mercoledì 15 Aprile 2026

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Così Tsipras si è consegnato mani e piedi alla Trojka

Draghi esce dal referendum greco come il Signore d’Europa. Dovrà decidere (ovviamente eseguendo gli ordini) se dare o no liquidità alla Grecia. Che significa in realtà?
Che i padroni mondialisti dovranno scegliere la strada migliore per rintuzzare le velleità tedesche. Sulla Grecia di fatto da tempo in default la politica tedesca impone di tenere duro, altrimenti si sbraca la ristrutturazione e, con essa, la prospettive che noi europei diveniamo soggetti politici ed economici. Prospettiva che potrebbe restare in piedi con un’altra politica monetaria ma non finché la Germania sarà incalzata dall’Fmi e dalla City costringendola a indurirsi nei compromessi.

Quindi la domanda  – a bocce ferme e senza pensare alla rivoluzione socialnzionale in Grecia che è invece una seria possibilità – è se i padroni di Draghi preferiscono il bastone o la carota.
Il bastone è la spaccatura dell’Eurozona con la ricomposizione di un’area PIIGS intorno a fenomeni ineffabili come Podemos che entrerebbero a pié pari nella definitiva spartizione della Yalta energetica come nuove stelle americane.
La carota è invece una politica graduale di riduzione d’influenza tedesca per una gestione più “federale”. Il che significa una maggior espansione del dominio angloamericano.
Quest’ultima ipotesi sposerebbe i disegni di Soros a est ma allungherebbe le sue mire secessioniste in Grecia.
Staremo a vedere.

Intanto complimenti a tutti i geni che stanno festeggiando la sconfitta tedesca e la vitoria della democrazia: diciamo che Tsipras, Draghi e Soros questa gente se li merita tutti.
Poi complimenti a chi ha visto nel referendum del Circo Syriza un’azione rivoluzionaria o anche solo coraggiosa.

Siamo nelle mai soltanto di tre soggetti. 

1) Draghi e i suoi padroni
2) La flessibilità strategica dei tedeschi
3) Alba Dorata

Al novecentonavantove per mille è un passo avanti verso il baratro. L’un per mille dipende dagli ultimi due soggetti e dall’Amor Fati 

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