martedì 14 Aprile 2026

Cecchino per l’Europa unita

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Saluti all’avambraccio e lotta contro tutti gli imperialismi

In Ucraina lo conoscono tutti. Soprattutto nelle regioni dell’est controllate dai filorussi. Mike Skillt, svedese, 47enne, di professione cecchino. Dice di aver ucciso almeno 150 persone «per lavoro». E’ un mercenario, anche se lui preferisce la parola «contractor». Ha una taglia di un milione di dollari sulla testa e al momento è uno degli uomini più ricercati dall’esercito russo. Ma non si nasconde, non usa la balaclava, il passamontagna: ci incontriamo a bere il tè in un bar a piazza Maidan a Kiev e mostra senza problemi la sua pagina Facebook e Twitter con foto e commenti. Tutto allo scoperto, tanto che viene il dubbio che la complessa macchina della propaganda che regola la guerra tra Ucraina e Russia si stia servendo del cecchino per mostrare i denti.

Parliamo per un paio d’ore in un pomeriggio di settembre. E’ fermo, immobile, ma i suoi occhi si muovono e non perdono nulla. Controllano chi entra e chi esce dal locale; la porta che conduce al piano inferiore dove ci sono i bagni, la grande finestra che si apre su Maidan affollata di turisti, curiosi di vedere la piazza sgombra da tende e soldati. Mike dice di non avere paura di chi lo sta cercando («sono più veloce io a sparare”), di essere in Ucraina perché votato a una causa superiore («non è la mia guerra ma questa è la mia Europa e sono per un’Europa unita contro l’Imperialismo”) tanto che al momento ha rimandato a data da destinarsi il prossimo campo di battaglia, la Siria, perché prima deve finire il suo lavoro nell’Est («ho qualche altro russo da uccidere”). In Svezia era un soldato, poi ha iniziato a viaggiare per prestare il suo sniper a guerre straniere. Il governo svedese ha smentito la sua presenza in Ucraina: «Siamo interessati solo ai nostri concittadini che partecipano alle attività legate al terrorismo, come ad esempio nei gruppi di al-Qaeda ispirati in Siria”, aveva spiegato a febbraio. Ma la faccia e il nome di Mike non sono così difficili da trovare in rete.
Il reclutamento

Alle spalle di Maidan in un vecchio palazzo sorvegliato come una fortezza il Battaglione Azov ha aperto una delle sue sedi amministrative. Qui avvengono i reclutamenti e nelle stanze dormono i ragazzi che devono affrontare due settimane di addestramento. Si presentano solo con lo zaino in spalla, devono imparare presto a eseguire ordini militari e soprattutto a combattere prima di essere inviati nel Donbass. Mike, nel quartiere generale di Kiev, è uno degli insegnanti, ma sul campo di battaglia è parte di una squadra speciale di poche decine di uomini che vengono mandati in prossimità della prima linea per “ripulire la zona” dopo l’intervento dell’artiglieria pesante. Il comandate dell’Azov Andriy Biletsky, leader politico del gruppo nazionalista, ha pubblicato su Internet i due principi fondamentali a cui devono ispirarsi i soldati. Principi che porterà anche in Parlamento se verrà eletto il 26 ottobre: “Preparare l’Ucraina per la liberazione dell’intera razza bianca dalla dominazione del capitalismo e punire le moltissime perversioni sessuali e ogni contatto interraziale che porta all’estinzione dell’uomo bianco”. Mike è stato attirato anche da questo. Racconta che l’esperienza ucraina è diversa dalle altre guerre a cui ha partecipato. «Qui combatto per qualcosa in cui credo, per questo accetto di essere pagato 2.000 grivnie al mese (circa 110 euro, ndr), lo stipendio di un normale soldato ucraino”.

I contractor italiani al fianco degli ucraini

Con i commilitoni («camerati”) il saluto è una stretta di avambraccio, l’uniforme è nera, il braccio spesso si tende verso il cielo durante i raduni o nel cortile delle esercitazioni. L’impronta di estrema destra ha attirato tanti uomini soprattutto dall’Europa occidentale che hanno deciso di arruolarsi come Mike. «Con me ci sono anche alcuni italiani che fanno ancora parte dell’esercito in Italia”, racconta Skillt. Con uno in particolare lavora spesso insieme, ha una quarantina d’anni e viene dall’Italia settentrionale. Un uomo «coraggioso, incredibile”. Poi ci sono francesi, spagnoli, molti svedesi, che considera “i migliori”. Potrebbero essere addirittura l’arma segreta: «Se la guerra andrà avanti anche durante l’inverno, sono ben preparati a una situazione del genere. E la guerra con il freddo porterà tanto sangue da entrambe le parti”.

I contractors lavorano su indicazione di «sponsor”, come li definisce lo svedese, che in accordo con i gruppi militari o paramilitari nelle zone di crisi si muovono e chiamano i soldati indicando anche la tariffa. A sentire Mike l’Ucraina per lui è stata qualcosa di più: «Lo so, sono il peggior contractor della storia”, dice ridendo mentre saluta solo con lo sguardo altri due soldati che sfilano dietro al nostro tavolo.

 

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