Riflessioni su Acca Larentia
7 gennaio. Quarant’ anni dalla tragedia di Acca. Ci siamo tutti o quasi.
Intorno, una folla di giovani, immensa, ordinata , disciplinata, rimasta per ore in un totale silenzio ed una compostezza che lascia sbigottiti e felici.
Ognuno al proprio posto, nei ranghi, senza un bisbiglio, una chiacchiera che potesse disturbare la memoria che si fa presente e che si incarna nella voglia di futuro per tutti noi: un futuro di speranza, di sorrisi, di gioia che passa attraverso l’Amore per la propria Terra ed i suoi figli migliori.
Questa è Polis nel senso più alto del termine, è commemorazione che si fa contemporaneità e che manda un potente messaggio a tutti: le Idee che attraversano il tempo, il fuoco, la tragedia, sono le più forti e destinate a vincere.
Ed allora, va detta solo una parola: grazie, grazie a chi ha reso la giornata del 7 gennaio 2018, una giornata indimenticabile, a tutti quelli che si sono spesi per costruirla in tutti i suoi dettagli organizzativi, a chi ha curato la sobria e sacrale coreografia, a chi ha dettato l’esempio di Stile e di Bellezza che si sono fuse in una simbiosi perfetta. Ai ragazzi del servizio d’ordine : impeccabili. Grazie a tutti coloro che hanno superato le gelosie, i rancori, le rivalità e i narcisismi e hanno accettato che un corteo aperto diventasse sostanzialmente unitario.
Un miracolo si dirà, ma chi c’era sa che i miracoli si compiono anche con il concorso dell’umano, e domenica Cielo e Terra si sono incontrati ricomponendo l’asse ad Acca Larentia.
