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Qualche timida condanna per la vivisezione dei serbi in Kosovo

Nel silenzio mediatico più assoluto un tribunale Eulex (espressione delle forze civili intereuropee attive sullo scenario di pulizia etnica) ha emesso le prime condanne per gli espianti d’organi delle vittime serbe (che spesso erano sezionate da vive n.d.r) nella clinica Medicus, sita nella periferia di Pristina, la capitale dello “Stato” del Kosovo. Sono state condannate cinque persone a pene variabili tra i sei mesi e gli otto anni. Sono stati anche emessi diversi ordini di cattura internazionali contro degli imputati latitanti tra i quali il medico israeliano Moshe Harel, considerato il cervello dell’organizzazione.
Gli acquirenti degli organi espiantati (valutati tra gli ottantamila e i centomila euro a pezzo) erano in maggioranza dei ricchi cittadini israeliani.
Un ruolo organico nell’impresa è risultato essere stato svolto dall’ALK, l’esercito di liberazione kosovaro, un’armata fondamentalista islamica che evidentemente non aveva remore nel trafficare con lo Stato ebraico.

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