Quella multa a Cassano su cui nemmeno si discute
La Uefa alla fine della scorsa settimana ha imposto una multa di quindicimila euro a Cassano per aver sostenuto “non penso che ci siano froci in nazionale, ma se ci sono è un problema loro”.
Ma che significa? Dove sarebbe la discriminazione? Nell’aver utilizzato un termine dialettale piuttosto che il ricorrente inglese “gay”? Come se, facendo esotico, i soggetti in questione ne guadagnassero qualcosa anziché ricevere un’estraneità linguistica dal resto del Paese.
E poi chi si può avocare l’arbitrio di multare la gente per quello che dice. Multare, sia chiaro, non si parla qui di risarcimento per diffamazione, calunnia o altro, si parla di una multa per aver espresso un pensiero “diverso”. Da cui è scaturita la sanzione in nome di una presunta “difesa dei diversi”.
Hanno ragione quei dissidenti sovietici che da oltre dieci anni ci stanno allertando: “in Europa state costruendovi l’Urss sotto una patina democratica”.
Hanno ragione. E’ tutto un commissariamento, un insieme di decisioni arbitrarie e tutto va in una sola direzione: impedire a chiunque di mangiare, bere, fumare, vivere, esprimere il pensiero, diversamente da quel classico e utopico “uomo nuovo” tanto caro al comunismo e al consumismo.
Ci manca, ovviamente, la Siberia per stare come in Urss. Ma ci manca anche la tempra che si acquista in Siberia.
Per il resto siamo sempre più il Paese del compagno Napolitano.
