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Banksters in Austria

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Le perdite ricadranno sui correntisti ignari

 

In Austria, a partire da luglio, entrerà ufficialmente in vigore il regime del “bail in”, ovvero quella situazione in cui sono i creditori ad accollarsi le perdite di un eventuale crack di una banca o di una corsa agli sportelli.

La decisione era già stata in qualche modo anticipata con la notizia del buco monstre della bad bank di Hypo Alpe Adria. In quell’occasione, il ministero austriaco delle finanze aveva ricordato che, sulla base della nuova normativa, i creditori possono essere di fatto costretti a contribuire alle perdite, in modo tale che i contribuenti non debbano accollarsi l’intero peso.

Detto più semplicemente: avete depositato i vostri risparmi in una banca che poi fallisce? Amen, lo stato non vi garantirà più. Sarete voi stessi a essere chiamati in causa.

In Italia da tempo si sta facendo pressione affinché venga approvata la Legge Delega che recepisce la direttiva UE 2013/36 http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do… tant’è che lo stesso Mario Draghi è dovuto scendere dallo scranno della presidenza BCE per abbassarsi a parlare alle commissioni bilancio e finanze della Camera. Fatto insolito ed anomalo per stessa dichiarazione del presidente di commissione finanze, Capezzone.

Evidentemente si sta aumentando la pressione affinché la Legge Delega http://www.gazzettaufficiale.it/eli/…/2014/10/28/14G00167/sg venga approvata.

In sostanza lo Stato non dovrà più tutelare i risparmiatori ( creditori ) ma saranno questi ultimi, insieme agli azionisti delle banche, a dover accollarsi le perdite.

Eppure lo Stato favoriva e tutelava il risparmio in base all’Art.47 della Costituzione.

 

Alberto Micalizzi: Il fallimento di una banca negli attuali sistemi bancari è una decisione politica. Ad esempio Lehman fu lasciata fallire per un buco che a breve poteva essere risolto con neanche 100 miliardi, mentre negli stessi giorni si decideva di salvare Morgan Stanley staccando, la FED, un assegno di 110 miliardi… Ma Lehman servì a giustificare i 3 trilioni di iniezione di liquidità alle banche operata nei successivi cinque anni. Da questa lezione possiamo interpretare il senso dell’articolo in questo modo: lo Stato non deve aiutare le banche in difficoltà direttamente, ma deve farlo indirettamente con gli interessi passivi sul debito, che il sistema bancario alloca a sua discrezione. Chi deve fallire e chi no è una decisione politica, ma di politica bancaria!

 

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