martedì 15 Ottobre 2024

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altLe tariffe pubbliche aumentate del quattro per cento in un anno


”Mentre la crescita dell’inflazione e l’aumento delle materie prime possono essere salutati come un segnale del fatto che l’economia nazionale e internazionale sta ripartendo – sottolinea il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello – l’incremento delle tariffe in questo momento ancora delicato viene ad incidere negativamente sui bilanci delle famiglie e, quindi, potrebbe anche rallentare la ripresa dei consumi interni. E’ un elemento che va tenuto sotto osservazione”.
Tra i versanti caldi dell’inflazione, evidenzia il rapporto, vi sono in questa fase le tariffe pubbliche, aumentate, appunto, negli ultimi dodici mesi del 3,9% in media. I rincari sono abbastanza diffusi, in particolare sul versante dei prezzi dei servizi amministrati localmente. L’analisi realizzata dall’Osservatorio dei prezzi e dei mercati sulla base dell’indice Ipca, evidenzia che nell’ultimo quinquennio le tariffe pubbliche sono cresciute del 15%, cinque punti percentuali in eccesso rispetto al tasso ufficiale di inflazione. Tra queste le tariffe postali sono rincarate di circa il 13%, le tariffe autostradali di circa il 15%, quelle ferroviarie del 26%, i trasporti marittimi di oltre il 38%.
I maggiori aumenti colpiscono, però, i prezzi amministrati localmente, che in media segnano un aumento cumulato di oltre il 20% negli ultimi 5 anni. Tra questi si segnalano i rincari del 30% per i rifiuti solidi urbani e dell’acqua potabile. Tali aumenti sono da ascrivere alla convergenza delle tariffe verso livelli compatibili con la totale copertura dei costi del servizio, secondo un processo di ristrutturazione che implica per il settore dei rifiuti il passaggio dalla tassa (Tarsu) alla tariffa (Tia), e per quello dell’idrico il passaggio al Metodo normalizzato previsto dalla legge Galli. E’ evidente, sottolinea Unioncamere, che questi aumenti contribuiscono a erodere il potere d’acquisto delle famiglie e ad accrescere i costi che gravano sui bilanci delle imprese, in particolare piccole e medie: una maggiore moderazione in questo senso sarebbe auspicabile, soprattutto in un fase come quella attuale in cui gli equilibri economico-finanziari degli uni e degli altri sono già messi a dura prova dalla debolezza del mercato del lavoro e dall’aumento delle materie prime.

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