mercoledì 22 Aprile 2026

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Storia di una maestra che incontrò Emule

 

 Sin dagli albori del “peer to peer tutti” sanno che non ci si deve fidare ciecamente di ciò che si scarica dalla Rete. O meglio, tutti dovrebbero saperlo.
Un’insegnante francese di scuola materna evidentemente non lo sapeva e con estremo candore ha deciso che il modo più pratico per ottenere un cartone animato da proporre ai propri bambini (tra i 3 e i 5 anni) fosse rivolgersi al mondo della pirateria online.
Ha così avviato il proprio client peer to peer preferito (eMule, stando a quanto riportano i giornali locali) ha scaricato il file con il nome corrispondente al cartone che cercava, ha avviato la riproduzione ma s’è dovuta subito assentare per rispondere a una telefonata, certa che i bambini fossero tranquilli a godersi lo spettacolo.
Cinque minuti dopo è tornata. Ha così scoperto di aver lasciato la classe davanti alle prime scene di un film porno che, come capita di tanto in tanto, qualcuno avevano rinominato con un nome innocuo prima di immetterlo nel circuito peer to peer.
Una ricerca apparentemente innocua (per quanto pirata).
La vicenda è ovviamente arrivata alle orecchie dei genitori, i quali affermano che i bambini sono rimasti traumatizzati da ciò che hanno visto; la scuola ha definito l’intera vicenda come un «incidente estremamente increscioso».
Chi conosce eMule non si stupisce: i file sono identificati da un hash univoco che permette di rintracciarli anche quando il nome è diverso; ciò spiega perché un titolo che rimanda a un cartone animato possa invece nascondere contenuti di tutt’altro genere.
È sempre per questo motivo che chi adopera eMule apprezza l’utilità del menu contestuale che permette di vedere i vari nomi attribuiti al singolo file. Il problema è che l’insegnante, con tutta probabilità, non lo sapeva.

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