perverse, indirecte et indigne de le servir et de nier ses alternatives possibles et réelles.<br>Le faire comme les « trinariciuti » de Guareschi, c’est le comble ! (1)<br>Cela prouve en outre qu’il n’y a plus rien à dire ni à opposer sérieusement.</p>



<p>En somme, c’est la religion de l’impuissance.<br>Et la colère de la frustration qui l’accompagne souvent n’est qu’une piètre illusion de virilité recherchée dans un Viagra virtuel.</p>



<p></p>



<p><em>(1) Giovanni Guareschi, l&#8217;auteur de Don Camillo, représentait les communistes crédules avec trois narines pour symboliser leur nature bovine.</em></p>



<p></p>
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		<title>Les roses de Budapest</title>
		<link>https://noreporter.org/les-roses-de-budapest/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Adinolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 22:03:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AltreLingue]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://noreporter.org/?p=38286</guid>

					<description><![CDATA[<p>Que se passe-t-il en Hongrie ?</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Je l’avais écrit avant les élections du dimanche 12 avril.<br>Je soutenais que la défaite <strong>d’Orbán</strong> ne serait pas un drame et que, bien au contraire, elle représentait une opportunité.<br>Essayons d’en mieux saisir le sens.</p>



<p>Nous ne pouvons pas savoir si <strong>Magyar</strong> sera à la hauteur de la tâche, ni quelle est la solidité de son caractère. Ne le connaissant pas, nous pouvons suspendre notre jugement et le reporter à l’épreuve des faits.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Pour l’instant, tenons-nous-en au programme du vainqueur</h2>



<p>Il apparaît bien plus intéressant que celui du vaincu.<br>Doublement des fonds en faveur de la natalité, restrictions en matière de politique migratoire, refus — sauf dans des cas exceptionnels et dûment justifiés — du recours à une main-d’œuvre non européenne.<br>Ensuite : un parti des Hongrois, comme peuple et comme patrie, au-delà de la droite et de la gauche. (Cela vous rappelle-t-il quelque chose ?) Lutte contre la corruption et contre le système mafieux qui a installé des oligarques dans les autocraties libéro-soviétiques, là comme en Russie.<br>Positionnement central de Budapest entre l’Est et l’Ouest et pleine affirmation de l’identité européenne, sans aucune déférence à l’égard de Bruxelles.</p>



<p>Si ce sont des roses, elles fleuriront — mais en tous cas ce sont des roses.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Passons maintenant à l’explication de la victoire</h2>



<p>de ce Premier ministre de quarante-cinq ans, qui a défié et balayé <strong>Orbán</strong> sur le terrain patriotique.<br><strong>Magyar</strong> a mis l’accent sur la servilité de ce dernier à l’égard des puissances étrangères — en particulier de la Russie — ainsi que sur la corruption endémique d’un pays administré par trois familles d’oligarques.<br>Le message a porté : <em>Tisza</em>, le parti du challenger, a remporté plus des deux tiers des sièges et environ seize points d’avance sur celui d’<strong>Orbán</strong>, qui obtient moins de la moitié des élus du vainqueur. Troisième et dernier au Parlement, le Mouvement Notre Patrie, d’inspiration ethnonationaliste, qui, avec environ 6 %, décroche une poignée de députés.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Pourquoi Magyar a-t-il écrasé Orbán ?</h2>



<p>Parce qu’il a su capter le sentiment d’indignation populaire face au servilisme du gouvernement envers l’impérialisme moscovite, et à l’offense qui en résulte pour la mémoire et le sentiment national.<br>Dans tous les meetings et toutes les manifestations, la foule reprenait sans relâche les slogans antirusses de 1956.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Pourquoi Orbán avait-il tenu jusque-là ?</h2>



<p>Essentiellement pour deux raisons.<br>La première tient au fait que les élections précédentes se sont tenues peu après l’invasion russe de l’Ukraine, lorsque la position du dirigeant pouvait encore apparaître équilibrée et pragmatique. Mais, avec le temps, <strong>Orbán</strong> s’est de plus en plus affirmé comme un satrape de Moscou, une sorte de <strong>Loukachenko</strong>.<br>De plus, cette fois, il n’était pas affronté à un front globaliste, « woke » ou LGBT, mais à un front patriotique ; croire qu’il pouvait résister relevait au mieux de la naïveté.<br>Les ingérences étrangères répétées dans la campagne n’ont pas non plus joué en faveur du Premier ministre sortant. Le soutien de Moscou ne pouvait être qu’un baiser de la mort.<br>Mais il y a eu plus : en fin de campagne, il a reçu le soutien du vice-président américain <strong>Vance</strong> et du neveu de <strong>Netanyahou</strong>, alors même que le carnage au Moyen-Orient se poursuit.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Une carence dans la capacité d’analyse</h2>



<h3 class="wp-block-heading"></h3>



<p>Je fais référence à tous ceux qui — d’un côté comme de l’autre — ont observé la bataille électorale et le positionnement réel des acteurs en présence.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Pourquoi Orbán est-il à ce point soumis aux Russes, aux Américains, aux Israéliens et aux Chinois ?</h2>



<p>Pour quiconque possède un minimum de culture historique et une connaissance des modes opératoires des acteurs en jeu, il n’était pas difficile de comprendre qu’après l’effondrement de l’URSS, l’appareil soviétique s’est déplacé avec une grande habileté sur le seul terrain où il excelle : celui du mensonge et de la subversion — et qu’il a su s’assurer la collaboration de divers réseaux « Stay Behind ».<br><strong>Il fallait que tout change pour que rien ne change.</strong><br>Ainsi, des responsables politiques positionnés au centre-gauche ont été soutenus, parmi lesquels <strong>Schröder</strong>, qui, de chancelier allemand, est ensuite devenu cadre chez Gazprom.<br>Mais — reprenant une stratégie déjà définie en 1957 — les appareils soviétiques ont également infiltré le populisme naissant, plaçant à la tête de partis improvisés des cadres formés au communisme et dotés de moyens, avec pour mission de les mettre sous tutelle.<br><strong>Orbán</strong>, comme <strong>Merkel</strong>, ont paralysé les autonomies énergétiques nationales et soumis leurs pays à Moscou, allant jusqu’à renier ouvertement l’histoire de leurs propres peuples.<br>Dans le même temps — nous sommes en 1991 — les services russes ont envoyé divers « dissidents » entrer en contact avec les extrêmes droites. Parmi eux, <strong>D</strong><strong>o</strong><strong>ugin</strong><strong>e</strong> et <strong>Limonov</strong> se sont imposés, qui ont au moins, contrairement à d’autres, le mérite d’être des agents de leur propre pays et non des serviteurs d’un autre.<br>Mention particulière à l’AfD, véritable dépotoir politique qui, après avoir laissé des nationaux-révolutionnaires allemands servir de paravent à une prétendue extrême droite, a opéré une synthèse entre l’École de Francfort et les appareils de la Stasi, devenant la quintessence de la dégénérescence. Un Mouvement Cinq Étoiles porté à sa puissance maximale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cette convergence effrontée de tous ceux qui n’aiment pas l’Europe</h2>



<h3 class="wp-block-heading"></h3>



<p>Si le Kremlin, la Maison-Blanche et la Knesset se sont retrouvés ensemble dans une tentative désespérée de sauver leur marionnette de Budapest, il devrait être clair — et d’ailleurs ILS le disent eux-mêmes, c’est nous qui refusons de l’entendre — qu’ils sont les ennemis de l’Europe et que le « souverainisme », tel que nous le nommons, constitue l’un des principaux instruments contre la souveraineté de nos peuples.</p>



<p>Cela ne devrait pas être difficile à comprendre. Le fait est que beaucoup refusent de voir.</p>



<p>Dans certains milieux, on « raisonne » désormais à coups de fétiches, de slogans préfabriqués, d’ignorance, de superficialité et de supposées corruptions qui, tour à tour, expliquent — avec les Soros de service — les cuisantes défaites des serviteurs de leurs maîtres.</p>



<p>Indépendamment de ce qui adviendra demain en Hongrie, le rejet populaire d’<strong>Orbán</strong> — massif, dans la rue comme dans les urnes — constitue une preuve claire et incontestable du sentiment partagé. Les sentiments peuvent être instrumentalisés, interprétés, déformés, mais ils ne naissent pas de rien.<br>Il n’est pas anodin que nos ennemis — de l’Est comme de l’Ouest — aient compris à temps et occupé avec une remarquable rapidité le terrain de ce populisme qu’ils voyaient poindre à l’horizon et qu’ils n’avaient certainement pas souhaité.<br><strong>Ils ont tenté — avec succès — de l’utiliser contre lui-même.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Aujourd’hui, toutefois, ce « souverainisme » se fracture</h2>



<p>et ce sont surtout des dirigeants âgés de quarante à cinquante ans — formés sur le terrain et non dans les écoles de cadres communistes ou des réseaux Stay Behind (qui, au fond, relèvent d’une même logique) — qui opèrent cette rupture dans un sens européen, insufflant un vent nouveau dans un espace politique accaparé dès l’origine par des agents et des serviteurs de puissances dominantes. Ces dernières perdent aujourd’hui du terrain et de l’influence — et c’est sans doute la meilleure nouvelle.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ni Front Rouge ni Réaction !</h2>



<p><br>Ni même ce Frankenstein qui combine les deux sous diverses formes, dont le mensonge « rouge-brun » et la confusion qui consiste à prendre des agents étrangers pour des dirigeants souverains.</p>



<p></p>
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		<title>Las rosas de Budapest</title>
		<link>https://noreporter.org/las-rosas-de-budapest/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Adinolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 22:02:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AltreLingue]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>¿Qué está pasando en Hungría?</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Lo había escrito antes de las elecciones del domingo 12 de abril.<br>Sostenía que la derrota de Orbán no sería un drama y, de hecho, representa una oportunidad.<br>Intentemos comprenderla mejor.</p>



<p>No podemos saber si <strong>Magyar</strong> estará a la altura de la tarea ni cuán firme es su carácter. Al no conocerlo, podemos posponer el juicio a sus acciones.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Por ahora, atengámonos a los programas del vencedor</h2>



<p>Se presentan mucho más interesantes que los del derrotado.<br>Duplicación de los fondos para la natalidad, restricciones a la política de inmigración, rechazo—salvo en casos excepcionales y justificables—de la contratación de mano de obra no europea.<br>Luego: partido de los húngaros, como pueblo y patria, más allá de la derecha y la izquierda. (¿Les recuerda algo?). Lucha contra la corrupción y contra el sistema mafioso que ha impuesto a los oligarcas en las autocracias liberal-soviéticas, allí como en Rusia.<br>Posicionamiento central de Budapest entre Este y Oeste y plena asunción de la identidad europea sin ninguna deferencia hacia Bruselas.</p>



<p>Si son rosas, florecerán, pero aun así son rosas.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Pasemos ahora a explicar la victoria</h2>



<p>de este primer ministro de cuarenta y cinco años que desafió y derrotó a <strong>Orbán</strong> en el terreno patriótico.<br><strong>Magyar</strong> puso el acento en su servilismo hacia los extranjeros, en particular hacia los rusos, y en la corrupción generalizada en un país gestionado por tres familias oligárquicas.<br>El mensaje caló profundamente: <em>Tisza</em>, el partido del desafiante, obtuvo más de dos tercios de los escaños y una ventaja de unos dieciséis puntos sobre el partido de <strong>Orbán</strong>, que consigue menos de la mitad de los representantes del vencedor. Tercero y último en el parlamento, el Movimiento Nuestra Patria, de corte etnonacionalista, que con alrededor del 6% obtiene un puñado de diputados.</p>



<h2 class="wp-block-heading">¿Por qué Magyar aplastó a Orbán?</h2>



<p>Porque interpretó el sentimiento de indignación popular frente al servilismo de su gobierno hacia el imperialismo moscovita y la consiguiente ofensa al recuerdo y al sentimiento nacional.<br>En todos los mítines y en todas las manifestaciones, la gente repetía sin cesar los eslóganes antirrusos de 1956.</p>



<h2 class="wp-block-heading">¿Por qué Orbán había resistido hasta entonces?</h2>



<p>Esencialmente por dos razones.<br>La primera es que las elecciones anteriores se celebraron poco después de la invasión rusa de Ucrania, cuando la posición del líder aún podía parecer equilibrada y pragmática; con el tiempo, sin embargo, <strong>Orbán</strong> se fue perfilando cada vez más como un sátrapa de Moscú, una especie de <strong>Lukashenko</strong>.<br>Además, esta vez no fue desafiado por un frente globalista, woke o LGBT, sino por un frente patriótico; pensar que podía resistir era, como mínimo, ingenuo.<br>Tampoco ayudaron las continuas injerencias extranjeras en la campaña electoral. El apoyo de Moscú solo podía ser el beso de la muerte.<br>Pero hubo más: en el cierre de campaña recibió el respaldo del vicepresidente estadounidense <strong>Vance</strong> y del sobrino de <strong>Netanyahu</strong>, cuando la matanza en Oriente Medio está en pleno desarrollo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Hay que señalar una falta de capacidad de análisis</h2>



<h3 class="wp-block-heading"></h3>



<p>Me refiero un poco a todos aquellos que—de un lado o del otro—han observado la batalla electoral y el posicionamiento real de los actores implicados.</p>



<h2 class="wp-block-heading">¿Por qué Orbán es tan sumiso a los rusos, a los estadounidenses, a los israelíes y a los chinos?</h2>



<p>Para quien tenga un mínimo de conocimiento histórico y de las técnicas operativas de los actores en juego, no debería haber sido difícil entender que, con la caída de la URSS, el aparato soviético se movió muy bien en el único terreno en el que es excepcional: la mentira y la subversión, y que obtuvo la colaboración de diversas redes Stay Behind.<br><strong>Todo debía cambiar para que nada cambiara.</strong><br>Así, se apoyó a políticos situados en el centroizquierda, entre ellos <strong>Schröder</strong>, que de canciller alemán pasó luego a ser funcionario de Gazprom.<br>Pero—retomando una estrategia ya definida en 1957—los aparatos soviéticos también infiltraron el naciente populismo, colocando cuadros formados en el comunismo y dotados de medios al frente de partidos improvisados, con la tarea de someterlos.<br><strong>Orbán</strong>, al igual que <strong>Merkel</strong>, paralizó las autonomías energéticas nacionales y subordinó a sus naciones a Moscú, hasta el punto de escupir abiertamente sobre la historia de sus propios pueblos.<br>Al mismo tiempo—hablo de 1991—los servicios rusos enviaron a varios “disidentes” a contactar con la extrema derecha. Entre ellos destacaron <strong>Dugin</strong> y <strong>Limonov</strong> que, al menos, a diferencia de otros, tienen el mérito de ser agentes de su propio país y no servidores de uno ajeno.<br>Mención especial merece la basura de AfD que, tras dejar actuar a nacionalrevolucionarios alemanes para encubrir su supuesto carácter de extrema derecha, ha hecho una síntesis entre la Escuela de Frankfurt y los aparatos de la Stasi, convirtiéndose en la quintaesencia de la porquería. Un Movimiento Cinco Estrellas elevado a la enésima potencia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Esa descarada confluencia de todos nuestros enemigos</h2>



<h3 class="wp-block-heading"></h3>



<p>Si el Kremlin, la Casa Blanca y la Knéset se han mostrado juntos en el intento desesperado de salvar a su títere en Budapest, debería quedar claro—y de hecho ELLOS lo dicen, somos nosotros quienes no queremos oírlo—que son enemigos de Europa y que el “soberanismo”, tal como lo llamamos, es una de las principales herramientas contra la soberanía de nuestros pueblos.</p>



<p>No debería ser difícil de entender. El problema es que muchos se niegan a comprender.</p>



<p>Hoy en día, en ciertos ámbitos, se “razona” en base a fetiches, consignas elaboradas por otros, ignorancia, superficialidad y supuestas conspiraciones que, de vez en cuando, atribuyen a los habituales <strong>Soros</strong> de turno las duras derrotas de los servidores de sus amos.</p>



<p>Independientemente de lo que ocurra mañana en Hungría, el rechazo popular a <strong>Orbán</strong>—masivo tanto en las calles como en las urnas—es una prueba clara e indiscutible del sentimiento compartido. Los sentimientos pueden ser canalizados, interpretados, distorsionados, pero no se crean de la nada.<br>No es casualidad que nuestros enemigos—del Este y del Oeste—hayan entendido a tiempo y ocupado con gran rapidez el terreno de ese populismo que veían aparecer en el horizonte y que ciertamente no habían deseado.<br>Han intentado—con éxito—utilizarlo contra sí mismo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ahora, sin embargo, este “soberanismo” está fracturado</h2>



<p>y son sobre todo dirigentes de cuarenta y cincuenta años—es decir, formados sobre el terreno y no en las escuelas de cuadros de los comunistas y de Stay Behind (que al final son lo mismo)—los que están rompiéndolo en sentido europeo y aportando un soplo de aire nuevo a un entorno político repartido desde su nacimiento entre agentes y servidores de nuestros amos. Los cuales hoy pierden fuerza y piezas, y esta es, sin duda, la mejor noticia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">¡Ni Frente Rojo ni Reacción!</h2>



<p><br>Ni tampoco ese Frankenstein que une a ambos en diversas formas, entre ellas la mentira rojiparda y la confusión de tomar a agentes extranjeros por dirigentes soberanos.</p>



<p></p>
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		<title>The roses of Budapest</title>
		<link>https://noreporter.org/the-roses-of-budapest/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Adinolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 22:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AltreLingue]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>What's happening in Hungary</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>I had written it well before the elections of Sunday, April 12.<br>I argued that <strong>Orbán</strong>’s defeat would not be a tragedy; in fact, it represents an opportunity.<br>Let’s try to understand it better.</p>



<p>We cannot know whether <strong>Magyar</strong> will be up to the task, nor how strong his backbone is. <br>Not knowing him, we can postpone judgment until we see his actions.</p>



<h2 class="wp-block-heading">For now, let’s stick to the winner’s program</h2>



<p>t appears far more interesting than that of the defeated.<br>Doubling funds for birth rates, restrictions on immigration policy, refusal—except in exceptional and justifiable cases—to employ non-European labor.<br>Then: a party of the Hungarians, as a people and a homeland, beyond right and left. (Does that remind you of anything?) A fight against corruption and the mafia-like system that has installed oligarchs in liberal-Soviet autocracies, there as in Russia.<br>A central positioning of Budapest between East and West, and a full embrace of European identity without any deference to Brussels.</p>



<p>If they are roses, they will bloom—but they are still roses.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Now let’s explain the victory </h2>



<p>of this forty-five-year-old prime minister who challenged and crushed Orbán on the patriotic front.<br><strong>Magyar</strong> emphasized <strong>Orbán’</strong>s subservience to foreigners—particularly the Russians—and the rampant corruption in a country run by three oligarchic families.<br>The message resonated strongly: <em>Tisza</em>, the challenger’s party, won more than two-thirds of the seats and achieved a lead of about sixteen points over <strong>Orbán’</strong>s party, which secured less than half the number of representatives compared to the winner. Third and last in parliament is the ethno-nationalist Our Homeland Movement which, with around 6%, gains a handful of deputies.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Why did Magyar crush Orbán?</h2>



<p>Because he captured the popular feeling of indignation toward the government’s servility to Moscow’s imperialism and the resulting offense to national memory and sentiment.<br>At every rally and march, people continuously repeated the anti-Russian slogans of 1956.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Why had Orbán held on until then?</h2>



<p>Essentially for two reasons.<br>First, the previous elections took place shortly after the Russian invasion of Ukraine, when the leader’s position could still appear balanced and pragmatic. Over time, however, <strong>Orbán</strong> increasingly came to be seen as a satrap of Moscow, something like a <strong>Lukashenko</strong>.<br>Moreover, this time he was not challenged by a globalist, woke, or LGBT front, but by a patriotic one; believing he could hold on was, at the very least, naive.<br>Nor did the constant foreign interference in the electoral campaign help the outgoing prime minister. Moscow’s support could only be the kiss of death.<br>But there was more: in the final stretch of the campaign, he was backed by U.S. Vice President <strong>Vance</strong> and <strong>Netanyahu’</strong>s nephew, at a time when the Middle Eastern slaughter was in full swing.</p>



<h2 class="wp-block-heading">A lack of analytical capacity must be noted</h2>



<h3 class="wp-block-heading"></h3>



<p>I’m referring to all those who—on one side or the other—observed the electoral battle and the real positioning of the actors involved.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Why is Orbán so submissive to Russians, Americans, Israelis, and Chinese alike?</h2>



<p>For anyone with even a minimal knowledge of history and of the operational methods of the actors involved, it should not have been difficult to understand that, with the collapse of the USSR, the Soviet apparatus moved very effectively on the only terrain where it excels—deception and subversion—and that it secured the collaboration of various Stay Behind networks.<br>Everything had to change so that nothing would change.<br>Thus, politicians placed in the center-left were supported, including Schröder, who later went from German chancellor to a Gazprom official.<br>But—reviving a strategy already outlined in 1957—the Soviet apparatus also infiltrated emerging populism, placing cadres trained in communism and equipped with resources at the head of improvised parties, with the task of subordinating them.<br><br><strong>Orbán</strong>, like <strong>Merkel</strong>, paralyzed national energy autonomy and subordinated their nations to Moscow, even to the point of openly spitting on the history of their own peoples.<br>At the same time—this was in 1991—Russian services sent various “dissidents” to make contact with the far right. Among them, <strong>Dugin</strong> and <strong>Limonov</strong> gained prominence, who at least, unlike others, have the merit of being agents of their own country rather than servants of another.<br><br>Special mention goes to the AfD, which—after allowing German national-revolutionaries to act as a cover for its supposed far-right image—merged the Frankfurt School with Stasi apparatuses, becoming the quintessence of corruption. A Five Star Movement to the nth degree.</p>



<h2 class="wp-block-heading">That shameless convergence of all our enemies</h2>



<p>If the Kremlin, the White House, and the Knesset all revealed themselves together in a desperate attempt to save their puppet in Budapest, it should be clear—and indeed THEY say it openly, it is we who refuse to hear—that they are enemies of Europe, and that “sovereignism,” as we call it, is one of the main tools against the sovereignty of our peoples.</p>



<p>This should not be difficult to understand. The problem is that many refuse to understand.</p>



<p>By now, in certain circles, people “reason” on the basis of fetishes, slogans packaged by others, ignorance, superficiality, and supposed conspiracies that, from time to time, blame the usual <strong>Soros</strong> figures for the bitter defeats of the servants of their masters.</p>



<p>Regardless of what may happen tomorrow in Hungary, the popular rejection of <strong>Orbán</strong>—massive both in the streets and at the ballot box—is a clear and indisputable proof of the shared sentiment. Feelings can be ridden, interpreted, distorted—but they are not created out of nothing.<br>It is no coincidence that our enemies—both East and West—understood in time and swiftly occupied the ground of that populism they saw coming on the horizon and had certainly not hoped for.<br><strong>They tried—successfully—to use it against itself.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Now, however, this “sovereignism” is fractured</h2>



<p>and it is above all leaders in their forties and fifties—those formed in the field rather than in the cadre schools of communists and Stay Behind (which ultimately are the same thing)—who are breaking it apart in a European direction, bringing a breath of fresh air into a political environment that has been carved up from the beginning by agents and servants of our masters. These masters are now losing ground and pieces, and that is the best news of all.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Neither Red Front nor Reaction!</h2>



<p><br><br>Nor that Frankenstein which combines both in various forms, including the red-brown lie and the mistake of taking agents of foreign powers for sovereign leaders.</p>



<p></p>
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		<title>Le rose di Budapest</title>
		<link>https://noreporter.org/le-rose-di-budapest/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Adinolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 15:27:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alterview]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa accade in Ungheria</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’avevo scritto ben prima delle elezioni di domenica 12 aprile.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-noreporter wp-block-embed-noreporter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="vJ94v5wtJk"><a href="https://noreporter.org/prima-che-vi-vendano-una-storia-capovolta/">Prima che vi vendano una storia capovolta</a></blockquote><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Prima che vi vendano una storia capovolta&#8221; &#8212; NoReporter" src="https://noreporter.org/prima-che-vi-vendano-una-storia-capovolta/embed/#?secret=ZE1HPVt7P1#?secret=vJ94v5wtJk" data-secret="vJ94v5wtJk" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
</div></figure>



<p>Sostenevo che la sconfitta di <strong>Orban</strong> non sarebbe stata un dramma, e in effetti essa rappresenta un’opportunità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Vediamo di capirla meglio</h2>



<p>Non possiamo sapere se <strong>Magyar</strong> sarà all’altezza del compito e neppure quanto dritta abbia la schiena. Non conoscendolo, possiamo rimandare il responso al suo operato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Intanto atteniamoci ai programmi del vincitore</h2>



<p>Si presentano molto più interessanti di quelli dello sconfitto.</p>



<p>Raddoppio dei fondi per la natalità, restrizione sulla politica d’immigrazione, rifiuto – tranne in casi eccezionali e giustificabili – di assunzione di mano d’opera non europea.</p>



<p>Poi: partito degli ungheresi, come popolo e patria, al di là della destra e della sinistra. (Vi ricorda qualcosa?). Lotta alla corruzione a al sistema mafioso che ha imposto degli oligarchi nelle autocrazie liberal-sovietiche, lì come in Russia.</p>



<p>Posizionamento centrale di Budapest tra Est ed Ovest e piena assunzione dell’identità europea senza alcuna deferenza nei confronti di Bruxelles.</p>



<p>Se son rose fioriranno, ma sono comunque rose.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Passiamo ora a spiegare la vittoria </h2>



<p>di questo premier di quarantacinque anni che ha sfidato e sbaragliato <strong>Orban</strong> sul fronte patriottico.</p>



<p><strong>Magyar</strong> ha messo l’accento sulla di lui servitù nei confronti degli stranieri e in particolare dei russi e sulla corruzione dilagante in un paese gestito da tre famiglie di oligarchi.</p>



<p>La causa ha preso alla grande, tanto che <em>Tisza</em>, il partito dello sfidante, ha riportato oltre i due terzi dei seggi e dato circa sedici punti di scarto a quello di <strong>Orban</strong> che colleziona meno della metà di eletti rispetto al vincitore. Terzo ed ultimo in parlamento l’etno-nazionalista Movimento Nostra Patria che, intorno al 6%, ottiene un pugno di deputati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché Magyar ha schiantato Orban?</h2>



<p>Perché ha interpretato il sentimento d’indignazione popolare nei confronti del servilismo del proprio governo nei riguardi dell’imperialismo moscovita e per l’offesa consequenziale al ricordo e al sentimento nazionale.</p>



<p>In tutti i comizi e in tutti i cortei la gente ripeteva senza cessa gli slogan antirussi del 1956.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché Orban aveva tenuto fino ad allora?</h2>



<p>Sostanzialmente per due ragioni.</p>



<p>La prima è che le scorse elezioni si tennero poco dopo l’invasione russa in Ucraìna, quando ancora la posizione del leader poteva apparire equilibrata e pragmatica, poi con il tempo <strong>Orban</strong> si è sempre più connotato come un satrapo di Mosca, una specie di <strong>Lukashenko</strong>.</p>



<p>Se si aggiunge che questa volta non è stato sfidato da un fronte globalista o woke o lgbt, ma da un fronte patriottico, illudersi che potesse tenere era quantomeno sciocco.</p>



<p>Né le continue intromissioni straniere nella campagna elettorale hanno finito con l’aiutare il premier uscente. Il sostegno moscovita non poteva che essere il bacio della morte.</p>



<p>Ma c’è stato di più: sono andati a sostenerlo in chiusura di campagna il vicepresidente americano <strong>Vance</strong> e il nipote di <strong>Netanyahu</strong> quando la macelleria mediorientale è in piena attuazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Va registrata una carenza di capacità di analisi</h2>



<p>Mi riferisco un po’ a tutti quelli che – da una parte o dall’altra – hanno osservato la battaglia elettorale e il posizionamento reale dei soggetti in causa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché Orban è così sottomesso ai russi, agli americani, agli israeliani e ai cinesi?</h2>



<p>Per chi abbia un minimo sia di conoscenza storica che delle tecniche operative dei soggetti in gioco, non doveva essere difficile capire che, con il crollo dell’Urss, l’apparato sovietico si è mosso benissimo sul solo piano sul quale è eccezionale, ovvero la menzogna e la sovversione, e che ha ottenuto la collaborazione delle diverse Stay Behind.</p>



<p><strong>Bisognava che tutto cambiasse affinché non cambiasse niente.</strong></p>



<p>Sicché sono stati sostenuti politici piazzati al centrosinistra, tra i quali quello <strong>Schroeder</strong> che da cancelliere tedesco si è poi tramutato in un finzionario Gazprom.</p>



<p>Ma – riprendendo una strategia già definita nel 1957 – gli apparati sovietici hanno infiltrato il nascente populismo, piazzando quadri formati nel comunismo e forniti di apparati e mezzi, alla testa di partiti improvvisati. Col compito di sottometterne le creature.</p>



<p><strong>Orban</strong> come la <strong>Merkel </strong>hanno paralizzato le autonomie energetiche nazionali e sottomesso le proprie nazioni a Mosca, fino allo sputare platealmente sulla storia dei propri popoli.</p>



<p>Nello stesso tempo – parlo del 1991 – i servizi russi inviarono diversi “dissidenti” a contattare le estreme destre. Tra questi fecero strada <strong>Dugin</strong> e <strong>Limonov</strong> che, almeno, a differenza di tutti gli altri, hanno il merito di essere agenti del loro paese e non servi di un paese altrui.</p>



<p>Particolare menzione merita la pattumiera AfD che, dopo aver lasciato fare a dei nazionalrivoluzionari tedeschi, affinché si potesse mascherare il loro sovietismo dietro una presunta estrema destra, ha fatto la sintesi tra la Scuola di Francoforte e gli apparati della Stasi, divenendo la quintessenza della porcheria. Un Cinque Stelle all’ennesima potenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quella sfacciata confluenza di tutti i nostri nemici</h2>



<p>Se Cremlino, Casa Bianca e Knesset si sono scoperti tutti assieme nel tentativo disperato di salvare il proprio burattino di Budapest, dovrebbe essere ben chiaro – e d’altronde LORO lo dicono, siamo noi che non vogliamo sentirlo – che sono i nemici dell’Europa e che il sovranismo, così come lo chiamiamo noi, è uno dei principali strumenti contro le sovranità dei nostri popoli.</p>



<p>Non dovrebbe essere difficile da capire. Il fatto è che molti si rifiutano di capire.</p>



<p>Ormai in certe aree si “ragiona” sulla base di feticci, parole d’ordine confezionate da altri, ignoranza, piattezza e presunte corruzioni che di volta in volta spiegano con i <strong>Soros</strong> di turno le cocenti sconfitte dei servi dei padroni.</p>



<p>A prescindere da quello che potrà avvenire da domani in Ungheria, il rigetto popolare di <strong>Orban</strong>, le oceaniche in piazza e nelle urne, sono una prova chiara e indiscutibile di quale sia il sentimento condiviso. I sentimenti possono essere cavalcati, interpretati, distorti, ma non si creano dal nulla.</p>



<p>Non è un caso se i nostri nemici – dell’est e dell’ovest – hanno capito per tempo e hanno occupato con assoluto tempismo il terreno di quel populismo che vedevano arrivare all’orizzonte e che di certo non avevano auspicato.</p>



<p><strong>Hanno provato – con successo – a utilizzarlo contro se stesso.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Ora però questo “sovranismo” è spaccato</h2>



<p>e sono soprattutto i dirigenti di quaranta, cinquant’anni, ovvero formatisi sul campo e non nelle scuole quadri dei comunisti e di Stay Behind (che poi sono la stessa cosa) a spaccare in senso europeo e con un soffio di aria nuova, un ambiente politico lottizzato fin dalla nascita dagli agenti e dai servi dei nostri padroni. I quali oggi perdono colpi e pezzi e questa è la notizia migliore in assoluto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Nè Fronte Rosso né Reazione!</h2>



<p>E nemmeno quel Frankenstein che unisce entrambi sotto varie declinazioni, tra le quali la menzogna rossobruna e lo scambiare agenti dello straniero per dirigenti sovrani.</p>



<p></p>
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		<title>À quelle catégorie appartiens-tu ?</title>
		<link>https://noreporter.org/a-quelle-categorie-appartiens-tu/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Adinolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 22:09:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AltreLingue]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La raison pour laquelle, dans le chaos actuel, on perd facilement la boussole</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Même en <em>Milleneufcentquatrevingtquatre</em>, ce n’était pas ainsi.</p>



<p>Plusieurs conflits sont en cours dont on ne sait que peu, voire rien, pris dans un enchevêtrement de censures, de propagandes croisées, de falsifications par l’IA, de connivences, d’interdépendances et de jeux doubles ou triples.</p>



<p>Entre les silences des différentes sources (russes, iraniennes, israéliennes, américaines, etc.), l’impréparation totale des « experts » et les contaminations dues aux agents d’influence, les visions que nous nous construisons sont profondément absurdes, irréelles — jusqu’à nous représenter des blocs opposés ou des chocs de civilisations.</p>



<h2 class="wp-block-heading">En réalité, nous assistons à l’évolution d’un système global hérité de 1945</h2>



<p>qui doit désormais composer avec plusieurs variables majeures : d’abord la dynamique démographique, puis la montée de l’influence européenne, le déclin russe et, surtout, l’ascension de la Chine comme second pôle de puissance. J’écrivais, il y a un quart de siècle, que le remplacement de Moscou par Pékin poserait problème à la suprématie américaine, l’intelligence chinoise étant bien plus fine que celle, rude, des steppes.</p>



<p>Nous sommes également confrontés à une crise majeure de crédibilité des classes dirigeantes, incapables de gérer une transition aussi radicale sans en perdre le contrôle idéologique. D’où la férocité de l’autodéfense des tirannie autocratiques et de la démocratie en décomposition.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Une situation, quelque part, idéale</h2>



<p><br>Mais…</p>



<p>…elle échappe presque à tous, car les représentations des conflits — externes comme internes —, enfermées dans une bêtise binaire, excitent et mobilisent des stupidités opposées.</p>



<p>Pourquoi ?</p>



<p>D’abord par manque de formation : tant analytique et scientifique que mentale, de type radical ou révolutionnaire, c’est-à-dire adossée à une connaissance historique précise et capable d’en saisir les continuités.</p>



<p>Ensuite pour des raisons de tempérament.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><br>Qu’est-ce qui pousse — ou a poussé — à faire de la politique au sens noble ?</h2>



<p><br>Avant tout une exigence éthique et existentielle. Mais cela concerne surtout les jeunes et les très jeunes, qui sont aujourd’hui, en effet, ceux qui se trompent le moins dans leur manière de se représenter le réel ou de projeter leurs rêves sur une hypothétique cavalerie exotique — tentation plus caractéristique des boomers.</p>



<p>S’y ajoute une forme d’insoffrance de caractère, qui se décline en trois catégories distinctes. Les événements peuvent les faire coexister dans des moments de tension réelle, mais non en temps normal, lorsque prévaut la recherche de solutions.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Nous avons trois « R » differents</h2>



<p>Le premier est celui des <strong>« Révoltés » </strong>: ceux qui, pour des raisons justes ou non, rejettent ce qui les entoure, en amplifient tous les aspects négatifs et exaltent, en contrepoint, tout ce qui leur est lointain. Il s’agit d’une immaturité adolescente susceptible de durer toute une vie.<br>Privés de guide sérieux, les révoltés ne nourrissent qu’un désir de sédition et sombrent dans une démocratie de foule.</p>



<p>Des barricades pour les barricades. Cela ne peut qu’entraîner une spirale descendante et, par effet miroir, conférer une forme de dignité à ce qui est combattu dans le vacarme.<br>Ce n’est ni une théorie ni une hypothèse, mais la constante de tous les précédents historiques dont nous avons mémoire.</p>



<p>Comme le rappelait Giorgio Gaber (1), « les gens se rencontrent pour un autobus qu’ils ont manqué » : ainsi les révoltés, insatisfaits de toutes couleurs, se retrouvent souvent dans des rassemblements informes, qui ne durent même pas le temps de se reconnaître. Pourtant, ils continuent de croire que l’addition de frustrations pourra, un jour, se muer en force.</p>



<p>Le deuxième « R » est celui des <strong>« Rebelles »</strong>. Le rebelle est, d’une certaine manière, un anarque. Il peut éprouver une empathie atténuée pour des pôles d’attraction existentielle ou guerrière qui devraient pourtant le toucher, et même se sentir équidistant — non sur le plan moral, mais émotionnel — entre une Russie envahissante et des Ukrainiens combattant avec honneur. Il peut également se désintéresser de la confirmation d’une tyrannie judiciaire ou de la dégradation des conditions économiques et sociales de son pays.<br>Au fond, ce qui prime pour lui, de manière écrasante, c’est son choix de vie aristocratique — non au sens social — bien plus que tout le reste.</p>



<p>Le troisième « R » est celui des <strong>« Révolutionnaires »</strong>. Être révolutionnaire ne signifie pas nécessairement vouloir une révolution insurrectionnelle ou une transformation des rapports de production : ce ne sont là que des interprétations possibles.<br>Au sens essentiel, est révolutionnaire celui qui poursuit un changement radical des mentalités. Une telle démarche suppose un cap idéal clair, une solide culture historico-politique et une analyse du réel capable de s’y articuler.<br><br><strong>Le révolutionnaire ne peut être ni extrémiste ni révolté : il doit être réaliste.</strong><br><strong><br></strong>Il doit également être enraciné dans son monde : dans sa famille politique — ou plutôt anthropologique — comme dans son peuple et sa terre. Fidèle à son <em>Genius Loci</em>, à son <em>ethnos</em> et à ses références supérieures.<br><br><strong>Il doit enfin être voué à l’impersonnalité.</strong><br><strong><br></strong>Il ne peut donc, en aucun cas, se ranger du côté d’un quelconque acteur exotique censé jouer les justiciers contre son propre père. Cette pulsion adolescente, héritée de 1968, appartient au révolté — à lui seul.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un rebelle peut-il être aussi révolutionnaire ?</h2>



<p><br>Oui, et inversement.<br>Un révolté peut, peut-être, avoir été révolutionnaire, avant de perdre la boussole. Cela ne signifie pas qu’il aurait dû choisir ceci plutôt que cela — une part de subjectivité demeure toujours —, mais qu’il a perdu ses repères au point de choisir par pure négation : s’identifier à l’ennemi supposé de son ennemi supposé principal.<br>Et il omet toujours de dire au nom de quelle lignée il parle : <strong>il ne le peut plus, puisqu’il est en train de la nier</strong>.</p>



<p>Un révolté est-il irrécupérable ? Pas nécessairement — à condition de retrouver, dans ce labyrinthe, le fil d’Ariane, et encore faut-il qu’il accepte de le saisir.</p>



<p>Je ne prétends pas être Thésée, mais j’apporte ma part.</p>



<p><a href="https://europa-diffusion.com/fr/accueil/11899-la-revolution-silencieuse.html">https://europa-diffusion.com/fr/accueil/11899-la-revolution-silencieuse.html</a></p>



<ol class="wp-block-list">
<li><em>Giorgio Gaber a été un artiste de cabaret, chanteur, acteur et auteur-compositeur-interprète italien qui, entre les années soixante et les années quatre-vingt-dix, a également exprimé un intellectuel politique aigu.</em></li>
</ol>



<p></p>
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		<title>A quale erre corrisponde il tuo sentire?</title>
		<link>https://noreporter.org/a-quale-erre-corrisponde-il-tuo-sentire/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Adinolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Apr 2026 23:55:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alterview]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://noreporter.org/?p=38247</guid>

					<description><![CDATA[<p>Perché nel caos odierno si perde facilmente la bussola</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nemmeno in <em>1984</em> andava così. Sono in atto diversi conflitti di cui si sa poco e nulla, tra censure, propagande incrociate, falsificazioni con l’IA, connivenze, interdipendenze, doppi e tripli giochi.</p>



<p>Tra silenzi alle fonti (russa, iraniana, israeliana, americana ecc) e totale impreparazione degli “esperti”, oltre agli inquinamenti da parte degli agenti d’influenza, le visioni che ci confezioniamo sono del tutto assurde, irreali. Fino al rappresentarci blocchi contrapposti o scontri di civiltà.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Invece assistiamo all’evoluzione di un sistema globale erede del 1945</h2>



<p> che deve fare i conti con alcune importanti varianti, prima tra tutti quella demografica e poi la crescita d’influenza europea, il tramonto russo, ma, soprattutto, l’assurgere della Cina a secondo polo di potenza. Scrivevo un quarto di secolo fa in <em>Nuovo Ordine Mondiale tra imperialismo e Impero</em> che la sostituzione di Mosca con Pechino avrebbe creato problemi per la leadership americana in quanto l’intelligenza cinese è molto più acuta di quella rozza delle steppe.</p>



<p>Assistiamo anche a un grosso problema di credibilità delle classi dirigenti, incapaci di gestire un passaggio così drastico senza perderne il controllo ideologico. Dal che possiamo registrare la ferocia dell’autodifesa delle autocrazie tiranniche e del marciume democratico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una situazione ottimale</h2>



<p>Ma….</p>



<p>&#8230;ma sfugge quasi a tutti perché le rappresentazioni dei conflitti (esteri come interni), rigorosamente in veste di imbecillità binaria, eccita e mobilita stupidità contrapposte.</p>



<p>Perché?</p>



<p>Innanzitutto per carenza di formazione. Sia di formazione analitica, scientifica, che di formazione mentale <strong>di tipo radicale o rivoluzionario</strong>, che si collega con una conoscenza storica ben precisa ed è in grado di ravvisarne la continuità.</p>



<p>Poi per ragioni di indole.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa ha spinto o spinge a fare politica in senso ideale?</h2>



<p>Innanzitutto la difesa etica ed esistenziale, ma questo appartiene soprattutto ai giovani e ai giovanissimi i quali, in effetti, sono quelli che oggi sbagliano di meno nell’autorappresentazione o nella delega dei sogni a un settimo cammelleria esotico. Ciò è più proprio ai boomers.</p>



<p>Poi c’è un’insofferenza caratteriale. Essa si esprime in tre categorie diverse, anche se gli eventi le fanno convivere quando c’è tensione fisica, reale, ma non quando, in normalità, c’è una ricerca di soluzione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ci sono tre diverse R</h2>



<p>La prima è quella dei <strong>“Rivoltati”</strong>; ovvero di chi, per ragioni giuste o sbagliate, è insofferente verso quanto lo circonda e ne enfatizza tutti i lati negativi, esaltando al contempo ogni cosa che gli è lontano. È un’immaturità adolescenziale che può durare per tutta la vita.</p>



<p>Se si ritrovano senza una guida seria, i rivoltati hanno solo l’anelito di sedizione e scadono nella democrazia di folla.</p>



<p>Le barricate per le barricate. Questo non può che trascinare in basso in un vortice e che dare specularmente dignità a quanto viene osteggiato da una cagnara di canaglia.</p>



<p>Non è una teoria, né un’ipotesi: è la registrazione di ogni precedente storico analogo, da quando abbiamo memoria di società.</p>



<p>Peraltro, così come ammoniva Gaber “la gente s’incontra per un autobus che aveva perduto”, e allora i rivoltati insoddisfatti di ogni colore s’incontrano spesso in ammucchiate scomposte che non durano neppure il tempo di vedersi. Ma continuano a delirare che l’unione di più frustrazioni possa un giorno diventare una forza.</p>



<p>La seconda R è quella dei <strong>“Ribelli”</strong>. Il ribelle in qualche modo è un anarca. Egli può provare un’empatia meno forte per poli d’attrazione esistenziale e guerriera che pure dovrebbero parlare al suo cuore e può perfino sentirsi equidistante – non eticamente o moralmente ma emotivamente – tra la Russia che invade e gli ucraìni che combattono con onore, o anche fregarsene se la tirannia giudiziaria viene confermata o se le condizioni economiche e sociali della sua nazione peggiorano.<br>In fondo in fondo per il ribelle conta in misura schiacciante la sua scelta di vita aristocratica (non nel senso del ceto sociale) e molto di meno il resto.</p>



<p>La terza R è quella dei <strong>“Rivoluzionari”</strong>. Che non significa pretendere di fare la rivoluzione in senso insurrezionale o di cambiamento dei rapporti di produzione. Queste sono delle interpretazioni del termine.</p>



<p>Qualora ci si attenga all’essenziale, rivoluzionario è qualcuno che persegue un cambiamento rivoluzionario in primis delle mentalità. Non lo può fare senza un preciso faro ideale, senza una conoscenza storico-politica e senza un’analisi del reale che si coniughi con entrambi.<br><strong>Il rivoluzionario non può essere estremista o rivoltato perché dev’essere realista.</strong></p>



<p>E dev’essere inserito nel suo mondo: sia in quello della sua famiglia politica – direi anzi antropologica – che in quella del suo popolo e della sua terra. Deve essere fedele al suo Genius Loci, al suo ethnos e ai suoi riferimenti celesti.</p>



<p><strong>Inoltre dev’essere votato all’impersonalità.</strong></p>



<p>Non può quindi – proprio non può – schierarsi in favore di un qualsiasi soggetto esotico che gli sembri poter fare da castigamatti nei confronti di suo padre. Questa pulsione adolescenziale sessantottina può appartenere al rivoltato e a nessun altro.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un ribelle può essere anche un rivoluzionario?</h2>



<p>Certo e viceversa.</p>



<p>Un rivoltato può, forse, essere stato un rivoluzionario, ma poi ha perso la bussola. Che non significa che doveva scegliere questo piuttosto che quello, in quanto ciò rientra almeno in parte nella soggettività di ognuno, ma che non sa più quali siano i riferimenti del suo cammino, tanto che sceglie per negazione: s’identifica nel presunto nemico del suo presunto maggior nemico.</p>



<p>E dimentica sempre di definire in nome di quale stirpe parla: <strong>non può, perché la sta negando</strong>.</p>



<p>Un rivoltato è irrecuperabile? Non necessariamente, purché si riesca a recuperare il filo di Arianna in questo labirinto e che lui se ne avveda.</p>



<p>Non pretendo di essere Teseo, ma il mio ce lo metto:</p>



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