
Tra precisioni e imprecisioni, non si è nemmeno ritenuto di aggiungere commenti tanto quest’attività è di per sé loro opposta, ergo è corretta
Venerdì 23 gennaio “Brescia Identitaria” promuove a Brescia ( pare in un hotel) una conferenza con Gabriele Adinolfi e un esponente di Alba Dorata, il giorno successivo. Sabato 24 gennaio, “Lealtà Azione” di Monza annuncia, nella sede di Via Dante 3, la presenza di Gabriele Adinolfi per la presentazione del suo libro “I rossi, i neri e la morte. Dall’eccidio di Acca Larenzia all’uccisione di Aldo Moro”. Adinolfi continua la sua riscrittura della storia italiana degli anni Settanta cominciata con il precedente “Quella strage fascista. Così è se vi pare” (2013) in cui negava la matrice fascista della strage di Piazza della Loggia a Brescia del 1974. Ora va presentando in tutta Italia la sua ultima opera, che secondo lui, sotto la veste di un “romanzo storico” racconta la verità dell’anno 1978, che culmina con l’assassinio di Aldo Moro. Per Adinolfi, tutta la storia della “strategia della tensione” è stata giocata a livelli intricatissimi di servizi segreti transnazionali, che annullano qualsiasi responsabilità politica degli altri protagonisti, soprattutto dei “neri”, che erano dei giovani idealisti. La tesi di fondo di Adinolfi, che lui giudica «critica e innovativa», è che «la strategia della tensione non è mai stata rivolta a sbarrare la strada al PCI, bensì a cooptarlo in un governo trasformista, atlantista e filo-israeliano».
Ma chi è Gabriele Adinolfi? Proveniente dal MSI, fondò nel 1976 a Roma “Lotta Studentesca” e poi, con Roberto Fiore, “Terza posizione”, un’organizzazione «nazionalrivoluzionaria» che sosteneva di porsi al di là della destra e della sinistra, per «coniugare – sono sue parole – il ribellismo giovanile con la gerarchia, i richiami al fascismo con il sostegno alle spinte rivoluzionarie in ogni angolo del mondo. Né fronte rosso né reazione!».
La magistratura di Roma dopo la strage di Bologna del 2 agosto 1980, definì il 23 settembre 1980 Terza Posizione come un’organizzazione «diretta a sovvertire violentemente gli ordini economici e sociali dello Stato, a sopprimere il sistema delle rappresentanze parlamentari, nonché a compiere atti di violenza con fini di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico», imputando i suoi dirigenti, tra cui lo stesso Adinolfi,per diversi attentati oltre che per rapine ad armerie e banche.
Gabriele Adinolfi fuggì all’estero (come anche Roberto Fiore), e rimase latitante fino al 2002, anno in cui tornò in Italia, essendo caduti in prescrizione i reati per cui era condannato. Da allora ha collaborato a riviste di estrema destra, come “Orion”, e tuttora gestisce il centro d’informazione Noreporter e il Centro Studi Polaris, e propone un’associazione di competenze e mestieri che chiama bizzarramente “Gilda dei Longobardi”. Sostiene di non occuparsi più di politica spiccia ma di “metapolitica”. Ciò non toglie che abbia prestato per alcuni anni il servizio di Guardia d’onore presso la cripta della cappella di Benito Mussolini, a Predappio (perché «Il fascismo è morto, dicevano. Il fascismo non muore mai, rispondo io con Evola e Bardèche»). Si è dichiarato «particolarmente vicino a Casa Pound» perché dice di non avere ««mai smesso di cercare la trasversalità, sempre con aspirazione all’avanguardia». In effetti a Gabriele Adinolfi piace usare quel linguaggio “futur/ardito” che ha ricoperto con un po’ di fumo il vetero/neofascismo di Casa Pound. Oggi Adinolfi continua a elucubrare la sua metapolitica, basata sull’idea di realizzare un «Impero Europa a vocazione eurasiatica, improntato sull’asse Parigi-Berlino-Mosca, fondato su una nuova trasversalità politica per disinnescare la globalizzazione e superare il capitalismo». Uno specchietto per le allodole per eventuali antimperialisti trasversali, ossia “rossobruni ”.
Gabriele Adinolfi proclama: «Servono polarità, identità, memoria, radice. Ius Sanguinis, Kultur e un’assialità esistenziale che sia virile, gerarchica, opposta alle teorie del gender e alle le altre porcherie destrutturati». In effetti, ci informa che con il tentativo di introdurre lo “ius soli” i poteri forti transnazionali vogliono operare una vera e propria «sostituzione demografica di massa»delle nostre popolazioni con popolazioni allogene. Inoltre, ci avverte che è in atto un «riarmo di gruppi d’azione antifa e antitav» che ««sono giunti a sparare con un mortaio su un cantiere». Quindi, conclude Adinolfi, bisogna costruire una grande «opposizione peronista». Ma non trascura nemmeno di offrire una linea di abbigliamento R.S.I. ossia “Radicato Stile Italico”, intinta di «nostalgia di futuro», che si può ordinare on-line.
Il “fronte peronista” di cui parla Gabriele Adinolfi è quello che si cerca di realizzare con l’avvicinamento fra la Lega di Salvini e Casa Pound. Dietro ai suoi suoi “romanzi storici” non c’è altro che il tentativo di far dimenticare la collaborazione della destra radicale allo stragismo degli anni Settanta e Ottanta. Così come dietro al linguaggio futurista suo e di Casa Pound si nasconde, come constatiamo continuamente, il modello della violenza squadrista degli Anni Venti.

