
Partiamo da uno stralcio di un documento di due anni fa
“Aggiornamenti” che non sembra tanto invecchiato, tranne che per la questione South Stream – Nabucco che, grazie all’impulso russo, ha visto una ripresa positiva. Va notato che la sua stesura precede il blitz contro Strauss-Kahn e le manovre più accese del 2013 che ne han confermato l’impianto logico.
Europa – Euro
Un paio di rondini non han fatto primavera.
Si è trattato però di rondini consistenti. L’Euro ipotizzato come valuta di scambio da una serie di governi (Argentina, Libia, Iraq) e le piazze finanziarie europee individuate come alternative possibili alle americane (Arabia Saudita) hanno costretto gli Usa a scatenare una serie di guerre.
Nell’estate del 2008 la crisi georgiana ha poi visto un’Europa compatta sostenere di fatto la Russia.
A partire dalla crisi finanziaria del 2009 quell’apparente potenza però è sembrata sgretolarsi.
Le pressioni della finanza americana da un lato, e dall’altro la ridefinizione della cartina geostrategica sotto le pressioni dell’ascesa cinese e della strategia di rinnovato controllo energetico da parte statunitense, hanno prodotto una serie di avvenimenti a catena, in gran parte decisi a tavolino dalle agenzie di rating, che han determinato non solo la crisi dell’Eurozona ma una guerra di tutti contro tutti.
A rendere possibile il disfacimento almeno momentaneo dell’edificio di Kohl e Mitterrand sono intervenute più cause. Tra queste la politica monetaria con i suoi dogmi, lo sganciamento della Bce dal potere politico, il cambio di orizzonti della Francia sarkoziana che, attratta nella sfera angloamericana, ha trasformato il polo carolingio Berlino-Parigi in una coppia separata in casa.
Chiusa tra il rischio d’implosione e la necessità di ripresa, la Ue si trova ad un bivio dal quale uscirà forse addirittura rinforzata se sarà in grado d’imporre e mantenere una politica dirigista dagli altissimi costi sociali.
Comunque vada l’Europa mediterranea pagherà carissimo e la stessa Europa centro-orientale avrà enormi difficoltà.
La tentazione immediata è quella di richiedere a gran voce la fuoriuscita dall’Euro e il tramonto della Ue. Ma si tratta di una suggestione di retroguardia, condannata quasi certamente alla cessazione di qualunque ruolo storico e di potenza.
Più sensato e più potente appare un orientamento diverso e ben articolato che miri ai seguenti obiettivi:
a Sovranità politica popolare sull’Euro.
b Revisione dei trattati dell’Unione.
c Articolazione dell’Unione in diverse zone ad omogeneità culturale, commerciale e sociale.
c1 Politiche finanziarie e fiscali differenziate e concordate, dettate da questi presupposti.
a Sovranità politica popolare sull’Euro
Come sostiene Alberto Micalizzi si può proporre l’elezione della maggioranza dei membri del direttorio della banca centrale da parte del Parlamento europeo (o, pro-quota, dai parlamenti nazionali), il che farebbe cessare la farsa dell’indipendenza della banca centrale, che altro non è se non la dipendenza dai soliti club finanziari. Ricordiamo che la banca centrale della seconda più grande economia del mondo, la banca centrale cinese, è totalmente a nomina “politica”. (In un successivo documento abbiamo proposto il controllo pro-quota per aree confederate con direttivi espressi da logiche croporative).
Ed è opportuno spingere altresì affinché l’obiettivo di fondo della banca centrale si sposti dalla “stabilità finanziaria ed il controllo dell’inflazione” alla “crescita del Pil” ed includa anche “l’equità sociale”. In realtà l’equazione dovrebbe essere tridimensionale: crescita economica, stabilità finanziaria ed equità sociale. Il peso dei coefficienti dovrebbero essere in ragione di 50:30:20 (badare che oggi questa equazione è abnorme e mostruosa ed è: 0:100:0) .
Va proposto infine che la banca centrale garantisca tutte le emissioni in valuta.
b Revisione dei trattati dell’Unione
Per dirla en passant la logica, più che unionista o federale, dovrebbe essere confederata ma si dovrebbe integrarla su di un asse nazionale centrale (per il quale serve formare una sorta di partito nazionalista europeo alla Thiriart).
c Articolazione dell’Unione in diverse zone ad omogeneità culturale, commerciale e sociale
Le zone ad omogeneità culturale e sociale o comunque secondo dinamica commerciale e diplomatica, dovrebbero svilupparsi su tre direttrici:
1. Parigi-Berlino-Mosca (offrendo alla Russia un partnerariato alla svizzera)
2. Roma-Berlino-Budapest-Kiev
3. Madrid-Roma-Atene
Alle quali va aggiunta una quarta direttrice perimetrale, ma strategica che è anche una diagonale eurasiatica: Roma-Ankara-Mosca
c1 Politiche finanziarie e fiscali differenziate e concordate
Ogni area dovrebbe definire le sue politiche fiscali in coordinamento con l’Unione Europea e potrebbe munirsi di valute locali (ad uso interno) per facilitare la propria economia, mantenendo comunque l’Euro come valuta unitaria e come riferimento internazionale.
Tutto ciò permetterebbe di garantire le autonomie e le particolarità senza far retrocedere l’Europa e il suo peso politico ed economico nei confronti non solo degli Usa ma del BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sud africa) e di ogni economia emergente, nonché del Giappone e della Corea.
Per questo si può ripristinare la banda di oscillazione delle monete locali, come quando c’era lo Sme, o ipotizzare l’adozione di EuroA ed EuroB.
Per EuroB, si tratta di stabilire un rapporto di cambio con EuroA che pratichi di fatto una svalutazione di circa il 15-20% rispetto alle quotazioni di oggi. Ciò darebbe ossigeno a tutto l’anello sud-occidentale dell’attuale Euro (dalla Grecia all’Irlanda passando per Italia, Spagna e Portogallo) e potrebbe essere il punto di approdo all’Euro per economie importanti come la Turchia. Alla fine ciascuno dei due Euro sarebbe supportato da un blocco economico il cui Pil è assimilabile a quello della Cina…
Ecco che allora avremmo un Euro A sull’asse Parigi-Berlino, che gestirebbe il partenariato finanziario con Mosca. L’euro B sull’asse Roma-Madrid. Di fatto Mosca dovrebbe ancorare il Rublo a Euro A (forse questo potrebbe essere Euro 3…..) e tenere insieme le altre valute dell’area centro-asiatica creando una vasta area di stabilità finanziaria. E’ evidente che ciascun Euro debba avere la sua banca centrale e che le banche centrali debbano impegnarsi a sostenere le parità pre-stabilite.
Questo progetto, benché arduo, è tecnicamente fattibile. Evidentemente non solo non corrisponde alla fine dell’Ue ma anzi è coerente con un rafforzamento delle strutture politiche centrali.
Solo adattando le valute alle esigenze di sotto-aree più omogenee dal punto di vista strutturale le economie dell’area europea possono sperare di riprendere un percorso di crescita economica, una crescita del 3-5% all’anno che ormai da oltre un decennio sembra un miraggio. Questo è il punto.
Che l’Euro unico potesse essere non adeguato a certe economie lo si sapeva dall’inizio, ma per qualche anno la spirale debito-consumo originata dall’asse Usa-Cina ha in parte alleviato il problema creando un traino, seppur fittizio, all’economia mondiale di cui anche Paesi come l’Italia hanno beneficiato. Ma il meccanismo si è irreversibilmente inceppato, come sappiamo.
d. Relazioni Internazionali
L’Italia si trova alle strette. In Europa è incalzata dalle incessanti pretese tedesche, nel Mediterraneo si è vista scavalcare e in gran parte scalzare dai francesi e dagli inglesi nelle sue storiche zoned’influenza e d’interesse economico. In rotta sul campo del commercio estero e di quello energetico, sta abdicando anche al suo ruolo diplomatico visto che la nuova coalizione governativa impostaci dalla Trilateral e dalla Goldman Sachs pare sempre più spinta ad un asservimento del tutto acritico e incondizionato nei confronti di Londra e di Tel Aviv.
A ciò si aggiungono lo spacchettamento di Finmeccanica e le frenate sulla via della pipeline South Stream cui ci eravamo giustamente dedicati anima e corpo, con la conseguente accettazione dell’alternativo progetto Nabucco e della relativa promozione delle guerre di religione e dei terrorismi pluriconfessionali che inevitabilmente si svilupperanno, insieme al traffico di droghe, sulla Via della Seta individuata dagli Usa come l’arteria energetica su cui si dovrà appunto sviluppare il Nabucco e che ci dovrebbe dividere dalla Russia.
Battersi in queste condizioni significa qualificare l’opposizione politica e riempirla di proposte, facendo altresì in maniera di poter sopperire, come think tank e come operatori commerciali, alla diplomazia muta. Ciò che non può non interessare – e difatti interessa – tutti i partners logici dell’Italia e dell’Europa mediterranea.
Ovvero si tratta di sviluppare, per quel che concerne il di fuori dalla Ue, le seguenti direttrici:
Euromediterraneo (Turchia, Siria ecc)
Eurafrica (Egitto ecc)
Cerniera eurasiatica (SCO)

