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Che Mario per una volta sia super

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Stavolta sto con Balotelli

Per quasi quattro anni sembravo un pazzo. Denunciavo la scelta politica d’imporci a simbolo un giocatore che in fondo non era niente di che al fine di creare dalla maglia azzurra lo status mentale dei “nuovi italiani” e con quello dicevo – e mi davano del complottista – di far passare la legge genocida dello Ius Soli.
Balotelli, che Mourinho aveva liquidato a suo tempo con poche parole esaustive e sprezzanti, si è prestato al gioco. E’ diventato il testimonial dell’antirazzismo, in realtà quello inconsapevole del razzismo global, ci è stato imposto in tutti i modi.
A lui si perdonava di tutto, quel che a nessun altro filava liscio. Al di sopra del codice etico e di qualsiasi critica. Bastava fischiarlo o insultarlo perché le curve, se non gli stadi, venissero arbitrariamente chiusi per razzismo. 
Supermario doveva portarci felici ad acclamare l’imposizione dello Ius Soli.
Non ci è riuscito: ha naufragato miseramente anche se molto più di lui è colpevole Prandelli, l’uomo che a tutte queste manovre si è prestato da artefice e non da pedina.
Hanno fallito entrambi ma sulla pedina si è scaricato tutto.
Di colpo Balotelli, fino a ieri l’eroe intoccabile, è diventato il colpevole di ogni cosa.
Non si è così potuto far passare lo Ius Soli per acclamazione ma non sperateci, ce l’hanno propinato in sordina, con la vasellina: Renzi e poi Berlusconi (per cui di sicuro Bergoglio).
Frattanto Balotelli è stato linciato, è scappato in Inghilterra dove stenta. E ora i giornalisti sportivi fanno a gara nel criticarlo aspramente, nel prenderlo in giro, nello sparare sulla Croce Rossa.
Ma dov’erano prima? Perché hanno taciuto? Perché lo hanno coperto e coccolato fino al giorno della disgrazia? Ributtanti cialtroni!
Nella disgrazia Balotelli ha un’opportunità umana: quella di maturare, cosa che era letteralmente impossibile per un ragazzino diventato ricco e famoso e coperto e coccolato da tutte le istitituzioni. Nelle difficoltà finalmente conoscerà se stesso.
Sono i suoi critici di oggi quelli che invece conosciamo già. E sono loro che fanno schifo. Venticinqueluglisti e ottosettembrini di sempre. 

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