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Cronache di una settimana

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Tra Renzi, Obama e la Crimea

Vi ricordate a scuola il ragazzo in prima fila, capelli unti ben pettinati con la riga da una parte? Si proprio lui, quello che alzava la mano ancor prima che il maestro o la professoressa finisse la domanda; il soggetto per antonomasia, mai una propria convinzione, una voce fuori dal coro; quello che alle feste faceva da tappezzeria… ecco, il “Fonzie de noantri” di fronte alla Merkel e a tutta Bruxelles ha fatto la figura di quello che il compitino assegnato è stato eseguito secondo i dettami, senza sbavature, senza piegare le “orecchie” del quaderno. Che, in un sussulto di vitalità, ha avuto l’ardire di alzare (un pochino) la voce, rivendicando una sovranità nazionale in materia economica; in seguito ricondotto – o rammentandogli chi gli ha consentito di sedersi a Palazzo Chigi – su posizioni più consone ad un Presidente del Consiglio italiano.
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La visita del Presidente USA è finita; i cittadini dell’Urbe possono tirare un sospiro di sollievo. Una città blindata per l’apoteosi di B. Obama; prima Papa Francesco in Vaticano, in successione il Presidente Napolitano al Quirinale e Matteo Renzi a Villa Madama. Giusto per ricordare l’evento nella corretta dimensione, un paio di numeri: 26 (ventisei) macchine di convoglio presidenziale e 10 km. di traffico/fila sulla Cristoforo Colombo – sembrerebbe, il condizionale è d’obbligo, che su tutta la nevralgica arteria non ci fosse neanche un vigile urbano, dirottati chissà dove. Ovviamente i contenuti dell’incontro con il Santo Padre attengono alla sfera spirituale, o almeno si spera, mentre i colloqui con G. Napolitano e M. Renzi, quasi sicuramente hanno anche toccato la questione F35 (caccia bombardiere prodotto dalla Lockheed Martin). Che il Presidente di uno Stato sovrano si faccia carico dei problemi di una delle maggiori industrie nazionali ci può e deve stare, quello che risulta singolare è che questo avviene sempre unilateralmente quando l’altra parte è l’Italia. Pochi anni fa lo stesso B. Obama ha “stoppato” l’acquisto dei famosi elicotteri Agusta/Westland per ragioni di spending review e ultimamente la stessa India – per questioni legate a delle presunte “commissioni” – ha cancellato un ordine da 560 milioni per 12 elicotteri Finmeccanica.
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Anche la questione Ucraina vs. Russia va scemando, le forze economico/finanziarie che hanno tirato le fila di questo teatrino si apprestano a spartirsi il mercato energetico. Se da un lato le multinazionali anglo –americane hanno tentato di mettere il “cappello” sulla gestione (business) del gas e del petrolio passante dall’Ucraina – l’avvicinamento al mondo occidentale e successivamente all’ingresso nella UE, da parte di quest’ultima, a questo serviva – , dall’altro lato V. Putin non ha accettato supinamente le ingerenze nel suo giardino di casa.
Chapeau alla mossa di annettere la Penisola di Crimea alla Federazione Russa, trovando contestualmente il modo di bypassare i territori ucraini per le pipeline SouthStream e uno sbocco a mare (Mar Nero= Mar Mediterraneo= commerci marittimi con Europa e Africa) dei territori russi.
Anche in questo caso appare un mistero, la motivazione che spinge un presidente ad occuparsi del benessere del proprio popolo, del suo commercio e delle sue industrie. O sono strani gli altri o sono “bacati” i nostri.
Il posto d’onore spetta alla sig.ra Timoschenko alla sua voglia pazza di sparare in fronte a V. Putin e, tanto per non farsi mancare nulla, una bella testata nucleare “intelligente” sui russi d’ucraina. Intelligente perché, secondo quale regola fisica il follow-up (materiale radioattivo) dovrebbe ricadere solo su alcuni generi di popolazione.
Trattasi di discriminazione razziale, perché solo russi d’ucraina? Che la signora necessiti di qualche ripetizione dai nostri politici e amministratori?

Buona giornata.

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