
Ancora qualche ora di speranza
Probabilmente i Maya non avevano affatto previsto la fine del mondo.
Probabilmente neanche la data calcolata dai moderni occidentali per la presunta profezia precolombiana (il 21 dicembre 2012 dc) era esatta.
Insomma è molto poco probabile che tra poche ore ci sarà la fine del mondo.
Peccato!
Per parafrasare l’Uticense si può anche vivere in un mondo privo di libertà, di autenticità, di pathos, di spirito, di energia e di serietà ma è inaccettabile vivere con uomini cui stia bene esser privi di libertà, di autenticità, di pathos, di spirito e di serietà.
La continua messa in scena di farse grottesche, il continuo sbatter d’ali di personalità invischiate in ragnatele come mosche che si dibattono ma non pensando al ragno o preparandosi bene alla morte bensì occupandosi di idiozie e quisquilie drammatizzate e spettacolarizzate (dai digiuni pannelliani alle primarie).
Le risse informatiche, le vanagloriose ostentazioni muscolari da parte di artritici anchilosati che si prendono per sosia di Conan il barbaro, le espressioni politiche e psichiche che fan da sfondo e da contorno e che oscillano tra il nevrotico e lo psicotico.
L’atteggiamento continuo di persone che mettono in vetrina forze interiori che non posseggono.
La soddisfazione di tutti, in primis di gran parte dei più dotati, nella medicorità teatrante, l’assenza di senso del ridicolo, il compiacimento nel patetico quotidiano, la diserzione dal reale, l’abbandono del tragico.
Insomma, il mondo non finirà forse perché è già finito.
Peccato, se avessero ragione i Maya almeno ci regalerebbe un attimo, anche solo un attimo, di grandezza.
E allora lasciateci per qualche ora il piacere di ancora sperarci un po’.
Forza Maya!

