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	<title>Conflitti Archivi - NoReporter</title>
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	<title>Conflitti Archivi - NoReporter</title>
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		<title>Se non l&#8217;hai ancora fatto, vai a votare stamattina!</title>
		<link>https://noreporter.org/se-non-lhai-ancora-fatto-vai-a-votare-stamattina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Adinolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Mar 2026 23:27:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Conflitti]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non è un voto qualunque ma uno scontro con la tirannia</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Oggi si vota per il Referendum. Se ancora non lo hai fatto precipitati a votare Sì. È la prima volta che puoi votare contro la tirannia sovetica e l&#8217;oligarchia di casta che si sono impadroniti della Magistratura e l&#8217;hanno asservita a minoranze di potere che ne impediscono il funzionamento giusto oltre a mantenere la politica italiana &#8211; di qualunque colore sia il governo &#8211; sottomessa al domino straniero.</p>
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		<title>Inizia il quinto anno</title>
		<link>https://noreporter.org/inizia-il-quinto-anno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Adinolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Feb 2026 23:19:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Conflitti]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Della folle e rovinosa guerra in Ucraìna</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Sono passati quattro anni da quando i russi hanno invaso l’Ucraìna e ci si sono impantanati; oggi inizia il quinto. Ormai tutti ripetono quello che notammo per primi: con insignificanti acquisizioni territoriali, si sono infognati ben più a lungo di quanto combatterono la seconda guerra mondiale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Non ritornerò qui sulle cause del conflitto</h2>



<p>L’ho fatto abbondantemente e ripetutamente, sottolineando e argomentando la falsità e la pretestuosità delle ragioni addotte da Mosca. In realtà a perderla in questo cul de sac sono state la sopravvalutazione di sé, la sottovalutazione degli ucraìni e degli europei e la pretesa folle di recuperare con la forza il ritardo storico accumulato da tempo.</p>



<p>Fin dal 2008 <strong>Putin</strong> si è messo a sperperare il capitale politico, nazionale e internazionale, costituito da <strong>Primakov</strong> e, come risultato, ha sprofondato la Russia nelle stesse condizioni in cui la prese <strong>Eltsin</strong>.</p>



<p>Parliamo invece della guerra che, a detta di molti, dovrebbe concludersi, almeno con una tregua, prima di quest’estate.</p>



<p>Militarmente – malgrado ogni propaganda – nessuno la vincerà. Mosca e Kiev sono da tempo impegnate in un conflitto di logoramento reciproco puntando, ognuna, sulla speranza che l’altra collassi prima. La Russia, per mentalità e per limiti tecnologici, punta alla logica terroristica di fiaccare la popolazione ucraìna e tira nel mucchio, Kiev invece colpisce obiettivi dell’industria militare e petrolifera, puntando al collasso della macchina bellica nemica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi crollerà per primo? </h2>



<p>Senza interventi terzi è difficile dirlo. Tuttavia in questo momento la Russia affronta esattamente le stesse problematicità che ne causarono la disfatta in Afghanistan con l’annessa implosione del sistema sovietico. Ovvero: dissanguamento nella sfida dell’armamento, grandi perdite sul fronte e crollo dei guadagni commerciali dovuto al prezzo del petrolio che era collassato .</p>



<p>Rispetto ad oggi che Mosca ha ridotto le sue esportazioni di oltre un terzo e che spesso vende sottocosto, se non in perdita perché presa al collo, la differenza è formale e non sostanziale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi ha già vinto questa guerra, comunque finisca?</h2>



<p>Innanzitutto i pescecani di sempre, che giocano a Monopoli su tutti gli scenari, che si arricchiscono in Borsa e che sono soci di tutte le imprese e di tutti gli impianti rivali. Flottano e s’ingrassano tra i rispettivi nemici.</p>



<p>Poi, a livello di potenze e nazioni?</p>



<p>USA e Turchia. Gli americani hanno allargato la Nato, hanno aumentato le esportazioni di gas e petrolio, sono diventati più che centrali nella questione internazionale e si sono spartiti con Ankara il controllo del corridoio tra Mediterraneo e Mar Caspio, mediante il <em>T</em><em>rump Route for International Peace and Prosperity</em>.</p>



<p>I turchi hanno portato a casa anche la Siria, con sostegno americano.</p>



<p>Poi la Cina ha approfittato della guerra per comprare a strozzo l’energia da Mosca e per posizionarsi sullo scenario internazionale come superpotenza autorevole e dialettica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi ha perso questa guerra, comunque finisca?</h2>



<p>La Russia. L’ha persa, intanto come caduti. Le cifre più modeste parlano di un milione tra soldati morti e messi fuori uso. L’ha persa poi con l’aumento del crollo demografico che ha costretto Mosca a offrire ovunque la sua cittadinanza. L’ha persa economicamente, al di là della tenuta o meno del suo sistema arcaico, in quanto la sua principale leva internazionale, ovvero la produzione e l’esportazione di materie prime, è crollata pesantemente.</p>



<p>L’ha perduta psicologicamente perché la figura che sta facendo, tanto sulla gestione militare quanto su quella politica della guerra in Ucraìna, è imbarazzante, come nemmeno si sono sforzati di fingere di voler nascondere i loro “protettori” cinesi, che, peraltro, li hanno ridimensionati nella stessa SCO.</p>



<p>L’ha perduta strategicamente, dato che si è fatta buttar fuori dalla Siria e dall’Armenia, mentre il vicinato eurasiatico è conteso dalle influenze americana e cinese.</p>



<p>L’ha perduta politicamente dato che, da quattro anni in qua, non soltanto ha perduto le sponde europee (in primis francese e tedesca) ma ha visto rarefarsi il sostegno di paesi africani, crollato di ben due terzi, e si è dimostrata inesistente sia nel Medio Oriente che nel Mediterraneo dove possono contare solo sul sostegno del libico <strong>Haftar</strong>, uomo degli americani, peraltro.</p>



<p>Ormai Mosca non fa che implorare Washington di permetterle di salvare la faccia nella conclusione della sua guerra disastrosa.</p>



<p>Chi altri ha perso quella guerra, nella quale ha sprecato fior fiore di droni, è l’Iran, perché l’indebolimento verificatosi su quello scenario non è stato estraneo all’azione di strangolamento dell’alleanza wahhabita che lo ha isolato e fatto retrocedere da tutti gli scenari, dal Libano all’Azerbaijan, mettendolo in grave difficoltà in Iraq e dando animo all’opposizione interna.</p>



<p>Usa e Turchia hanno vinto quella guerra: Russia e Iran l’hanno perduta</p>



<h2 class="wp-block-heading">Poi ci sono altri effetti collaterali </h2>



<p>e quelli, nel calcolo del dare e avere, li considero positivi per noi.<br>Per noi europei e per noi con animo nazionalrivoluzionario.</p>



<p>Iniziamo dall’Ucraìna, terra che ha sempre fornito migliaia e migliaia di volontari per le guerre ideali e identitarie. Essa è martoriata più della Russia, perché l’impotente guerra imperialista di Mosca si combatte lì. Al tempo stesso quella tragedia ha suscitato una forte coesione patriottica, ha stimolato la mistica eroica ed ha assicurato un mito fondatore che la cementerà nel futuro.</p>



<p>L’Europa in sé da questo conflitto ha più guadagnato – pur rimettendoci materialmente – di quanto abbia perso .</p>



<p>Perché è emerso senza ombra di dubbio il doppiogochismo americano (sostegno tattico a Kiev, ma strategico a Mosca, nel rispetto di una complicità secolare), nonché la non corrispondenza di interessi tra le due sponde dell’Atlantico.</p>



<p>Questo ci ha spinti a quella che viene definita erroneamente come crisi della UE, ma invece è una sua rigenerazione. Costretti dalla minaccia congiunta, sia pure su piani diversi, di Russia e Stati Uniti, abbiamo gettato alle ortiche la trappola del consenso all’unanimità, rendendo così risibili i veti dei governi asserviti a Mosca e protetti da Washington.</p>



<p>Si è passati ad una logica intergovernativa che si affianca a quella federale e che ha finora capitalizzato ambo le cose, facendo progredire enormemente il processo europeo rispetto a prima della guerra.</p>



<p>Anche nelle alleanze industriali, militari, ingegneristiche e nelle scelte energetiche, si è andati molto avanti, come ho potuto documentare in <em>Tu chiamala se vuoi rivoluzione</em> pubblicato tre mesi fa. <a href=" https://noreporter.org/tu-chiamala-se-vuoi-rivoluzione/ "> https://noreporter.org/tu-chiamala-se-vuoi-rivoluzione/ </a></p>



<p>Infine, il sentimento europeo, nelle giovani generazioni nazionalrivoluzionarie è cresciuto tantissimo ed è entrato stabilmente nell’anima.</p>



<h2 class="wp-block-heading">È tempo che quella guerra si concluda</h2>



<p>non m’illudo che possa essere fatto in maniera duratura e giusta, perché questo presupporrebbe per forza l’implosione e la capitolazione russa e non credo che gli americani siano disposti a consentirle.</p>



<p>Ma, quale che sia la forma che verrà trovata per mettere fine al dissanguamento che i russi hanno sia subito che fatto subire per compiacere i loro padroni americani, ormai la vittoria materiale di questi ultimi e la rigenerazione europea sono fatti definitivi. I russi vorranno continuare indefinitamente per procrastinare le resa dei conti interni della loro demenziale follia? Possibile. Ma devono anche trovarne la forza. E devono fare lo sforzo enorme di prendersi sul serio, cosa che ormai risulta difficile, anche se, come facce di culo, dalle parti del Cremlino sono imbattibili.</p>



<p></p>
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		<title>Fuoco sulla press</title>
		<link>https://noreporter.org/fuoco-sulla-press/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[RaiNews]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Dec 2025 22:41:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Conflitti]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Peccato che nelle redazioni ci sono tanti pigri e incompetenti</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Quelli che il giornalismo lo fanno davvero</p>



<p>Sono 67 i giornalisti uccisi nel mondo in un anno, di cui quasi la metà nella Striscia di Gaza &#8220;sotto il fuoco delle forze israeliane&#8221; (in foto Anas al Sharif, giornalista palestinese ucciso dall&#8217;esercito israeliano). Lo rende noto Reporter senza frontiere nel suo bilancio annuale. &#8220;Il numero dei giornalisti uccisi (dal primo dicembre 2024 al primo dicembre 2025) è tornato a crescere, a causa delle pratiche criminali delle forze armate regolari e non e della criminalità organizzata&#8221;, spiega l&#8217;associazione secondo la quale &#8220;i giornalisti non muoiono, vengono uccisi&#8221;.<br>Dei 67 professionisti dei media uccisi nell&#8217;ultimo anno, quasi la metà (43%) è stata uccisa a Gaza dalle forze armate israeliane e il 79% (53) è stato vittima della guerra o della criminalità organizzata.<br>Nel Messico, paese afflitto dai cartelli della droga, ad esempio, il 2025 è stato l&#8217;anno più mortale degli ultimi tre, per i giornalisti. Nel frattempo, 503 giornalisti sono detenuti in tutto il mondo. Inoltre, a un anno dalla caduta di Bashar al-Assad, molti dei giornalisti arrestati o catturati sotto il suo regime rimangono introvabili, rendendo la Siria il Paese con il più alto numero di professionisti dei media scomparsi in tutto il mondo.</p>
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		<title>Lucro sulle vittime palestinesi</title>
		<link>https://noreporter.org/lucro-sulle-vittime-palestinesi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[RaiNews]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 May 2025 22:59:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Conflitti]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>War is business</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Che schifo chi ci va!</p>



<p>Una collina, un binocolo e del fumo dall’altra parte. “Oh my God” esclama qualcuno “è tutto distrutto”.<br>E’ un tour organizzato. Ma dove? E quel fumo cosa è? Lo svela la giornalista di Cuatro TV Espana, Lara Escudero, che mostra alle sue spalle Gaza.<br>Il turismo “esperenziale”, quello di guerra a Gaza, descritto nel reportage del 5 gennaio 2025, evidenzia un fenomeno inquietante: le colline vicino alla Striscia di Gaza sono diventate un’attrazione per decine di persone che, ogni giorno, si radunano in punti strategici per osservare i bombardamenti israeliani con binocoli, come se fosse uno “spettacolo prismatico”. Il reportage, intitolato “Turismo de guerra: cuando las bombas en Gaza se convierten en espectáculo a través del prismático”, mostra come i fronti di guerra in Israele si siano trasformati in una sorta di macabro turismo.</p>



<p>I visitatori, spesso seduti su divani posizionati in prima linea, esprimono sentimenti di vendetta, protezione o ammirazione per l’esercito israeliano, considerato “il più forte del mondo”. Alcuni offrono regali ai soldati attraverso le recinzioni, come descritto da una donna intervistata, che si sente “sicura” osservando le manovre militari.<br>Il fenomeno si estende anche al confine con la Siria, dove l’interesse è cresciuto dopo la caduta del regime di Al-Assad e l’installazione di basi militari israeliane nelle Alture del Golan, in violazione delle risoluzioni internazionali. Qui, i visitatori osservano le operazioni militari con un mix di curiosità e sostegno patriottico.</p>



<p>Una collina, un binocolo e del fumo dall’altra parte. “Oh my God” esclama qualcuno “è tutto distrutto”.<br>E’ un tour organizzato. Ma dove? E quel fumo cosa è? Lo svela la giornalista di Cuatro TV Espana, Lara Escudero, che mostra alle sue spalle Gaza.<br>Il turismo “esperenziale”, quello di guerra a Gaza, descritto nel reportage del 5 gennaio 2025, evidenzia un fenomeno inquietante: le colline vicino alla Striscia di Gaza sono diventate un’attrazione per decine di persone che, ogni giorno, si radunano in punti strategici per osservare i bombardamenti israeliani con binocoli, come se fosse uno “spettacolo prismatico”. Il reportage, intitolato “Turismo de guerra: cuando las bombas en Gaza se convierten en espectáculo a través del prismático”, mostra come i fronti di guerra in Israele si siano trasformati in una sorta di macabro turismo.</p>



<p>I visitatori, spesso seduti su divani posizionati in prima linea, esprimono sentimenti di vendetta, protezione o ammirazione per l’esercito israeliano, considerato “il più forte del mondo”. Alcuni offrono regali ai soldati attraverso le recinzioni, come descritto da una donna intervistata, che si sente “sicura” osservando le manovre militari.<br>Il fenomeno si estende anche al confine con la Siria, dove l’interesse è cresciuto dopo la caduta del regime di Al-Assad e l’installazione di basi militari israeliane nelle Alture del Golan, in violazione delle risoluzioni internazionali. Qui, i visitatori osservano le operazioni militari con un mix di curiosità e sostegno patriottico.</p>



<p>Un fenomeno controverso che si è sviluppato nell’area nota come “Gaza Envelope”, la zona israeliana entro 10 km dal confine con la Striscia. Qui, dopo gli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023, agenzie come Abraham Tours hanno ripreso a organizzare visite guidate, inizialmente per turisti interni e poi per visitatori internazionali, prevalentemente ebrei della diaspora. Questi tour, come il “Gaza Envelope: storie di resilienza e speranza”, costano circa 150 euro a persona e si concentrano sui luoghi colpiti, raccontando le conseguenze degli attacchi sulle comunità locali, senza enfatizzare gli aspetti più cruenti. L’obiettivo, secondo Roatem, manager dell’agenzia, è mostrare la complessità della realtà israeliana, valorizzando la resistenza delle famiglie e il loro ritorno alla vita quotidiana, nonostante le perdite.</p>



<p>Il fenomeno, cresciuto in modo silenzioso, sta suscitando aspre critiche. Su piattaforme come X, utenti denunciano questi tour come “morofilia”, un’attrazione morbosa per la sofferenza altrui, con pacchetti che includono visite ai siti del massacro del 7 ottobre, come il Nova Festival o il “cimitero delle auto”. Alcuni tour, promossi anche da piattaforme come TripAdvisor, prevedono esperienze al confine per osservare in tempo reale le operazioni militari israeliane, con costi che arrivano fino a 800 dollari. E&#8217; la banalizzazione dell’orrore e di sfruttamento commerciale del dolore.</p>



<p>A Gaza, intanto, la guerra ha devastato il 70% dei siti culturali, come la Grande Moschea di Omari, riducendo la Striscia a un cumulo di macerie, oltre ad aver ucciso più di 60 mila persone ( senza contare quelle disperse sotto i crolli), la maggior parte donne e bambini. La popolazione vive in condizioni disumane, senza accesso ad acqua, cibo o cure mediche adeguate, come testimoniato da tutte le organizzazioni umanitarie, 55 delle quali hanno chiesto più volte di far di nuovo entrare aiuti nella Striscia, dove da 60 giorni non entra più nulla. Il contrasto tra la sofferenza dei gazawi e il turismo di guerra evidenzia una profonda frattura etica. Il contrasto tra le agenzie che sotto le mentite spoglie di costruire “ponti tra comunità” rappresentano una normalizzazione della violenza, lontana dalla ricerca di pace.<br>Proprio mentre il capo dei soccorsi delle Nazioni Unite, Tom Fletcher, ha chiesto al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di intervenire &#8220;per prevenire il genocidio&#8221; a Gaza.</p>
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		<item>
		<title>Droni fatti in casa</title>
		<link>https://noreporter.org/droni-fatti-in-casa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Mar 2025 22:23:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Conflitti]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un'altra lezione ucraìna al mondo</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>www.wired.it</p>



<p>I droni in Ucraina sono stati parte del conflitto dagli inizi, a partire dai famosi Bayraktar turchi, che avevano persino ispirato una canzone diventata un inno. Ma col passare degli anni, e sono tre proprio in questi giorni, la necessità di far fronte alla scarsità di materiale bellico ha spinto la popolazione e l&#8217;esercito a ingegnarsi.<br>Il ronzio delle eliche è incessante e resta nelle orecchie per tutta la giornata. Fuori da Kyiv in una località segreta i volontari di Social Drone arrivano al mattino presto e si danno il cambio di continuo per testare senza sosta quanti più droni possibile, fin quando fa buio. Quello che viene spacchettato qui al mattino, la sera viene mandato alle brigate al fronte e poi utilizzato per attaccare postazioni russe con esplosivi caricati sul velivolo. I droni che volano in quest&#8217;area non vengono montati qui e non sono acquistati da un fornitore: arrivano via posta già assemblati da ogni parte dell&#8217;Ucraina &#8211; e non solo -, e sono costruiti in casa da chiunque decida di dare una mano all&#8217;esercito. Seguendo tutorial online.</p>



<p>&#8220;Siamo come un service&#8221;<br>“Come diciamo noi, tutti possono assemblare un drone nella loro cucina. Basta una serata”, racconta Yuz, a capo della ricerca e sviluppo del progetto, a Wired. Parla dal magazzino che lui e i colleghi usano come quartier generale proprio di fianco al poligono di volo. “Non costruiamo noi i droni: siamo come un service che aiuta le persone a provare quelli che loro stessi assemblano. Abbiamo istruzioni video su YouTube, e anche istruzioni scritte con tutti i passaggi per assemblare i dispositivi”, spiega Yuz.<br>Rispetto ad acquistare lo stesso modello già confezionato e montato, costruirsi i droni in casa costa meno della la metà. E l&#8217;idea alla base di tutto il progetto è che, con una spesa di circa duecento euro, si può attaccare un tank o una postazione russa con uno di questi droni facendo lo stesso lavoro di un colpo di Javellin. Che però ne costa settantamila. Yuz definisce i droni Fpv (sta per “first-person view”, visuale in prima persona) “giocattoli” molto economici, che però possono fare seri danni e distruggere un carroarmato che costa centinaia di migliaia di euro. E, in più, per costruirli basta un&#8217;ora.</p>



<p>Cos&#8217;è un drone Fpv<br>I droni Fpv sono dotati di un sistema di trasmissione video di base che invia immagini in tempo reale a uno schermo, permettendo al pilota di vedere esattamente l&#8217;obiettivo. Viaggiano a circa cento chilometri orari e nelle ultime settimane sono stati sempre più utilizzati come arma su scala molto ampia.<br>Per dare un’idea della loro importanza e della necessità del loro impiego al fronte &#8211; che include ridurre il bisogno di soldati di fanteria esposti al fuoco diretto nemico &#8211; a dicembre le forze armate ucraine hanno condotto il primo attacco mai effettuato utilizzando esclusivamente robot e droni Fpv in un&#8217;area vicino a Lyptsi, a nord della città di Kharkiv, come riportato da fonti citate dall’Institute for the Study of War. Anche il presidente dell&#8217;Ucraina Volodymyr Zelensky ha sottolineato l&#8217;importanza di questa arma, affermando di recente che i droni in Ucraina “sono diventati uno degli strumenti più importanti nella lotta contro l&#8217;invasore, sia in prima linea che dietro le linee nemiche”. Zelensky ha inoltre evidenziato il loro ruolo, affermando che i droni “salvano la vita della nostra gente e compensano la carenza di altre armi, compresa l&#8217;artiglieria, permettendoci di difenderci e distruggere gli invasori”.</p>



<p>Per montare un drone fatto in casa “made by you for the Armed Forces of Ukraine” &#8211; come recita lo slogan &#8211; e che poi verrà mandato sulla linea del fronte, la community di Social Drone (che include utenti attivi dai 12 ai 68 anni) si scambia consigli su Telegram. Tutto ciò che serve viene consigliato lì: chi sceglie di cimentarsi nel montaggio ordina a spese (e a casa) propria pezzi da fornitori a basso costo – come AliExpress – e si procura da sé un kit di utensili. Cacciaviti, pinzetta, saldatore, fascette, tronchesi, accendino e uno spazzolino possono bastare. Poi va sui canali YouTube di Social Drone, apre uno dei tutorial e segue tutti i passaggi. “Salve a tutti, mi chiamo Vadim e oggi registreremo una video-guida per l’assemblaggio di un drone da dieci pollici”, comincia un tipico contenuto. I modelli proposti sono in grado di portare fino a tre chili di esplosivo. E in meno di un&#8217;ora e un quarto Vadim – uno dei diciotto volontari che prendono parte al progetto – monta uno a uno componenti, eliche, antenne, videocamera analogica e batteria. Alla fine, il velivolo si accende. “Il drone ha riprodotto la sua melodia, riconosce il controller di volo, tutto funziona perfettamente”, dice. A questo punto, il drone va imballato e spedito al team di Social Drone, da cui verrà testato per capire se è tutto ok e se può volare ai comandi un soldato per essere impiegato nel giro di qualche giorno in uno scenario reale. In altre parole, per volare e schiantarsi con una carica esplosiva su un bersaglio nemico.</p>



<p>Uno a uno<br>“Controlliamo tutti i droni, uno a uno”, racconta Anna da un&#8217;area del magazzino dove ogni weekend arrivano decine di scatoloni pieni di droni. Un volontario apre uno di questi cartoni durante l&#8217;intervista, sul mittente c&#8217;è scritto Irlanda. Il drone sembra perfettamente assemblato, ma mancano le eliche che verranno aggiunte qui nel giro di qualche minuto. “Controlliamo ogni dettaglio, come è assemblato, controlliamo le saldature, controlliamo che tutte le parti siano nei posti giusti”, racconta Anna mentre prova con le mani a forzare la tenuta del telaio. Lei si occupa del marketing del progetto, e di controllo qualità. “Se c&#8217;è qualcosa che non va, possiamo aggiustarla qui velocemente, altrimenti li possiamo portare ai nostri ragazzi che chiamiamo ‘fixer’ che possono fare dei lavori di saldatura”, indicando il piano di sopra dove lavora un&#8217;altra parte della squadra. Dopo il controllo, i velivoli vengono portati in un&#8217;altra stanza, dove sono pronti per essere testati all&#8217;esterno dalle squadre di piloti collaudatori.</p>



<p>Tra loro c&#8217;è proprio Vadim, che questa mattina si occupa di supervisionare le attività di collaudo e assistere i piloti. “Il mio compito oggi qui è preparare i droni per farli volare”, racconta da un gazebo che serve a ripararsi da vento e pioggia e a montare i monitor per i test video. Qui si fa un altro test: si montano le batterie e i pesi che in questa fase sostituiscono e simulano il carico di esplosivo che poi verrà effettivamente trasportato. Poi il drone passa all&#8217;abbinamento con il controller del pilota. “La nostra responsabilità è testare i droni in diverse condizioni” spiega Vadim, per capire se ci sono anomalie di funzionamento tecnico e di bilanciamento, cercando di fare una sorta di “stress test” che simuli gli scenari più improbabili. “Al fronte il drone vola direttamente sul bersaglio, ma qui li testiamo in maniera più aggressiva per essere sicuri che quando saranno in prima linea funzioneranno al meglio e faranno il loro lavoro”, spiega Vadim. “Abbiamo un protocollo, controlliamo il consumo di corrente, la qualità del video e la qualità della radio”, racconta Serhii con il controller appeso al collo. Lui si occupa di testare i droni da pilota. “Era un hobby che avevo, quello di volare con questi aggeggi, almeno prima della grande guerra: così, quando ho sentito di questa iniziativa, mi sono unito immediatamente”, spiega tra un test e l&#8217;altro. Droni di questo tipo possono volare per circa una decina di chilometri, e viaggiare a una velocità fino a 120 chilometri orari, a seconda del carico. Per bilanciare gli apparecchi si utilizza il peso della batteria.</p>



<p>Sticker verde<br>Se i piloti danno l&#8217;ok e il drone riesce ad atterrare in sicurezza dalla piattaforma da dove è partito senza danni o anomalie, viene apposto uno sticker verde. Se qualcosa va storto, invece, si attacca un bollino rosso e il drone va nella stanza dei fixer. “A volte si tratta solo di alcuni elementi difettosi, altre volte di connessioni con i cavi”, racconta Roman dal suo tavolo di lavoro. Roman fa il “fixer” volontario nei weekend. “Poi torniamo a testarli e, se tutto va a buon fine, vengono consegnati all&#8217;esercito”, spiega. Per lui i droni, in Ucraina, sono essenziali, perché “salvano la vita ai nostri militari, che non devono colpire i bersagli personalmente ma possono inviare un drone Fpv”, racconta.</p>



<p>Duemila droni al mese<br>“Comunichiamo continuamente con le brigate”, racconta Yuz. Chi manda i droni qui può scegliere poi a chi verranno consegnati, altrimenti viene tutto gestito dal team di Social Drone. “Attualmente siamo in costante contatto con 12 brigate e inviamo loro droni”, spiega. Tra queste ci sono la terza brigata d&#8217;assalto – una delle più riconoscibili in tutta l&#8217;Ucraina, formata anche da veterani Azov – ma anche il 505esimo battaglione dei marines separati, la 59esima Brigata d&#8217;assalto, la 111esima Brigata di difesa territoriale. Cerchiamo di raccogliere feedback e capire di cosa hanno bisogno, quanti velivoli servono, come migliorarli o aggiornarli per renderli più efficienti, racconta Yuz. “Attualmente inviamo e testiamo 2.000 droni al mese”, racconta Yuz. In più, viene chiesto ai soldati di mandare i video delle azioni compiute da questi droni “Ogni drone ha un numero e nel video puoi vedere questo numero, così puoi capire se è il tuo drone o quello del tuo amico”, dice. “Tutti qui siamo volontari”, spiega Yuz.</p>



<p>Invisibile e diffusa<br>Un&#8217;altra struttura simile a questa è stata aperta a Leopoli. Il progetto va avanti da circa un anno e cresce continuamente nei numeri: tutto si regge grazie al lavoro e alle donazioni, anche perché non ci sono costi fissi. I volontari riescono a fare arrivare i droni in Ucraina sulla linea del fronte come se partissero da una normale catena di produzione. Che, però, avrebbe costi molto più alti – si stimano 500.000 euro di spese ogni due mesi soltanto per gestire gli acquisti di componenti –. Ma il vantaggio determinante è soprattutto quello di non offrire un bersaglio statico: con questa strategia si decentralizza la produzione ovunque, un&#8217;industria invisibile e diffusa che acquista componenti non in stock ma pezzo per pezzo, e che apre tutte le sere nelle cucine, potenzialmente, di qualsiasi casa in Ucraina (ma anche all&#8217;estero). Chiunque può sedersi al tavolo e costruire un drone per l&#8217;esercito di Kyiv, e avere la garanzia che qui un bollino verde certificherà che sarà pronto per il combattimento. I test vanno avanti continuamente: a metà giornata le mensole con i droni pronti per essere consegnati al fronte formano una parete di antenne, eliche e cavi che arriva quasi fino al tetto. “Abbiamo un sogno: dopo la vittoria organizzeremo finalmente una vera gara di droni in Ucraina, e ci divertiremo”, dice Anna con un sorriso. “Ma per ora è solo il nostro lavoro”.</p>
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		<title>Sol Levante a Levante</title>
		<link>https://noreporter.org/sol-levante-a-levante/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[agi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Aug 2024 22:27:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Conflitti]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il ritorno del Giappone nella prospettiva di potenza</p>
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<p>Manovre congiunte</p>



<p>Nel Mar Cinese Meridionale si è svolta la prima esercitazione congiunta della marina militare delle Filippine e del Giappone. I due alleati statunitensi rafforzano la collaborazione bilaterale nel settore della sicurezza per far fronte alla crescente pressione della Cina. Il cacciatorpediniere giapponese Js Sazanami e la fregata missilistica guidata filippina Brp Jose Rizal hanno partecipato alla prima &#8220;attività di cooperazione marittima&#8221; bilaterale dei due Paesi, ha dichiarato l&#8217;esercito filippino in un comunicato. &#8220;Questa attività è stata parte degli sforzi in corso per rafforzare la cooperazione regionale e internazionale verso la realizzazione di un Indo-Pacifico libero e aperto&#8221;, ha sottolineato la nota ufficiale.<br>Le due navi hanno svolto un&#8217;esercitazione di comunicazione e hanno intrapreso manovre tattiche nel Mar delle Filippine Occidentali, nome con cui Manila chiama le parti del Mar Cinese Meridionale più vicine alle coste filippine. Queste esercitazioni &#8220;hanno migliorato le capacità tattiche della Marina filippina e della Japan Maritime Self-Defence Force e hanno rafforzato i forti legami e l&#8217;impegno reciproco a mantenere la pace e la stabilità nella regione&#8221;, ha aggiunto il comunicato.</p>



<p>&#8220;Durante le esercitazioni, una corvetta di classe Jiangdao della Marina cinese è stata osservata nell&#8217;area a circa 7,4 chilometri di distanza e una fregata di classe Jiangkai è stata vista a circa nove chilometri di distanza&#8221;, ha dichiarato il portavoce militare filippino Xerxes Trinidad, precisando che non hanno interferito con l&#8217;esercitazione in corso. &#8220;L&#8217;esercitazione si è svolta come previsto, raggiungendo gli obiettivi di miglioramento delle capacità tattiche e di rafforzamento della cooperazione&#8221;, ha aggiunto Trinidad.<br>Un&#8217;esercitazione simile si era svolta due giorni prima, sempre nelle acque del Mar Cinese Meridionale vicino alle Filippine, tra il pattugliatore della Marina filippina Brp Ramon Alcaraz e la nave da combattimento litoraneo Uss Mobile della Marina statunitense. Meno di un mese fa Manila e Tokyo hanno firmato un accordo per consentire il dispiegamento di truppe sul territorio dell&#8217;altra parte. Le Filippine e il Giappone sono alleati di lunga data degli Stati Uniti, che hanno rafforzato le loro alleanze da Canberra a Tokyo per contrastare la crescente potenza militare e influenza della Cina nella regione.</p>
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		<title>All&#8217;afghana</title>
		<link>https://noreporter.org/allafghana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[adnkronos]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jul 2024 22:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Conflitti]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando un popolo crede e combatte</p>
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<p>Ci si costruisce le armi in casa</p>



<p>L&#8217;Ucraina ha avviato la produzione in serie di droni con una gittata di oltre mille chilometri e quindi in grado di colpire il territorio russo. Lo ha dichiarato il responsabile dell&#8217;azienda statale di difesa ucraina Ukroboronprom, Herman Smetanin, nel corso di una intervista con ArmyInform. Le &#8220;enormi risorse e la superpotente industria&#8221; della Russia hanno costretto Kiev ad adottare un approccio più &#8220;flessibile e creativo&#8221; alla produzione di armi, ha affermato.</p>



<p>Jacuzzi® e Villa di Sotto consolidano la propria partnership<br>I droni a lungo raggio vengono usati dall&#8217;Ucraina per colpire in profondità il territorio russo, prendendo di mira infrastrutture militari come aeroporti e logistica, nonché raffinerie e depositi di petrolio. Gli attacchi contro le infrastrutture petrolifere hanno lo scopo di interrompere le forniture di carburante all&#8217;esercito russo e diminuire i proventi delle esportazioni di Mosca, che sono fondamentali per il finanziamento della guerra.</p>



<p>I droni ucraini sperimentali hanno colpito obiettivi in Russia fino alla Repubblica del Tatarstan, a circa 1.200 chilometri dal confine tra Russia e Ucraina, scrive il Kyiv Independent.</p>
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		<title>Web gulag</title>
		<link>https://noreporter.org/web-gulag/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[agi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jul 2024 22:40:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Conflitti]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il continuo inseguimento scomposto dell'Occidente da parte dei retrivi e beceri dell'est</p>
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<p>Chi ha già provato sa che Facebook e Google in confronto sono politicamente scorretti</p>



<p>La Russia ha sviluppato una sua versione di YouTube. Gli sviluppatori della società Rteam hanno presentato il servizio &#8220;Piattaforma&#8221;, che si posiziona come un analogo dell&#8217;hosting video di Google. Lo riferisce la Tass. In Russia esistono già servizi che possono essere definiti sostituti della piattaforma americana, ad esempio RuTube e VK Video, ma il nuovo servizio offre un&#8217;interfaccia e funzionalità simili a YouTube.</p>



<p>Dispone di un algoritmo che raccomanda i contenuti più in linea con le abitudini dell&#8217;utente e di strumenti di promozione e analisi per i vlogger. I video sono disponibili fino a 4K con sottotitoli generati da un automatismo che riconosce il russo e l&#8217;inglese.</p>



<p>Secondo Andrey Talyzin, ceo di Rteam, la piattaforma può attualmente gestire 240 mila richieste al secondo. Il servizio avrà un formato video breve, che si contrappone al formato Shorts su YouTube. Esiste anche un sistema di moderazione: i contenuti che violano la legislazione russa e i contenuti ritenuti anti-russi sono soggetti a restrizioni.</p>
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		<title>Morte e povertà</title>
		<link>https://noreporter.org/morte-e-poverta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[RaiNews]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 May 2024 22:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Conflitti]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un popolo ostaggio di tutti e vittima di tutti</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>La guerra in corso nella Striscia di Gaza sta provocando contraccolpi durissimi anche sull’economia della Cisgiordania. Dopo il 7 Ottobre e l’attacco di Hamas, sono oltre mezzo milione i disoccupati, questo rischia di far aumentare la tensione sociale, i crimini e le violenze in famiglia.</p>
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		<title>Ormai non li difende più nessuno</title>
		<link>https://noreporter.org/ormai-non-li-difende-piu-nessuno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[tgcom24]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 May 2024 22:28:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Conflitti]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Incriminati i capi israeliani</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ma non la smetteranno</p>



<p>La guerra in Medioriente tra Israele e Hamas giunge al giorno 227. Il procuratore capo della Corte penale internazionale ha chiesto alla Camera preliminare del tribunale di emettere mandati di arresto contro il premier israeliano Benyamin Netanyahu e il suo ministro della Difesa Yoav Gallant per &#8220;crimini di guerra e crimini contro l&#8217;umanità&#8221; nella Striscia di Gaza dall&#8217;8 ottobre 2023. Lo stesso mandato d&#8217;arresto è stato chiesto anche nei confronti dei leader di Hamas Yahya Sinwar, Mohammed Deif, Ismail Haniyeh e Diab Ibrahim Al Masri. &#8220;La scandalosa decisione del procuratore della Corte dell&#8217;Aja è un attacco frontale contro le vittime del 7 ottobre&#8221;, ha detto il ministro degli Esteri israeliano Israel Katz.</p>
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