
Et et è così difficile da capire?
Ucraìna e Putin. Riepilogo le mie posizioni perché nel delirio del linguaggio binario e del dualismo tifoso quello che si scrive, se non è ottusamente sciocco, viene sistematicamente travisato con strabiliane e deformante riduttivismo. La mia scelta è et et. Non è una utopica né astratta, è solo apparentemente paradossale ma risponde aduna visione reale del reale e al tempo stesso potenziale del futuro. Eccola.
Come, perché e in che misura con Putin
Nessun come in quanto non c’è alcuna relazione possibile da un punto di vista fattuale, tenuto conto delle nostre dimensioni e delle sue. Ragion per cui, salvo essere mitomani, ultrà da stadio o ambedue le cose, nei suoi confronti possiamo solo nutrire dei sentimenti.
Perché i suoi disperati sforzi di arrestare il declino russo (che è il più marcato tra quelli di tutte le grandi potenze) e di passare alla riscossa,offre una sponda importante a noi europei (sempre che acquisiamo la coscienza della nostra identità e del nostro ruolo) e ci consente quantomeno di riequilibrare lo sbilanciamento atlantico. Inoltre perché nell’ondivago rapporto con gli Usa riesce quantomeno a rallentarne l’avanzata verso l’Hearthland. Anche se, va detto, queste categorie geostrategiche nell’evoluzione del sistema mondiale sono rimaste essenziali ma non sono più uniche.
Infine per motivi che marxianamente si definirebbero”sovrastrutturali”, ovverosia la brutalità del “soft power”di una società ancora evoluta parzialmente che si oppone alla melassa trozkista dell’occidente (caso emblematico, benché enfatizzato oltre misura e assai più controverso di quanto appaia, è la questione dei matrimoni gay).
In che misura? Con il senso della misura. Ovvero non traslando su di lui la figura dell’uomo della provvidenza, facendone il duce del nostro destino e il salvatore della tradizione o l’instauratore di un nuovo ordine rivoluzionario odi un impero eurasiatico nel senso che attribuiamo noi al termine ma che nulla ha a che vedere a quello usato in Russia che, giustamente, ci esclude e ci considera quasi nemici. Inoltre avendo coscienza sia delle sue esatte aspirazioni sia di quale sia il suo costrutto ideologico (un nazional-imperialismo russo di matrice neostalinista nel solco del liberismo controllato) e, infine, delle sue commistioni di realpolitik (WTO; FMI; guerra mondiale al “terrorismo”; cooperazioni militari con gli USA; politica del doppio binario tra statalismo e privatizzazione oligarchica per l’energia, ecc). Tutto questo fa di Putin, come affermo da almeno dodici anni e inizialmente da vox clamans in deserto, il più interessante player mondiale e il maggior potenziale referente dell’Europa, purché l’Europa si svegli.
Altrimenti parliamo di tifo tra squadre diverse. Potrò preferire il Manchester United dell’azionariato popolare al PSG degli sceicchi del Qatar ma posso anche guardarmi un film: non cambia nulla.
Come, perché e in che misura con i camerati ucraìni
Possiamo anche dire che, per nostra colpa, non c’è ancora un come.
Perché viste le dimensioni, le affinità, i riferimenti simbolici, ideali e persino ideologici (non so se vi siete visti il filmato in cui Pravy Sektor spiega il suo programma), il come agire ci sarebbe. Quando entrano in campo le categorie del realismo si ragiona su quel che si può fare e non su quel che si farebbe se si vincesse al superenalotto.
Qualunque rivoluzionario, di qualsiasi colore, cristiano, giacobino, marxista o fascista, sa benissimo che questa è l’unica categoria dalla quale partire. Chi non è realista non sarà mai un rivoluzionario, al massimo sarà un estremista estetico ma sterile.
L’intervento, anche di acceso confronto critico, direttamente su Pravy Sektor e sull’alveo nazionalrivoluzionario ucraìno. a differenza del pianeta russo a cui al massimo si giunge da lacché, è un’azione concreta che può essere compiuta e dare frutti. Questo sì che è alla nostra portata e che risponde alle nostre dimensioni.
Il perché è semplice.
Qualcuno lo ha definito tribalismo, senza rendersi conto che il tribalismo è l’unica e forse l’ultima dimensione del reale nella dis-società odierna e che di sicuro è più sensato, efficace e potenzialmente fruttifero di quanto lo sia qualsiasi ideologia che si vuole perfetta (geopolitica o altro).
Di sicuro vedere per la prima volta dopo il 1945 dei camerati che combattono e vincono, che lasciano una scia di Caduti sul terreno, che inalberano rune e celtiche, richiamerà anche un riflesso tribale. Ma francamente se venisse meno questo riflesso non so proprio di che dobbiamo parlare. Di geopolitica e di economia? Lottiamo e viviamo per categorie universitarie del materialismo? Fremiamo per che cosa?
Più onesti quelli che sono riusciti a mancare la fiera gioia di partecipazione emotiva alla nostra prima vittoria politico-militare dopo sette decenni perché pensano che essa giovi agli americani, agli inglesi e agli ebrei. Non pretendo – anche se sarebbe necessaria – un’analisi più approfondita e meno tagliata con l’accetta sulla composizione delle alleanze nei due fronti; sarebbe in parte sorprendente ma, lo ammetto, sarebbe troppo chiedere a menti che sono analitiche solo per procura.
Allora abbandoniamoci alla sintesi. E la sintesi dice che Pravy Sektor tiene la piazza, che si è opposta ai candidati occidentali, che la sua presenza inquietala trimurti contro cui ha perfino invocato il deterrente atomico, che combatte in nome di tutto quello che ci ha sempre caratterizzato e che i suoi nemici, ovvero gli idioti che hanno così male rappresentato gli interessi russi da farsi silurare da Putin, contro i suoi combattenti richiamano la crociata antifascista e il sovietismo.
Bene: in questa sintesi, caro camerata testacchione e astruso, sei riuscito a stare con i nostalgici dei soviet contro i rivendicatori dell’orgoglio europeo dell’Asse?
Sentiti complimenti! A furia di tessere lana caprina ti è riuscito un capolavoro.
In che misura poi è chiaro. Nella misura in cui si batteranno in patria e nelle relazioni internazionali, così come stanno affermando, per la disoccidentalizzazione.
Come e perché con Putin e Pravy Sektor
Perché questo è OGGETTIVAMENTE possibile. Ovvero lo è a prescindere da quanto esiste di soggettivo, a cominciare dai sentimenti che alla fin fine devono fare i conti con la realtà quando li contraddice. E storicamente sono soprattutto coloro che si accordano sulle necessità oggettive superando i condizionamenti sentimentali, quelli che realizzano le alleanze più rivoluzionarie.
Ed è altresì possibile perché Putin da questa situazione non ha che guadagnato (se non altro per l’aumento dei prezzi del petrolio e per l’emancipazione dai suoi satrapi imbecilli) quindi non sarà particolarmente risentito e perché Kiev non potrà mai prescindere completamente da Mosca.
Poiché però i popoli a lungo sottomessi all’URSS, Bielorussia esclusa, non sono disposti a ritornare sotto il tallone russo, la fascia che dai Paesi Baltici all’Ungheria, passando per la Slovacchia, la Polonia e l’Ucraìna, è quella che consente di costruire una camera di compensazione che – nell’articolazione che ne deriva – diventa anche il nostro ponte verso est (con una mediazione che giocoforza non può che essere tedesca) e al contempo porta ad ovest mentalità e nature non ancora corrotte che sono in condizioni di risvegliarci e di consentirci, una volta che saremo capaci di alzarci in piedi, di stabilire una seria relazione con la Russia che ci aiuti a districarci dalla dittatura atlantica.
Come? Aiutando Pravy Sektor e tutti i movimenti della fascia suddetta nella loro azione tercerista in Europa, e al contempo iniziando a smussarne il risentimento antirusso. Al tempo stesso promuovendo le azioni russe nei campi della famiglia e della vita e negli studi internazionali. Questo per quel che concerne noi, al livello delle nostre possibilità. Non parlo qui di governi o classi politiche. Mi attengo al realismo e con un’aspirazione rivoluzionaria. Che per quanto mi riguarda non ho smarrito né nei trasformismi pseudo-politicanti né nell’irrealismo dogmatico dell’emarginazione per l’emarginazione.
Alternative?
Tifare e morire insoddisfatti.
Soprattutto se l’insoddisfazione deriva da una distorsione mentale che induce a tifare contro i camerati che combattono e che hanno appena vinto.
Ironia della sorte; dei che se la ridono!