lunedì 13 Aprile 2026

Brescia: la città martire rialza la testa

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3 aprile giornata della verità

Una mezza rivoluzione a Brescia, città martire che ignora da quarant’anni la verità sulla strage subita. Non perché non la si conoscesse dal primo minuto, ma perché fu impedito arbitrariamente alla Questura di perseguire la pista vera e di fare chiarezza.
Quella pista che avrebbe scatenato un putiferio, sventando il Compromesso Storico (o alleanza Dc-Pci) tanto caldeggiato dai nuovi amministratori atlantici oltre che dalla direzione comunista e che avrebbe spaccato frontalmente la sinistra, isolandovi i fautori del partito armato che non potevano giustificare il sangue versato tra le fila sindacaliste. 
Una strage non voluta, perlomeno non nella piazza, e causata da un’esplosione prematura, opera dell’ala brigatista rossa del Superclan, in contesa con la direzione di Curcio e Franceschini. Superclan che già due volte era stato dilaniato da esplosioni premature (Atene e Segrate), evento che sei anni più tardi si sarebbe ripetuto alla stazione di Bologna.
La scoperta delle carte conosciute (ma taciute) da sempre è il frutto di un dibattito di due anni fa con Manlio Milani, presidente dell’associazione delle vittime della strage di Piazza della Loggia. Il quale, finché si parlava di teorie contrapposte era disponibile al dialogo e ora che, grazie all’investigazione puntigliosa di vari legali, si hanno gli elementi probanti, vi si nega perché dice improvvisamente di essere favorevole a dibattere solo con chi dà per scontata una teoria prefabbricata.

La presentazione del romanzo Quella strage fascista. Così è se vi pare diventa allora qualcosa da impedire a tutti i costi da parte della reazione rossa. Minacciando d’incendiare un hotel e un bar e, poi, chiamando i giornalisti a disertare la conferenza stampa e annunciando un presidio a mano armata che, come al solito, non ci sarà.
Un boomerang: alla conferenza stampa, ospitata dal circolo della Fiamma di via Ducco, intervengono almeno quindici giornalisti, tre televisioni e una radio privata.
Adinolfi coglie l’occasione per invitare l’Anpi e l’Associazione familiari delle vittime ad un confronto televisivo diretto all’americana, rigorosamente non sulle teorie o sulle opinioni, ma sull’esposizione delle prove. Le fornirà dettagliatamente durante il confronto, se gli altri avranno mai il coraggio di accettarlo, ma anticipa che è in possesso di perizie tecniche ufficiali, registrazioni ambientali, verbali d’interrogatorio ed analisi comparate di informative ad uso interno (ovvero quelle dedicate a informare i vertici e non a depistare le indagini) da parte di servizi segreti occidentali e dell’est. Ci sono fortissimi indizi su tre brigatisti in piazza e la prova della colpevolezza di almeno uno di loro.
Nessuno è più processabile perché sono morti da tempo, ma Brescia potrà tirare un sospiro di sollievo conoscendo infine la verità. A impedirlo sono solo i farisei, guardiani del tempio e del dogma. Essa è lì, sotto gli occhi di tutti, come quella di tutte le stragi che si continua a definire fasciste per depistare e per condurre laddove (come ebbe a dire un dirigente della Cia a un suo sottoposto in un’intercettazione telefonica agli atti in uno dei mille processi su Piazza Fontana) non portano da nessuna parte.

Conclusa la conferenza stampa, Adinolfi annuncia che per evitare minacce e danni all’hotel prenotato per la serata, del quale non era stato ancora rivelato il nome, approfitterà dell’ospitalità locale da parte di Gianluca Bonazzi e farà la presentazione del libro nella stessa sede alle 20,30.
Nuova topica degli antifa: chiamano a raccolta per assaltare il circolo. Non verrà nessuno ma la loro propaganda riempirà la sala di camerati che non erano al corrente della presentazione.
Miglior servizio stampa degli antifa sarebbe stato impossibile trovare.

In serata mille domande e mille e una risposte concedono ad un mondo calunniato di rialzare la testa forte della verità ristabilita e offrono a Brescia la speranza che si possa finalmente imporre l’accettazione della verità oggettiva e chiudere l’interminabile parentesi che non dà pace al riposo delle vittime, offuscato dal dogma menzognero e dall’uso strumentale dei morti per tenere in piedi una combriccola di zombies e di becchini.

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