
Ovvero perché mai saremo Charlie
Ieri abbiamo parlato dell’horror vacui che pervade l’Occidente che per continuare nella sua nichilistica corsa verso il vuoto ben rappresentato dal materialismo positivistico, ha bisogno di un Nemico, di un alter ego che continui, come in un “gioco di specchi”, a giustificarne l’esistenza e la su coesione interna.
Tralasciamo qui che gli scopi di cotanto interesse verso l’identità copre ben altri giochi economici e di potere e soffermiamoci un attimo sul concetto in esame.
Va, tra l’altro, precisato che Europa ed Occidente sono due nozioni assolutamente diverse e , sia in termini storici, che culturali e politici, non collimando affatto anche in termini geografici.
Comunque sia, si fa un gran parlare di “identità” in questi giorni e fa un po’ strano: eravamo abituati a considerare i discorsi “identitari” come appannaggio dei nazionalisti europei o dei fascisti, mentre oggi a sbandierarli sono teocon filoamericani e filo sionisti alla Ferrara o Allam oppure l’autre coté radical -progressista di matrice trotzko-liberale , anch’essa filoamericana e filosionista i cui rappresentanti più in vista sono BHL in Francia ed in Italia il variegato mondo intellettuale progressista, di cui, però, non si notano personalità di rilievo da menzionare.
Ma di quale identità parlano costoro?
Un’ identità posticcia, mai esistita in Europa, ma della quale si fa ormai una narrazione “mitologica” che troverebbe il suo Mito fondante nell’Illuminismo e nella Dea Ragione.Questi epigoni dell’Illuminismo, corrente di pensiero già demolito ampiamente dall’idealismo ottocentesco e dal pensiero novecentesco, soprattutto da Heidegger e Nietzsche, a ben vedere manipolano le già precarie fondamenta ideologiche presenti nel razionalismo e nel positivismo, presentandone una superfetazione “idealistica” in senso deteriore che non ha alcuna dignità filosofica né “identitaria” in Europa.
In realtà, l’Illuminismo, oltre ad aver introdotto in Europa, una visione “totalizzante” della vita dell’Uomo, nelle sue varianti razionaliste e positiviste, lo ha svuotato della sua intima scintilla divina e del senso sacrale della sua esistenza, che per secoli aveva informato il senso stesso del suo essere ed agire nella vita.
Il materialismo marxista è figlio naturale dell’Illuminismo e del suo goffo tentativo di spiegare il mondo e l’Uomo in funzione della mera ragione ed ha indubbiamente rappresentato il punto di cerniera, venuta meno la spinta propulsiva del materialismo storico, tra utilitarismo liberal anglosassone (ancora molto influente), mentalità progressista e biblismo messianico.
La Dea ragione , si declina oggi in una visione di “cittadino del mondo”, che godrebbe di un grado di “libertà” solo esteriore e di consumo, mentre il pensiero europeo, dall’epoca greco-romana alla cristianità trasferisce l’essenza della libertà giustamente nell’ambito della sfera interiore unita al divino e della ricerca del Bello e del Vero .
Quanto al principio di eguaglianza, il razionalismo illuminista si esplica in una “eguaglianza “assolutamente formale ed astratta, non sostanziale, non vera né sul piano quantitativo né qualitativo, e da un’inesistente “fraternità” dell’uomo con i suoi simili, mitigata, in seguito, dall’utilitarismo mercatista anglosassone di Stuart Mill e Bentham con la loro etica della felicità quantificabile .
Un uomo quindi prigioniero di astrazioni irrealizzabili, svuotato del sacro, guidato da un’onnisciente e onnipresente ragione, materialisticamente incatenato alle sue condizioni di vita, economiche o dettate da “leggi morali” che è sicuramente l’idealtipo da condurre per mano nell’homo homini lupus della necessaria contrattualistica sociale hobbesiana.
Un Uomo che tutto sembra potere sulla natura e sui suoi simili, guidato dall’infallibile ragione e confortato dalla pura astrazione dei suoi ragionamenti, destinato a compiere atti razionali ed empiricamente misurabili di ogni tipo, senza neppure l’incomodo di dover renderne conto al divino, ma semmai a sé stesso.
Una visione “pioneristica “ e da “colono” che ben si adatta alla visione razionale biblica, non mediata da un cattolicesimo greco-romano, e che ha dalla sua oltretutto una visione “razzista” della Storia, perché dettata da una pretesa superiorità morale , riscontrabile ancor oggi in come il ceto intellettuale occidentale si rapporta ad altre tradizioni culturali, religiose o popolari nel mondo. Una visione che andrebbe efficacemente sintetizzata nel “ La sola Ragione genera mostri”.
Infatti, a forza di giocare con la sua Ragione, l’uomo occidentale oggi non si raccapezza più e non capisce più nulla: avendo eliminato come orpelli irrazionali le Tradizioni dei Padri, i Principi eterni, il Centro , l’Auctoritas e l’Imperium, si ritrova sprofondato nel nulla cosmico e nel Kaos che ha ri-generato, e come un bambino piagnucoloso e presuntuoso, continua a voler avere Ragione, inventandosi un Uomo Nero, irrazionale, razzista, barbarico e venuto dagli anfratti di chissà quale pianeta che dovrebbe aiutarlo nella sua affannosa ricerca di un’ identità smarrita nei meandri nascosti della Storia. E forse gliela darà visto che è generato dalla stessa follia razionale e soprattutto dagli stessi padrini morali ed economici.
Ma la Vera identità Europea ancora esiste e vive, cova da millenni sotto coltri di ceneri menzognere, ogni tanto riemerge e lotta contro la Tenebra, si incarna in ogni Europeo che ancora considera il sangue, la stirpe , gli antenati e la Storia come il ri-proporsi attuale di un eterno ritorno alle origini, che non possono essere cancellate o peggio rimpiazzate da identità posticce ed estranee .
In conclusione, l’Europa non potrà mai essere Charlie, perché è lo Spirito di Roma, è Leonida alle Termopili , è Federico Barbarossa di Kyffhauser, il Principe Eugenio di Savoia, l’Iliade e l’Odissea , l’arditismo, lo Spirito del 19 e tanto altro ancora, fuorché la parodia vignettistica di essa.
Con buona pace degli occidentalisti e dei loro complici jihadisti.

