
Inaccettabile che Alitalia affidi a compagnie estere le tratte nazionali
La delocalizzazione va fermata ad ogni costo.
Inaccettabile che Alitalia affidi a compagnie estere le tratte nazionali. Inaccettabili le gare al massimo ribasso per appalti e subappalti. La delocalizzazione va fermata ad ogni costo.
Quello al quale abbiamo assistito lo scorso 2 Febbraio è un fatto gravissimo. La tragedia annunciata (non è il primo caso per la compagnia Carpatair) oltre a rappresentare un’esperienza drammatica per personale di compagnia e passeggeri, riapre il dibattito su alcuni degli argomenti di più cocente attualità nell’ambito del mondo del lavoro: quello della sicurezza e quello della tutela della salvaguardia occupazionale.
Il fatto fa seguito ad una precedente tragedia verificatasi qualche mese fa all’interno dello scalo aeroportuale ed a fronte di una situazione ormai generalizzata di falle nella sicurezza, non si possono più tollerare le condizioni nelle quali sono costretti a lavorare gli operatori di scalo.
Turni massacranti, macchinari al limite della rottamazione, personale sottodimensionato per le esigenze operative, aziende che non investono in sicurezza e manutenzione.
Questo è il mondo che ogni mattina attende l’operaio in aeroporto.
E questo è esattamente il mondo opposto a quello che auspichiamo per tutti i lavoratori italiani.
Tale situazione si acuisce quando le aziende nazionali, con un atteggiamento che non esitiamo a definire criminale, trasferiscono oltre confine le linee di produzione o le strutture di erogazione servizi. La delocalizzazione rappresenta, infatti, il peccato originale per molte aziende italiane le quali preferiscono investire all’estero piuttosto che sul territorio nazionale tradendo di fatto il proprio ruolo di garanti dell’equilibrio economico e sociale.
Alitalia, malgrado abbia ampiamente beneficiato dei finanziamenti pubblici, non fa eccezione. Appaltare a basso costo il servizio alla compagnia rumena Carpatair ha avuto come unico risultato quello di far risparmiare l’azienda a discapito dei lavoratori e della garanzia della sicurezza in volo.
Questo episodio rappresenta l’ennesimo esempio del fallimento dell’accordo del 2008 con CAI, accordo che fino a questo momento ha garantito esclusivamente i profitti dei potentati economici che reggono Alitalia.
E non dimentichiamo che Alitalia, che a parole avrebbe dovuto difendere l’italianità della compagnia di bandiera, ha delocalizzato in Albania gran parte dei suoi call center, creando nel tempo migliaia di giovani disoccupati in Italia.
E’ proprio la piaga degli appalti e subappalti al massimo ribasso, che producono la perdita di posti di lavoro, non investono nella sicurezza sul lavoro e forniscono un servizio di bassissima qualità, tra le aziende statali e parastatali, che alimenta fenomeni come quello della delocalizzazione.
I nostri figli subiscono precariato,cassa integrazione, mobilità e poi vedono volare piloti e assistenti di altre nazionalità su aerei buoni solo per il macero.
Basta delocalizzazioni.
Basta gare al massimo ribasso.
Delocalizziamo i ma(g)nager !
Il lavoro c’è…lasciamolo in Italia.

