
Stefano Conti: il lavoro c’è se lo manteniamo in Italia
Prima o poi sapremo se delocalizzare in un Paese lontano dall’Italia sia causa o effetto della crisi economica in atto.
Per qualcuno, in specie Stefano Conti segretario nazionale di Ugl Telecomunicazioni, parte della responsabilità è da imputare alla ben nota Direttiva Bolkenstein dopo la cui affermazione si è spalancato l’abisso. Occasione per parlarne la raccolta-firme della petizione popolare da sottoporre a Camera e Senato, raccolta iniziata sabato scorso e che proseguirà in moltissime piazze d’Italia.
“Ma non solo la Bolkenstein perché l’impressione è che le aziende italiane abbiano preso la strada della delocalizzazione solo per interesse e non per necessità. I guasti si sono prodotti appena la Finanza si è impadronita dell’Industria: chi va all’estero lo fa – nella stragrande maggioranza dei casi – per pagare meno i dipendenti in un’ottica speculativa e per niente agganciata al reale. Accade alla Fiat, accade alla Telecom, accade all’Alitalia”.
Ma come, e l’Italianità? La si era invocata per giustificare la cordata-Colaninno, quando nel 2008 si vollero stoppare i Francesi… “Eppure parte del call-center va in Albania. Da sindacalista e da Italiano mi domando perchè si permetta una cosa del genere. In Francia, sempre più avanti di noi e con un senso dello Stato che noi ci sogniamo, si sono introdotte norme anti-delocalizzazione”.
Ed è noto che chi delocalizza lo fa per andar via dall’Italia, certo non per incrementare la propria produzione. ‘Delocalizzazione’ significa pertanto l’opposto di ‘internalizzazione’.
Conti, un dramma anche per il settore delle tlc. “Sì, purtroppo devo ammetterlo. Guardiamo a Teleperformance: i dipendenti sono a zero ore fino a giugno, e sono in cassa integrazione. L’azienda si sposterà in Albania”.
Lei parla del mancato intervento della politica in questa materia. Ma io potrei ribatterle: chi controlla le aziende che chiedono la casa integrazione? Il sospetto che esistano dei furbetti anche è notevole… “Come è accaduto in quella che ha ricevuto la visita della Guardia di Finanza. Sono d’accordo con lei: che vi sia qualcuno che trucca le carte per poi chiedere gli ammortizzatori sociali è molto, molto probabile. Ecco perché l’Ugl chiede – con tale petizione – che tutte le aziende private e tutte le cooperative che negli ultimi cinque anni abbiano, in qualsiasi forma, trasferito in tutto o in parte le proprie attività, non possano accedere ai benefici previsti dalla vigente normativa sugli incentivi alle aziende e all’occupazione, nonché sugli ammortizzatori sociali. Noi di Ugl Tlc sappiamo bene che nel nostro settore le imprese si comportano così, oltre al fatto di chiudere gli stabilimenti subito dopo aver preso i fondi statali o regionali. Non posso e non voglio generalizzare, eppure la situazione è proprio questa”.
Quante aziende hanno delocalizzato? “Bellissima domanda! Lo sa che non esistono cifre ufficiali aggiornate? Noi abbiamo recuperato i dati pubblicati nel 2007 e relativi all’anno prima tramite l’ex-I.C.E.. All’epoca le aziende che andate all’estero erano state 5.789 per un fatturato pari a 322 miliardi di euro. Oggi, ma sono solo congetture, potrebbero essere parecchie di più… Volando basso e limitandoci a stimare un fatturato di 400 miliardi, con un prelievo fiscale al 10% potremmo dire che allo Stato italiano sono venuti a mancare 40 miliardi, cioè una Finanziaria in piena regola! Ecco, questo è quanto il nostro Paese ha perso grazie alla delocalizzazione”.
Tlc, a Roma il settore soffre particolarmente? “Almaviva Contact dichiara esuberi, altrettanto fa Teleperformance; la crisi di Eutelia è solo in parte risolta e pare che Vodafone sia intenzionata a varare misure di emergenza”.
A che cosa servirà la petizione di Ugl? “Cercheremo di far passare il divieto di subappalto: chiunque vinca appalti o acquisisca commesse, non può subappaltare ma deve invece gestire direttamente. Ciò al fine di evitare dumping commerciale e violazioni delle norme contrattuali nei confronti dei lavoratori. Non solo… Facciamo attenzione anche al profilo della tutela dei dati personali: vogliamo perciò che sia fatto divieto a spostare/trasferire all’estero in tutto o in parte, attività e/o servizi a cui sono collegati i dati personali e sensibili dei cittadini nonché dei residenti in Italia, garantiti dalla nostra normativa. Il divieto riguarda anche le attività già trasferite all’estero”.

